Pia Ferrante, Quando le ombre si allungano

3 Luglio, 2008 by admin

Pia Ferrante
QUANDO LE OMBRE SI ALLUNGANO
Terra del Fuoco, Africa, Iran: gli appassionanti viaggi di una donna avventurosa

Formato cm 14×21, Euro 17,04
ISBN 88-517-0203-9

 

Gli appassionanti viaggi in Paesi e continenti lontani e dalle difficili condizioni di vita; i sogni, i libri, gli amori e gli affetti di una donna speciale e avventurosa, leale testimone dei suoi tempi storici e del suo tempo personale. Una donna che va incontro alle lunghe ombre della sera con tante domande nel cuore e con l’inesauribile forza della memoria e della penna, una scrittrice che sa fare di ogni pagina di diario una finestra ampia quanto il mondo.

Questo è un libro di memorie. Ogni riferimento a fatti e persone appartiene ai ricordi dell’Autrice, rielaborati, nello scorrere del tempo, attraverso la sua sensibilità e fantasia, Così recita il colophon di Quando le ombre si allungano, il più recente libro (il sesto) di Pia Ferrante, pubblicato nel 2002 per i tipi dell’Autore Libri Firenze. In questa sua opera la scrittrice ci accompagna attraverso gli episodi salienti della sua vita e i paesaggi più significativi della sua anima che, immaginandosi il «riepilogo supremo delle vicende della vita», in quello che lei chiama «il momento del così detto “ultimo film”» (58), la scrittrice veneziana così enumera:

la preferenza [data] all’amore… la scrittura… i viaggi… l’impegno politico ispirato dalla memoria dell’antifascismo di… [suo] padre e del suo socialismo vissuto come ricerca di giustizia sociale.

Accanto a questi paesaggi la Ferrante menziona anche la sua ricerca spirituale… il desiderio di cercare Dio nell’universo e indagare sulla ricerca che di Dio hanno fatto i diversi popoli della terra in epoche remote o in tempi più recenti.

Imparare ad ascoltare con l’associazione Bahai a Monza

2 Luglio, 2008 by admin

Il giornale delle associazioniE’ esperienza comune la difficoltà di avere buone relazioni interpersonali dovuta all’incomprensione reciproca, al bisogno di essere ascoltati, ma nello stesso tempo alla scarsa predisposizione ad ascoltare gli altri.

Questo fenomeno avviene a tutti i livelli sociali, ma è ancora maggiore oggi la necessità di limitarlo in quanto la globalizzazione porta all’incontroscontro di culture assai diverse tra loro, che talvolta possono trasformare l’incomprensione in aggressione vera e propria.

Il Progetto “La Decima Musa – l’arte di ascoltare e mondi possibili” portato avanti dall’associazione Bahai, si pone come obbiettivo quello di migliorare non la comprensione degli altri, ma le capacità di ognuno di noi di ascoltare e quindi di conmprendere. “Non è certo la stessa cosa – ci dice la coordinatrice dell’associazione Maria Porrini - affinare degli strumenti non significa raggiungere un traguardo, ma preparare i mezzi per raggiungerlo.

Il Principio fondamentale bahà’ì che viene applicato è l’importanza dell’educazione della persona in ogni fase della sua vita alla ricerca della verità e all’ accettazione del diverso. Partendo da questo principio noi vogliamo potenziare le nostre capacità di ricerca della verità e di accettazione del diverso. Saper ascoltare stimola una libera ricerca della verità e quindi migliora l’educazione spirituale dell’essere umano.

Questo ci permette di superare ogni pregiudizio di razza, di classe, di religione e di sesso. Ci permette di ampliare la nostra cultura interreligiosa e di essere educati alla mondialità, in modo che sia più facile promuovere l’unità della razza umana. Il saper ascoltare, e quindi la consultazione deve essere la nostra metodologia usuale per risolvere i conflitti”

I sette bahai arrestati comunicano con le loro famiglie

23 Giugno, 2008 by admin

Ai sette bahá’í che sono stati arrestati di recente in Iran è stato consentito di fare una breve telefonata alle loro famiglie.

