Video di giovani baha’i del Canada vince concorso internazionale della Fondazione di Tony Blair

8 gennaio, 2012

Quattro giovani baha’i a Guelph, in Ontario (Canada), sono stati premiati per lo sforzo di effettuare un cambiamento positivo nel mondo attraverso un film musicale.

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Tony Blair, Nadim Merrikh and Sahba Shahmohammadloo alla cerimonia di premiazione

Nel dicembre 2011, la Tony Blair Faith Foundation ha dato il video del loro gruppo intitolato “Be the Change You Want to See” (Sii il cambiamento che vuoi vedere) il premio per il miglior video musicale al concorso internazionale. Il gruppo “Rappers Dapper”, composto da Nadim Merrikh, Shayan Majidy, Sahba Shahmohamadloo, Cameron e Blair, che ha approfondito l’amicizia attraverso un corso per i giovani, ha creato alcuni video rap per il web ispirati ai principi e alla storia della Fede Bahá’í. Gli incoraggiamenti ricevuti per i loro primi video ha dato fiducia al gruppo di giovani baha’i a mostrare i sport preferiti,  i cappelli firmati, gli occhiali da sole e cravatte mentre sballavano in rime in varie località della cittadina di Guelph. Il risultato finale fu la loro pluripremiata presentazione video che chiede un’azione personale, non solo parole, per i cambiamenti positivi necessari nella società.

“E ‘difficile determinare esattamente il motivo per il quale ha vinto il nostro video”, ha detto Shahmohamadloo. “Il messaggio del video richiama semplicemente ogni individuo a riflettere su come si possono ottenere atti puri e azioni sincere nella propria vita, e come la vita individuale potrebbe indurre la trasformazione nella loro società. Una simile affermazione colpisce veramente con qualsiasi persona di fede o senza fede “.

Considerati i movimenti sociali e le richieste di cambiamento in tutto il mondo nel corso del 2011, il messaggio di fondo (Sii il cambiamento che vuoi vedere) sembra essere un po’ l’inno per i giovani di oggi. Mentre alcuni intervistatori dei notiziari hanno chiesto se la canzone si identifica con specifici eventi recenti, i Rappers Dapper sono attenti a sottolineare che l’ispirazione per la canzone è venuto attraverso un generale riconoscimento delle potenzialità dei giovani.

E’ disponibile l’articolo completo in lingua inglese e anche il resoconto della cerimonia di uno dei rapper alla cerimonia di premiazione.

Un’altra condanna delle Nazioni Unite per situazione dei diritti umani in Iran

23 dicembre, 2010

Le Nazioni Unite hanno nuovamente votato una forte condanna dell’Iran per la sua violazione dei criteri internazionali dei diritti umani.

Con 78 voti su 45 e 59 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha confermato una risoluzione che esprime «profonde preoccupazione per le gravi e continue violazioni dei diritti umani». In oltre 20 anni di risoluzioni di questo genere contro l’Iran, questa delibera è stata approvata con la più alta percentuale di voti. Il comunicato stampa integrale dell’Ufficio stampa baha’i è disponibile in italiano.

La risoluzione esprime specificamente preoccupazione per «l’intensificato attacco contro i difensori dei diritti umani e menziona un eccessivo uso della forza e della tortura», nonché «la diffusa disparità di genere e la violenza contro le donne» e la discriminazione contro le minoranze, compresi i membri della Fede baha’i.

«La comunità mondiale ha parlato chiaramente. È oltraggiata dalle continue e crescenti violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Bani Dugal, il rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

Soddisfatta del risultato, la signora Dugal ha notato che la risoluzione documenta molti tipi di violazioni, dalla tortura all’oppressione delle donne, alla persecuzione delle minoranze. «Tutto questo continua da troppo tempo ed è arrivato il momento che l’Iran dia ascolto all’appello della comunità internazionale e si adegui ai criteri della legge internazionale» ha detto.

Il voto delle Nazioni Unite è coinciso con nuove proteste e condanne in tutto il mondo contro la persecuzione dei baha’i da parte di un gran numero di governi, organizzazioni e personaggi eminenti.

In una dichiarazione del 17 dicembre, il Ministro degli affari esteri canadese, l’onorevole Lawrence Cannon, ha ribadito la profonda preoccupazione del suo paese perché «le autorità iraniane continuano a sottrarsi ai loro obblighi legali nazionali e internazionali».

