Posts Tagged ‘bahai’

A San Leo simposio spirituale con esponenti del libero pensiero

20 agosto, 2009

icona-il-resto-del-carlinoDurante l’evento, che si concluderà con lo spettacolare incendio della fortezza, s’incontreranno tradizione e nuovi sentieri, anche attraverso un grande simposio spirituale con i massimi esponenti del libero pensiero.

Nella giornata di Domenica 23 agosto 2009, incentrata sulla spiritualità, per la prima volta viene ospitato un Simposio dal titolo ‘Questioni di Spirito: le ragioni di uniniziazione’. Si tratta di un incontro e non confronto, con quattro diverse tavole rotonde nel corso della giornata alle quali siederanno esperti di religione, filosofie, istituzioni laiche, esponenti del libero pensiero nel nome del rispetto nella diversit.

Il tavolo che inaugura la giornata alle 10 dove tutte le religioni sono invitate, accoglie esponenti religiosi in rappresentanza di Cristianesimo, Buddhismo, Hinduismo, Sufismo, Bahai, Islam, Ebraismo. Negli incontri del pomeriggio siederanno le associazioni e istituzioni laiche, selezionate fra le più autorevoli in Italia (alle 15), i liberi pensatori che si sono distinti nel tema della ricerca spirituale (alle 17), per concludere alle 19 con l’incontro fa i rappresentanti dello spiritual web e social network di settore, che rappresentano un vero microcosmo e un sicuro riferimento e ritrovo per gli interessati.

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Intervista radio: la situazione dei baha’i in Iran

19 agosto, 2009

logo-eco-radioL’intervista di Monica Mastroianni, giornalista di Ecoradio, una radio romana nata nel 2004 «con il fine di realizzare un network dedicato ai valori universali dell’ambiente, della pace, della qualità del vivere, dei diritti umani e civili interconnessi a quelli di tutti gli esseri viventi».

Sarà trasmessa sabato 22 agosto 2009 alle ore 19-20 e replicata domenica 23 agosto alla stesa ora e sara disponibile on-line.

L’intervista, che fa parte di un programma dedicato ad Amnesty International, intende chiarire la situazione dei bahá’í in Persia in questi giorni e in particolare la vicenda dei sette Amici in Iran.

Quotidianamente Ecoradio diffonde programmi radiofonici d’impegno, cultura, informazione ed intrattenimento, stimolando analisi e consapevolezza delle crescenti minacce che gravano sul Pianeta Terra ma anche delle straordinarie opportunità che l’uomo può guadagnarsi scegliendo modelli di produzione e consumo eco-sostenibili, in altri termini adottando uno stile di vita etico

comunicato stampa: Rinviato il processo dei sette dirigenti baha’i imprigionati

17 agosto, 2009

Ginevra. 17 agosto 2009. La Bahá’í International Community ha appreso oggi che il processo dei sette dirigenti bahá’í imprigionati in Iran è stato rinviato al 18 ottobre.

Secondo Diane Alá’í, rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite di Ginevra, il tribunale ha deciso di rinviare l’udienza di due mesi dopo aver ricevuto una richiesta di rinvio del processo dai signori Hadi Esmaielzadeh e Mahnaz Parakand, due avvocati del centro dei difensori dei diritti umani che rappresentano i sette bahá’í.

I due membri principali del gruppo di legali, il premio Nobel signora Shirin Ebadi e il signor Abdolfattah Soltani, non erano in grado di partecipare all’udienza, perché la signora Ebadi è all’estero e il signor Soltani è in prigione, dato che è stato arrestato il 16 giungo u.s. sulla scia dei disordini successivi alle elezioni presidenziali in Iran.

«La nostra speranza è che i nostri correligionari siano rimessi in libertà su cauzione», ha detto la signora Alá’í.

I sette prigionieri bahá’í sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. I sette sono da allora stati trattenuti nel carcere di Evin (Teheran) senza aver ricevuto accuse formali e senza potere mettersi in contatto con i loro legali.