Sei di loro erano stati rinchiusi in carcere il 14 maggio, a Teheran. Il settimo era stato, invece, arrestato nel mese di marzo, nella città di Mashhad.

La Bahá’í International Community ha ricevuto rassicurazioni che il 3 giugno, le signore Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi sono state autorizzate a fare delle brevi telefonate alle loro famiglie. Contestualmente è stato consentito di fare lo stesso anche a: Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm.

Oltre ai sette membri del gruppo “Amici in Iran”, altri 15 bahá’í sono attualmente detenuti nel Paese mediorientale: alcuni di questi credenti sono stati posti in isolamento e la maggior di loro non hanno ricevuto, fino a questo momento, alcun capo d’imputazione.

Le dieci martiri di Shiraz (Iran) a venticinque anni dal loro assassinio

23 Giugno, 2008 by admin

Venticinque anni fa, il 18 giugno del 1983, dieci donne (tre della quali non avevano ancora compiuto vent’anni) furono ingiustamente impiccate a Shiraz.

Per il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran ognuna di queste donne era colpevole di avere accettato un credo religioso, consecutivo all’Islam, che desidera il progresso materiale e spirituale di tutta l’umanità. Parliamo della Fede Bahá’í. In Occidente queste donne sarebbero state onorate per il loro impegno civile nella società, ma non fu lo stesso, invece, in questo Paese mediorientale.

Questi i nomi delle donne portate al patibolo: Mona Mahmudnizdah, Shahin (Shirin) Dalvand, Ruya Ishraqi, Izzat Ishraqi (Janami), Simin Sabiri, Mahshid Nirumand, Zarrin Muqimi-Abyanih, Tahirih Siyavushi, Nusrat Yalda’i e Akhtar Thabit. Il solo crimine di queste donne era - ripetiamo - la loro incrollabile fede in Bahá’u'lláh.

Prima del loro crudele martirio, queste giovani credenti Bahá’í iraniane resistettero, per diversi mesi: ad ogni forma di abuso, alla spietata interrogazione dei loro carcerieri e alla tortura nel tentativo, tanto dei giudici islamici, tanto dei guardiani della rivoluzione, di farle abiurare dal loro convinto credere nella Fede Bahá’í.

Il 18 giugno del 1983 vennero assassinate ad una ad una, con spietata ferocia, costringendo - ognuna di loro - ad assistere all’impiccagione delle altre compagne, fin quando anche l’ultima non morì per mano dei suoi disumani carnefici. In questa maniera, i propri brutali persecutori, speravano di farle apostatare la loro Fede. Ma non ci riuscirono.

L’ultima a morire, per sua esplicita richiesta, fu Mona Mahmudnizdah: una giovane dalla natura spirituale, assai amorevole e calorosa. Ella possedeva una bella voce e - nella vita di tutti i giorni - si distingueva negli studi. A detta di chi la conosceva, s’impegnava costantemente nella sua crescita spirituale e intellettuale; era molto matura per la sua età.

Quando arrivò il momento della sua morte: baciò la corda e si portò, senza alcuna esitazione, il nodo scorsoio intorno al collo.

Mona Mahmudnizdah fu arrestata insieme con il padre, Yad’u'llah Mahmudnizhad: il quale fu impiccato, anche lui, tre mesi prima di lei, il 12 marzo del 1983.

libertà religiosa in Egitto su Tg2 Dossier

23 Giugno, 2008 by admin

Tg2 Dossier di Rai

 

Su TG2 Dossier Storie, sabato 21 giugno, alle 23 e 30, è stato trasmesso un servizio sulla libertà religiosa in Egitto.

Dopo aver inquadrato la situazione, hanno mandato in onda:

  •  la ripresa di una riunione di preghiera della comunità Bahá’í del Cairo,
  • un’intervista ad una signora Bahá’í e ad un esponente del clero islamico a proposito della posizione dei Bahá’í rispetto alla legge.

Il tutto è durato diversi minuti, le informazioni corrette, nessuna storpiatura, le riprese suggerivano un clima di dignità e rispetto.

 Cosa è Dossier?