«Il Governo del Canada è fermamente solidale con il popolo iraniano contro le violazioni dei diritti umani e le discriminazioni, nonché contro il maltrattamento delle donne e delle minoranze», ha detto il signor Cannon.

Numerosi eminenti cittadini indiani hanno recentemente invitato l’Iran a rispettare le proprie minoranze. Fra questi, l’ex vice primo ministro, L. K. Advani, ha chiesto giustizia per i sette dirigenti baha’i. «L’atteggiamento di un paese e di una nazione verso le religioni minoritarie è la cartina di tornasole della sua civiltà», ha detto il 17 dicembre.

Un gruppo di attivisti dei diritti umani sfidano le condizioni atmosferiche nella città tedesca di Mainz il 18 dicembre 2010. La scritta in tedesco dice "Liberate i 7 baha'i"

 

In un dibattito sulla libertà di religione nel Parlamento tedesco, che si è svolto il 17 dicembre, alcuni membri del Parlamento hanno illustrato la situazione dei baha’i in Iran. Il membro del Parlamento Christoph Strässer, portavoce per i diritti umani dei socialdemocratici, ha notato che la comunità baha’i «si è dedicata alla pace e alla tolleranza, sin dal momento in cui è nata…».

Dimostrazioni di piazza sulla situazione dei diritti umani in Iran si sono svolte nelle città tedesche di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Taunusstein.

«Ci siamo qui riuniti per denunciare l’allarmante situazione dei baha’i, dei diritti umani in generale e il clima di timore in cui vivono i baha’i, le donne, i giovani, i blogger e i giornalisti», ha detto Omid Nouripour, membro del parlamento per Francoforte, parlando durante le dimostrazioni nella città, «e protestiamo per dire al mondo che il popolo iraniano ha bisogno del nostro aiuto».

In precedenza la notizia della condanna a dieci anni di carcere ha suscitato un coro di condanne da parte di governi di tutto il mondo, come l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania, la Nuova Zelanda, l’Olanda, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Ungheria. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento Europeo si sono uniti alla proteste, accanto a numerose organizzazioni per i diritti umani, ad altri gruppi e a moltissime persone.

Nel suo rapporto annuale sulla liberà religiosa internazionale, pubblicato in novembre, il Dipartimento di stato americano ha detto che il rispetto del governo iraniano per la libertà religiosa ha continuato a deteriorarsi creando «un’atmosfera intimidatoria per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, specialmente i baha’i.”

«Il governo degli Stati Uniti ha pubblicamente condannato il trattamento dei baha’i nelle risoluzione dell’ONU», dice il rapporto.

La recente risoluzione delle Nazioni Unite è stata presentata da 42 co-sponsor e approvata in forma preliminare in novembre da un comitato dell’Assemblea generale, con una schiacciante maggioranza di voti contro l’Iran.

Il restauro di un luogo sacro fa luce sulla storia della regione

1 novembre, 2010


L’Assemblea Spirituale nazionale dei Baha’i d’Italia è stata informata che dopo oltre tre anni di lavori di restauro e conservazione, un luogo sacro baha’i offre ora un’immagine del retaggio industriale e spirituale di questa parte della Terra Santa.

Dall’epoca romana fino agli anni ‘20 del XX secolo, i mulini di questa zona, circa due chilometri a sud est della vecchia città di Acca, hanno prodotto farina per nutrire la popolazione locale.

«Era una zona agricola molto importante per la città» spiega Albert Lincoln, segretario generale della Baha’i International Community. «I mulini facevano parte di quello che probabilmente era uno dei massimi complessi industriali della regione. Le prime documentazioni risalgono al 1799, quando una delegazione francese ipsezionò la zona in vista della prevista conquista di Napoleone».

Ma per i baha’i, il luogo ha un’importanza spirituale, soggiunge il signor Lincoln. «È uno dei più bei luoghi sacri legati alla presenza di Baha’u’llah in Terra Santa alla fine del XIX secolo».

Nel 1875, otto anni dopo che Baha’u’llah era stato internato nella colonia penale di Acca, Suo figlio ‘Abdul-Baha prese in affitto un’isoletta formata da due canali ricavati dal fiume Na’mayn per alimentare alcuni mulini ad acqua. ‘Abdu’l-Baha vi creò un ameno giardino per il padre esule e prigioniero da oltre vent’anni. Baha’u’llah chiamò il giardino «Ridvan», che significa paradiso.