Notizie da fonti ufficiali iraniane hanno detto che i sette saranno accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la Repubblica Islamica»

La Bahá’í International Community smentisce categoricamente tutte le imputazioni contro i sette e sostiene che essi sono stati arrestati unicamente per persecuzione religiosa.

comunicato stampa: Teheran, 18 agosto, ore 9 del mattino: il processo dei sette prigionieri bahá’í

16 agosto, 2009
La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service < http://news.bahai.org/story/725 >, poi il 13 agosto dal CNN < http://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/08/13/iran.bahai.trial.pending/ >, e infine il 15 agosto dal Reuters (India) < http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-41776820090815 >. Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi. La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.
La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.
I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto). Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto. Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.
Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran. L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori. Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.
In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran. I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato. I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati. I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte. Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa. Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».
La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.
L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service , poi il 13 agosto dal CNN, e infine il 15 agosto dal Reuters (India).

Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi.

La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.

La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.

I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto).

sette-prigionieri-bahai-iran

Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto.

Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.

Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran.

L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori.

Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.

In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran.

I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato.

I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati.

I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte.

Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa.

Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».

La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.

L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

Iran: sette Bahai a processo per spionaggio per Israele

16 agosto, 2009

icona-unione-sardaSette membri della minoranza Bahai – una setta religiosa minoritaria dell’Islam – compariranno martedì davanti a un Tribunale rivoluzionario in Iran, dove saranno processati per l’accusa di spionaggio a favore di Israele e di oltraggio alla religione. Lo dice l’agenzia ufficiale iraniana Irna. L’agenzia aggiunge che i sette sono anche accusati di “propaganda contro la Repubblica islamica”. I Bahai sono una setta religiosa nata nel 1863 il cui fondatore, Hussein Ali, si riteneva discendente da una genia di profeti che comprendeva Abramo, Mosè, Buddha, Gesù e Maometto. Hussein Ali, detto Baha Ullah (Splendore di Dio), fu propugnatore di una religione piuttosto tollerante e pacifista, che riconosce i diritti delle donne e rifiuta la poligamia. I musulmani li considerano un germoglio eretico sulla pianta dell’Islam.

Iran: processo ad altri manifestanti

16 agosto, 2009

comunicato ANSA(ANSA) – TEHERAN, 15 AGO – Al via domani in Iran un nuovo processo a 25 persone che hanno manifestato contro la rielezione di Ahmadinejad. Lo dice l’agenzia Isna. Martedi’ prossimo invece 7 membri della minoranza Bahai – una setta islamica minoritaria – saranno processati davanti a un Tribunale rivoluzionario per l’accusa di spionaggio a favore di Israele e di oltraggio alla religione. I sette sono anche accusati di ”propaganda contro la Repubblica islamica”.

La notizia ANSA è datata 15 agosto 2009 ore 15:54

Sentinel Project denuncia la minaccia di un genocidio dei baha’i in Iran

18 luglio, 2009

the-sentinel-projectIl processo dei sette dirigenti bahá’í in Iran arrestati oltre un anno fa, trattenuti in prigione senza alcuna accusa formale e senza la possibilità di accedere ai loro consulenti legali, previsto per il 12 luglio u.s. è stato rinviato e nessuna data è stata ancora fissata.

La minaccia sulla comunità bahá’í iraniana è però sempre incombente. Sentinel Project denuncia la possibilità di un genocidio. Sentinel Project, un movimento internazionale fondato allo scopo di denunciare e combattere i crimini contro l’umanità, ha di recente messo in guardia contro la possibilità che i bahá’í in Iran siano in un prossimo futuro oggetto di genocidio. Uno dei suoi più autorevoli membri, Christopher Tuckwood, ha di recente compiuto una ricerca sui segnali che giungono da quel Paese in tale direzione.

È noto che sin dalla metà del XIX secolo, periodo di inizio di questa nuova religione, i membri della comunità bahá’í iraniana hanno subito periodiche e violente persecuzioni, ma è dal 1979 che i loro diritti umani sono stati sistematicamente violati.