Dossier è lo storico settimanale di approfondimento della testata; rappresenta la migliore tradizione Rai per reportage ed inchieste. E’ la trasmissione che vanta la più lunga durata dalla riforma della Rai. La sua forza, il suo prestigio ed il suo alto gradimento

 

La Presidenza dell’Unione Europea condanna gli arresti dei Baha’i in Iran

21 Maggio, 2008 by admin

21.05.2008

Declaration by the Presidency on behalf of the European Union on Baha’i arrests

The European Union is deeply concerned by reports that Ministry of Intelligence officers arrested six members of the Baha’i faith in Tehran on 14 May, who are currently being held in Evin prison.

The EU reiterates its serious concern about the continuing systematic discrimination and harassment of the Iranian Baha’is on the grounds of their religion.

The EU calls on the Islamic Republic of Iran to uphold fully the right to adopt and practise a religion of choice, to end the persecution of the Baha’i community, and to release the detained individuals.

The Candidate Countries, Croatia* and the former Yugoslav Republic of Macedonia*, the Countries of the Stabilisation and Association Process and potential candidates Albania, Montenegro and Serbia, and the EFTA countries Iceland, Liechtenstein and Norway, members of the European Economic Area, as well as Ukraine and the Republic of Moldova align themselves with this declaration.


 

La Presidenza slovena dell’Unione Europea si è espressa - in data odierna, 21 maggio 2008 - sul tema degli arresti dei Bahá’í in Iran, sostenendo che il Parlamento di Strasburgo è profondamente preoccupato per le notizie che arrivano da Teheran, in seguito all’arresto di sei membri della Comunità Baha’i, attualmente detenuti, in prigione, ad Evin.

In particolare l’Unione Europea afferma la sua preoccupazione per la continua - e sistematica - discriminazione e per le molestie, che continuano a subire i Baha’i iraniani, per la loro appartenenza religiosa.

L’Unione Europea invita la Repubblica islamica dell’Iran a rispettare il diritto di ogni individuo ad accettare - e a professare - una religione da lui liberamente scelta.

L’Unione Europea chiede, inoltre, di porre fine alla persecuzione della Comunità Baha’ iraniana e di liberare i Bahá’í che sono, al momento, detenuti nelle carceri dell’Iran.

 

Arrestati sette esponenti baha’i

21 Maggio, 2008 by admin

Esponenti della comunità Bahài agli arresti in Iran. Nuovo giro di vite contro questa corrente religiosa dell’Islam che ha la propria sede più importante nella città israeliana di Haifa. Sette esponenti Bahài sono stati accusati di avere agito «contro gli interessi del Paese» in complicità con Israele. Si tratta di cinque uomini e due donne, arrestati recentemente. Ieri un portavoce della comunità di Bahài in Israele ha detto di temere che «le loro vite possano essere in pericolo». «Queste persone non sono state arrestate per la loro fede, sempre che ne abbiano una - ha detto il governo iraniano - ma per questioni relative alla sicurezza».

Secondo il portavoce, essi facevano parte di «un gruppo organizzato che agiva contro gli interessi del Paese e aveva legami con stranieri, specialmente sionisti». La vicenda ricorda quella di dieci ebrei iraniani di Shiraz, nel sud del Paese, condannati nel 2000 a pene varianti fra i nove e i due anni di reclusione per «collaborazione con uno Stato nemico».

Ma i Bahài, a differenza degli ebrei, non sono tollerati in Iran, in quanto considerati apostati per il fatto di propugnare una riforma dell’Islam. Essi sono seguaci di Hussein Ali, detto Baha’u'llah (Splendore di Dio), vissuto nel XIX secolo, propugnatore di una religione con forti venature di tolleranza, pacifismo e riconoscimento dei diritti delle donne, che tra l’altro rifiuta la poligamia.