Una bonifica per combattere la malaria e ricavare terreno coltivabile eseguita negli anni ’30 e ’40 ha privato il giardino della sua caratteristica insularità. Ma ora, con il restauro dei canali, il Giardino di Ridvan è ritornato a essere un’isola. Questa settimana, circa 280 baha’i, provenienti da paesi come la Mongolia, il Ruanda ed El Salvador, sono stati i primi pellegrini che hanno visitato il sito dopo il 2007.

Una «verde isola»

Dopo che ‘Abdu’l-Baha ebbe comperato l’isola, i pellegrini che venivano dall’Iran e da paesi confinanti acquistarono arbusti, alberi e piante da fiori per adornare le aiuole. Duranti i lunghi viaggi alcuni dei viaggiatori patirono la sete per dare acqua alle piante.

Quando ebbe maggiore libertà di movimento, Baha’u’llah fece visita al giardino. Ci andava spesso e talvolta vi Si fermava la notte in una modesta casa sull’isola.

Il luogo acquisì notorietà anche al di fuori della comunità baha’i. Laurence Oliphant, scrittore britannico che lo visitò nel 1883, osservò: «Quando ad un tratto ci si arriva è come scoprire un paesaggio di fiaba… Sul corso d’acqua sorgono salici piangenti e il luogo, ricco di acque, di ombra e di profumi di gelsomini e di zagare, è un rifugio ideale contro la calura estiva».

Servendosi di fotografie e descrizioni storiche, un’equipe internazionale di architetti e ingegneri ha restituito al giardino di Ridvan le sue caratteristiche originarie, assistita dalle Autorità israeliane preposte alle antichità che hanno fornito una sovrintendenza conservativa dell’intero sito ed eseguito parte dei lavori.

«Il nostro compito era ricostruire l’isola com’era ai tempi di Baha’u’llah», dice Khosrow Rezai, rappresentante dell’equipe che ha sovrinteso al progetto. «Perciò abbiamo dovuto cercare e scoprire tutti i documenti storici che potessero dirci come era l’isola in modo da poterla riportare in vita».

I due canali sono stati nuovamente scavati ai due lati del giardino dove si trovavano originariamente fino ai mulini ad acqua, alcuni dei quali sono stati restaurati. «Abbiamo trovato una falda freatica a 40 metri di profondità e la usiamo per alimentare i canali», dice il signor Rezai. «Ma la configurazione dei canali dà l’impressione che l’acqua provenga ancora dai monti e scorra verso il mare».

Ora che la configurazione originaria del giardino è stata ripristinata, i pellegrini hanno l’esperienza di un rifugio spirituale. «Abbiamo cercato di ricreare, nei limiti del possibile, la tranquillità del giardino creato da ‘Abdu’l-Baha per offrire a Baha’u’llah un luogo di riposo», dice il signor Rezai. «La vista dell’acqua è un sensazione straordinaria. La si attraversa, se ne sentono il profumo e il rumore. Si spera di trasmettere la stessa felicità e la stessa gioia che ne traeva Baha’u’llah».

Albert Lincoln concorda che il restauro ha trasformato radicalmente l’atmosfera del luogo. «Essendo un religione nata in tempi storici, e non archeologici, abbiamo avuto la possibilità di fare un autentico lavoro di restauro e di ricreare con notevole precisione la sensazione che se ne traeva ai tempi in cui Baha’u’llah vi Si recava di persona. Egli la chiamava la «Nostra verde Isola» e scrisse alcune belle pagine nelle quali descrive Se Stesso seduto nel giardino circondato dalle acque.

«In un passo, Baha’u’llah dice che Si trovava nel giardino rallegrato da “rivoli scorrenti, e alberi lussureggianti, e la luce del sole . . . frammezzo”. La descrizione prosegue con altri dettagli di vita all’aperto, sole, vento, acqua, eccetera», dice entusiasta il signor Lincoln.

Uno straordinario luogo sacro

A sud di questo sito si profila all’orizzonte il Monte Carmelo, sede del Mausoleo del Bab e delle sue monumentali terrazze con giardini. Nel 2008 l’UNESCO li ha dichiarati Patrimonio mondiale dell’umanità assieme al Mausoleo di Baha’u’llah e ai suoi dintorni a nord del giardino di Ridvan.