E anche nel Veneto esiste una piccola comunità di fedeli. «Attualmente - spiega Fabio Biliotti, (nella foto)presidente dell’Assemblea spirituale Bahài di Venezia - nella nostra regione vivono circa 150 osservanti che si riuniscono nelle proprie case per la preghiera. Si tratta di persone di varie nazionalità, oltre a parecchi italiani». L’episodio iraniano riempie di tristezza anche la comunità italiana. «Siamo molto impressionati per quello che sta accadendo ai nostri fratelli - spiega Biliotti - anche perchè ci rendiamo conto della delicata situazione in cui vivono i Bahài nella Repubblica islamica dell’Iran. Non è la prima volta che Teheran arresta dei nostri correligionari che operano lì in maniera eroica».

Biliotti come il resto della comunità Bahài nel mondo si affida alle istituzioni religiose perchè i sette arrestati vengano liberati. «Siamo di fronte, evidentemente, ad un attacco in grande stile - aggiunge - verso dei fedeli, verso degli esseri umani. Ed è ovviamente anche una pura strumentalizzazione politica. Come Bahài abbiamo l’obbligo di non schierarci con nessuna parte politica, ma di vivere nella fede e di dedicarci ad essa. Lo scopo dei Bahài è quello di unire il genere umano e non di dividerlo, proclamando ad alta voce che siamo un unico popolo pur appartenendo a fedi diverse».

Paolo Navarro Dina (21-05-200 8)

Anniversario della Dichiarazione del Bab

21 Maggio, 2008 by admin

Sono trascorsi centosessantaquattro anni da quando l’inventore e pittore statunitense Samuel Finley Breese Morse (Charleston 1791 - Poughkeepsie 1872) lanciò dal Palazzo del Campidoglio in Washington (diretto al quartiere generale delle Ferrovie B&O di Baltimora) il primo messaggio telegrafico, in punti e linee. “Ciò che Dio ha scritto” - “What hath God written” erano le parole contenute in quel primo telegramma della storia, trasmesso il 24 maggio del 1844. Si tratta di una frase straordinaria, tratta dal libro dei Numeri della Bibbia, che aprì le comunicazioni di massa - come sostenne il sociologo americano Marshall Mc Luhan - ad una nuova epoca: ovverosia all’era elettrica, che sostituiva, di fatto, la passata età meccanica della trasmissione delle informazioni dell’individuo che era stata inaugurata, quattrocento anni prima, dal tipografo tedesco Johann Gutenberg con la scoperta, avvenuta nel 1439, della stampa a caratteri mobili.Con il primo messaggio cifrato, trasmesso attraverso impulsi elettrici, nacque nel mondo quello che Marshall Mc Luhan definì il “villaggio globale” perché caratterizzato da un afflusso continuo di notizie. Vero è che i primi a giovarsi della scoperta del telegrafo furono proprio i giornali, che attraverso questo sistema furono in grado di ricevere, in tempo reale, le informazioni provenienti dai loro corrispondenti residenti in città e luoghi distanti diverse centinaia di chilometri dalla sede di pubblicazione del foglio di notizie.

Immediatamente dopo, a seguire, anche le comunicazioni individuali e commerciali si giovarono di questa scoperta fatta da un inventore di grande sensibilità artistica e genio creativo come Samuel Morse che solo tredici anni prima della sua invenzione risedette, per circa un anno, a Roma trovando qui spunto per i suoi dipinti e forse anche le motivazioni spirituali che lo spinsero, in seguito, a adoperare la frase “Ciò che Dio ha scritto” in quel primo messaggio del telegrafo. Egli lasciò l’Italia nel 1831 a causa dei moti rivoluzionari che si erano verificati nello Stato Pontificio. La sua figura è fissata in un affresco di un artista italiano, Costantino Brumidi, che si trova nella sala rotonda del Campidoglio di Washington.

Il 1844 fu un anno assai ricco di eventi destinati a far cambiare alla storia il suo pigro corso. È come se un nuovo spirito aveva permeato - sostiene lo scrittore Bahá’í americano, William Sears - la letteratura, la musica, l’arte, l’educazione, la medicina e le invenzioni. Fu da quel momento in poi - ricorda sempre William Sears - che l’umanità iniziò a ragionare, in maniera sempre più vasta ed estesa, sui diritti delle donne, sull’istruzione universale, sull’abolizione del lavoro minorile e sull’emancipazione degli schiavi. Senza nulla togliere, inoltre, alla pittura che in quella seconda metà dell’Ottocento scoprì la lucentezza e la luminosità, attraverso l’Impressionismo francese. Quelli furono anche gli anni della scoperta della fotografia, in grado di catturare pienamente la luce e di fissare, in maniera permanente, l’immagine nella storia.

L’aspetto assai singolare che dovrebbe far riflettere - secondo i credenti della Fede universalista Bahá’í - è che nel momento in cui accadeva tutto questo e si ponevano le basi strutturali dei grandi mutamenti della società (fino ad arrivare alla molteplicità di meraviglie che caratterizzano i giorni nostri) si manifestava nel mondo un gigantesco rinnovamento spirituale: che da allora, in poi, avrebbe iniziato a produrre una progressiva trasformazione delle coscienze umane che - secondo i Bahá’í - è tuttora in atto. A far da pietra angolare di questo processo di trasmutazione della società sono state quelle che lo scrittore Augusto Robiati definiva come le forze della luce. E tra loro, la prima, fu quella del Báb, al secolo Siyyid ‘Alí-Muhammad (Shíráz 1819 - Tabríz 1850): il quale, il 23 maggio del 1844, nella sua città natale, a Shíráz, proclamò al Suo primo discepolo, Mullá Husayn-i-Bushurù’í (appartenente al movimento Shaykhí) di essere Colui Che era ispirato da Dio per annunciare la venuta, di lì a breve, di Colui Che Dio avrebbe reso manifesto, il Sempiterno, che la storia insegna avrebbe assunto il nome di Bahá’u'lláh (Teheran 1817 - Akka 1892).

Con la proclamazione del suo mandato divino, il Báb - affermano i Bahá’í - si fece, di fatto, foriero sia della realizzazione, nel mondo, di quell’evangelico Regno di Dio che cambierà - stando alle profezie cristiane - il volto della terra in un giardino di pace e sia della venuta di quel biblico Giorno del Giudizio o Giorno del Signore (ebraico: jom JHWH) che pone tutti gli esseri umani nella condizione di dover scegliere tra la resurrezione spirituale (e quindi tra l’accettazione del Cristo tornato nella Gloria del Padre, in una nuova Manifestazione di Dio) e la continuazione pedissequa della propria esistenza terrena. Nel discorso fatto il 23 maggio 1844 a Mullá Husayn (umile, ma assai devoto studente persiano) il Báb disse: “In verità, in verità, è sorta l’alba di un nuovo Giorno. Il Promesso si è insediato nel cuore degli uomini”. E quindi, a seguire, egli rimarcò non solo l’adempimento del Dì del Giudizio, ma anche l’inizio di un processo di restaurazione spirituale che, attraverso la sua rivelazione profetica, avrebbe portato alla venuta di Colui Che Dio avrebbe reso manifesto, ovverosia al ritorno di Gesù, nella Figura di Bahá’u'lláh. Tutto questo nell’osservanza - affermano ancora i Bahá’í - di quella visione che, nel Vecchio Testamento, fu di Malachia: il quale rese noto di un ritorno dello spirito che fu del profeta Elia, al momento della conclusione del ciclo adamico dell’umanità. Orbene, secondo i Bahá’í, il Báb rappresenta, appunto, questo ritorno d’Elia ed a riprova di tutto ciò pongono il fatto che i suoi resti mortali giacciono adesso sul Monte Carmelo, non distante dalle grotte dove visse Elia.

Sta di fatto, affermano i Bahá’í, che da quel 23 di maggio del 1844 (per l’esattezza storica: due ore ed undici minuti dopo il tramonto del 22 di maggio) il pianeta è assai cambiato, a rimarcare le parole del Báb che quella sera disse: “Questa notte, questa stessa ora, nei giorni avvenire, sarà celebrata come una delle feste più grandi e più significative”. Secondo i Bahá’í una conferma indiretta in tal senso, da non sottovalutare in maniera assoluta, è l’atto compiuto, il giorno dopo, da Samuel Finley Breese Morse: un ignaro cronista che, in linee e punti, comunicò al mondo la frase biblica: “Ciò che Dio ha scritto”.