Ma il Giardino di Ridvan è unico fra i luoghi santi baha’i, dice il signor Lincoln. «Negli altri, i giardini circondano edifici e strutture. Qui, l’intero luogo sacro è un giardino, e un giardino molto più intimo degli altri.

«Con queste opere di conservazione e con il restauro dei mulini, l’intero luogo parla delle radici storiche della Fede baha’i in questa terra e ora queste origini si sono legate con la storia del paese».

fonte: www.NotizieBahai.it

sito ufficiale baha’i Vietnam

18 novembre, 2009

La comunità bahá’í del Vietnam è stata ufficialmente riconosciuta dal nostro del Vietnam il 14 luglio 2008. Il sito ufficiale della comunità www.bahai.org.vn è stato lanciato nell’aprile 2009 con il proposito  di aiutare i vietnamiti a leggere gli insegnamenti della Fede bahá’í da qualsiasi parte del mondo.

Situazione dei diritti umani dei bahai in Iran nell’agenda del Parlamento Europeo

25 ottobre, 2009

Il Parlamento Europeo ha messo la situazione dei diritti umani in Iran nell’agenda della sua ultima sessione plenaria, che ha avuto luogo a Strasburgo dal 19 al 22 ottobre u.s.

Il tema è stato esaminato il 22 ottobre assieme ad altri problemi di infrazioni dei diritti umani, della democrazia e della Legge riguardanti la Guinea e lo Sri Lanka. La risoluzione, adottata a maggioranza di voti nella sessione plenaria, menziona i bahá’í specificamente in due paragrafi.

Nel preambolo osserva che «sette dirigenti della fede baha’i continuano a essere detenuti, trattenuti soltanto a causa delle loro convinzioni religiose». Nei paragrafi operativi, che esprimono una specifica preoccupazione e un invito all’azione, il Parlamento Europeo «rinnova il proprio appello alle autorità iraniane ad attenersi agli obblighi del governo di rispettare le minoranze religiose e a liberare subito i dirigenti baha’i Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rasaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm».

Nel sito del Parlamento Europeo è disponibile il testo provvisorio della risoluzione.

A San Leo simposio spirituale con esponenti del libero pensiero

20 agosto, 2009

icona-il-resto-del-carlinoDurante l’evento, che si concluderà con lo spettacolare incendio della fortezza, s’incontreranno tradizione e nuovi sentieri, anche attraverso un grande simposio spirituale con i massimi esponenti del libero pensiero.

Nella giornata di Domenica 23 agosto 2009, incentrata sulla spiritualità, per la prima volta viene ospitato un Simposio dal titolo ‘Questioni di Spirito: le ragioni di uniniziazione’. Si tratta di un incontro e non confronto, con quattro diverse tavole rotonde nel corso della giornata alle quali siederanno esperti di religione, filosofie, istituzioni laiche, esponenti del libero pensiero nel nome del rispetto nella diversit.

Il tavolo che inaugura la giornata alle 10 dove tutte le religioni sono invitate, accoglie esponenti religiosi in rappresentanza di Cristianesimo, Buddhismo, Hinduismo, Sufismo, Bahai, Islam, Ebraismo. Negli incontri del pomeriggio siederanno le associazioni e istituzioni laiche, selezionate fra le più autorevoli in Italia (alle 15), i liberi pensatori che si sono distinti nel tema della ricerca spirituale (alle 17), per concludere alle 19 con l’incontro fa i rappresentanti dello spiritual web e social network di settore, che rappresentano un vero microcosmo e un sicuro riferimento e ritrovo per gli interessati.

Intervista radio: la situazione dei baha’i in Iran

19 agosto, 2009

logo-eco-radioL’intervista di Monica Mastroianni, giornalista di Ecoradio, una radio romana nata nel 2004 «con il fine di realizzare un network dedicato ai valori universali dell’ambiente, della pace, della qualità del vivere, dei diritti umani e civili interconnessi a quelli di tutti gli esseri viventi».

Sarà trasmessa sabato 22 agosto 2009 alle ore 19-20 e replicata domenica 23 agosto alla stesa ora e sara disponibile on-line.

L’intervista, che fa parte di un programma dedicato ad Amnesty International, intende chiarire la situazione dei bahá’í in Persia in questi giorni e in particolare la vicenda dei sette Amici in Iran.

Quotidianamente Ecoradio diffonde programmi radiofonici d’impegno, cultura, informazione ed intrattenimento, stimolando analisi e consapevolezza delle crescenti minacce che gravano sul Pianeta Terra ma anche delle straordinarie opportunità che l’uomo può guadagnarsi scegliendo modelli di produzione e consumo eco-sostenibili, in altri termini adottando uno stile di vita etico

comunicato stampa: Rinviato il processo dei sette dirigenti baha’i imprigionati

17 agosto, 2009

Ginevra. 17 agosto 2009. La Bahá’í International Community ha appreso oggi che il processo dei sette dirigenti bahá’í imprigionati in Iran è stato rinviato al 18 ottobre.

Secondo Diane Alá’í, rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite di Ginevra, il tribunale ha deciso di rinviare l’udienza di due mesi dopo aver ricevuto una richiesta di rinvio del processo dai signori Hadi Esmaielzadeh e Mahnaz Parakand, due avvocati del centro dei difensori dei diritti umani che rappresentano i sette bahá’í.

I due membri principali del gruppo di legali, il premio Nobel signora Shirin Ebadi e il signor Abdolfattah Soltani, non erano in grado di partecipare all’udienza, perché la signora Ebadi è all’estero e il signor Soltani è in prigione, dato che è stato arrestato il 16 giungo u.s. sulla scia dei disordini successivi alle elezioni presidenziali in Iran.

«La nostra speranza è che i nostri correligionari siano rimessi in libertà su cauzione», ha detto la signora Alá’í.

I sette prigionieri bahá’í sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. I sette sono da allora stati trattenuti nel carcere di Evin (Teheran) senza aver ricevuto accuse formali e senza potere mettersi in contatto con i loro legali.

Notizie da fonti ufficiali iraniane hanno detto che i sette saranno accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la Repubblica Islamica»

La Bahá’í International Community smentisce categoricamente tutte le imputazioni contro i sette e sostiene che essi sono stati arrestati unicamente per persecuzione religiosa.

IRAN: SETTE BAHAI A PROCESSO PER SPIONAGGIO PER ISRAELE

17 agosto, 2009

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FocusOnIsrael.org è un sito di controinformazione indipendente, per monitorare i media italiani promuovendo i pochi contenuti validi che parlano in modo obiettivo di Israele e degli ebrei.

(ANSA-AFP) – TEHERAN, 15 AGO – Sette membri della minoranza Bahai – una setta religiosa minoritaria dell’Islam – compariranno martedì davanti a un Tribunale rivoluzionario in Iran, dove saranno processati per l’accusa di spionaggio a favore di Israele e di oltraggio alla religione. Lo dice l’agenzia ufficiale iraniana Irna. L’agenzia aggiunge che i sette sono anche accusati di “propaganda contro la Repubblica islamica”.

I Bahai sono una setta religiosa nata nel 1863 il cui fondatore, Hussein Ali, si riteneva discendente da una genia di profeti che comprendeva Abramo, Mosé, Buddha, Gesù e Maometto. Hussein Ali, detto Baha Ullah (Splendore di Dio), fu propugnatore di una religione piuttosto tollerante e pacifista,che riconosce i diritti delle donne e rifiuta la poligamia. Imusulmani li considerano un germoglio eretico sulla pianta dell’Islam. (ANSA).

comunicato stampa: Teheran, 18 agosto, ore 9 del mattino: il processo dei sette prigionieri bahá’í

16 agosto, 2009
La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service < http://news.bahai.org/story/725 >, poi il 13 agosto dal CNN < http://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/08/13/iran.bahai.trial.pending/ >, e infine il 15 agosto dal Reuters (India) < http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-41776820090815 >. Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi. La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.
La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.
I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto). Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto. Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.
Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran. L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori. Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.
In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran. I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato. I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati. I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte. Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa. Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».
La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.
L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service , poi il 13 agosto dal CNN, e infine il 15 agosto dal Reuters (India).

Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi.

La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.

La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.

I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto).

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Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto.

Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.

Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran.

L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori.

Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.

In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran.

I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato.

I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati.

I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte.

Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa.

Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».

La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.

L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia


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