Inaugurazione delle Terrazze sul Monte Carmelo

21 Maggio, 2008 by admin

Al tramonto del 22 maggio 2001 si riunirono ai piedi del Monte Carmelo a Haifa circa 4500 persone, di cui 3.300 in rappresentanza dei bahá’í di oltre 200 nazioni e territori. Presenziarono per partecipare all’inaugurazione delle Terrazze del Mausoleo del Báb, un progetto iniziato dieci anni fa che ha trasformato l’antico aspetto brullo del monte in 19 magnifici giardini a Terrazze che scendono, a cascata, per tutta la lunghezza della montagna.La Fede Bahá’í, fondata nel 1844, è la più recente delle religioni mondiali monoteiste. Il suo fondatore, Bahá’u'lláh, trascorse gli ultimi anni della Sua vita in Terra Santa, prigioniero dei Turchi Ottomani, per cui il centro amministrativo e spirituale della fede fu fondato in quelle che oggi sono le città gemelle di ‘Akká e Haifa nell’odierno stato d’Israele.

I bahá’í hanno costruito giardini di fama mondiale per adornare il Mausoleo del Báb dalla cupola dorata. Questi giardini offrono a migliaia di visitatori uno spazio contemplativo, nel quale aiuole ordinate, fontane e acqua che scorre, lasciano il passo al perimetro naturale degli alberi e degli arboscelli. Sono un’oasi di tranquillità nel cuore di una movimentata città portuale. Dopo l’inaugurazione ufficiale, avvenuta nella settimana del 22 Maggio, i giardini rimasero aperti al pubblico, gratuitamente, ogni giorno.

Per dare risalto all’inaugurazione delle Terrazze sono stati composti un oratorio ed una sinfonia, rispettivamente dal compositore norvegese Lasse Thoresen e dal compositore del Tagikistan, Tolib Shahidi. La “Israel Northern Symphony” di Haifa, diretta da Stanley Sperber, con il sostegno del “Transylvania State Choir” di Cluj, Romania, accompagnò famosi solisti strumentali e vocali di Canada, Austria e Stati Uniti. I singolari componimenti orchestrali culminerono con la spettacolare illuminazione inaugurale delle Terrazze, che si effettuò, luce dopo luce, a guisa di fili di perle avvolti attorno al Mausoleo illuminato.

(blogosfere) Iran: il regime imprigiona altri sei vescovi

19 Maggio, 2008 by admin

blogosfere.it
Se il regime iraniano avesse fatto davvero arrestare sei alti funzionari della Chiesa cattolica, oggi la stampa non parlerebbe d’altro, i politici farebbero a gara nell’indignarsi e magari qualcuno auspicherebbe un blitz militare per andarli a liberare.

Ad essere stati imprigionati dal regime iraniano sono stati sei leader del movimento religioso dei Bahai: non ne parla nessuno. I leader del movimento ora in prigione salgono a sette, e con loro in carcere ci sono anche un numero molto piu’ alto di semplici fedeli.

I Bahai rappresentano la piu’ grande minoranza religiosa dell’Iran e sono le prime vittime del fondamentalismo religioso che guida il Paese.

Da oltre 20 anni sono oggetto di crescenti discriminazioni, incluse uccisioni sommarie, arresti arbitrari, e la distruzione dei luoghi di culto.

La religione Bahai è vietata dalla Legge iraniana, in quanto considerata eretica (a differenza delle religioni cristiane che invece sono formalmente “tollerate”).

Da ormai due anni, il regime scheda i Bahai in un’apposita lista di proscrizione. Miti e leggende negative sui Bahai sono propagandate dallo stesso regime, in un delirio di disinformazione del tutto identico a quello che precedette lo sterminio degli ebrei ai tempi del nazifascismo.

Per una qualche incomprensibile ragione, dedichiamo tantissimo tempo ad occuparci dei genocidi, dei massacri e dei razzismi del passato, ma ci rifiutiamo di guardare a quelli di oggi, gli unici che in qualche modo potremmo provare a fermare o quantomeno arginare.

Rosario Mastrosimone