Anche se non è facile determinare se il regime in Iran stia realmente programmando il genocidio della minoranza bahá’í (circa 300.000 persone), tuttavia esistono indizi, fatti e documenti per sottolineare la necessità di prevenire che ciò accada. Alcuni documenti di Stato pubblicati nel 1993 mettono in evidenza che il governo iraniano vuole bloccare il progresso e lo sviluppo della comunità bahá’í. Ai giovani bahá’í deve essere impedito di frequentare l’Università, mentre tutte le attività religiose della comunità devono essere messe al bando. Durante la presidenza di Hashemi Rafsanjani un documento tenuto segreto prevedeva «la distruzione delle loro [dei bahá’í] radici culturali all’estero». Sulla fine del 2005 un ordine diramato dall’esercito iraniano alla polizia, ai servizi segreti e alle Guardie rivoluzionarie intimava l’identificazione di tutti i bahá’í. Inoltre, enormi pressioni sono esercitate perché essi rinneghino la loro fede e si convertano all’Islam.

Lo studio compiuto da Tuckwood mette in luce le evidenti somiglianze tra tali persecuzioni e i tristemente famosi genocidi della storia.

1.  I membri della Fede bahá’í non sono classificati come una minoranza religiosa e quindi non hanno diritti né ricevono alcuna protezione dallo Stato.

2.  La maggioranza della popolazione iraniana non ha esperienza personale di chi siano veramente i bahá’í ed è di conseguenza totalmente influenzata dalla propaganda del regime.

3.  Questa medesima propaganda sta ottenendo un certo impatto per distorcere la realtà religiosa dei bahá’í: essi vengono dipinti come eretici, in quanto credono nella venuta di un Profeta dopo Muhammad. Inoltre, essi vengono accusati di lavorare per potenze straniere come gli Stati Uniti e Israele. Vengono inoltre ingiuriati con termini come «prostitute», «incestuosi», «luridi». Afferma a ragione Tuckwood che è facile arrivare a perpetrare omicidi nei riguardi dei membri di una comunità dopo che essi siano stati così pesantemente «disumanizzati».

4.  Lo Stato iraniano dispone di strumenti che rendono possibile un genocidio: l’esercito convenzionale, le Guardie rivoluzionarie, la polizia, la milizia Basij e gli Ansare Hezbollah sono in grado di mettere in atto azioni violente contro i bahá’í. Anzi, ciò sta già avvenendo: case ed edifici di proprietà dei bahá’í vengono incendiati, i loro cimiteri distrutti e singoli individui arbitrariamente arrestati.

5.  Lo scopo del governo iraniano è di isolare i bahá’í dal resto della società. Ogni cittadino iraniano che si azzardi a chiedere un eguale trattamento per i musulmani e i bahá’í viene automaticamente accusato di collaborare con le potenze straniere!

Lo studio del Sentinel Project prosegue affermando che la situazione della sicurezza dei bahá’í può deteriorarsi per le seguenti circostanze:

  • Un peggioramento della situazione economica nel Paese potrebbe condurre i disoccupati a farsi reclutare nella milizia Basij e a sviluppare un’ostilità ancor maggiore verso i bahá’í.
  • Se le forze conservatrici radicali acquisteranno ancor maggior potere, saranno tentate di usarlo per sopprimere le minoranze religiose, in modo particolare quella dei bahá’í.
  • I governanti, visto il fallimento dei loro tentativi di «convertire» i bahá’í all’Islam, potrebbero cercare una soluzione finale nell’eliminazione fisica della comunità bahá’í.
  • Se le pressioni dall’esterno dovessero intensificarsi, il regime potrebbe approfittare per eliminare quelli che considera i suoi nemici interni. Una possibilità del genere potrebbe facilmente verificarsi se, per esempio, gli Stati Uniti progettassero un attacco militare all’Iran. In effetti, i bahá’í sono, a torto, considerati la quinta colonna degli USA.
  • Una situazione interna instabile e movimenti di protesta, sia da parte di oppositori del regime sia da parte di minoranze etniche, potrebbero aumentare i pericoli di più violente persecuzioni contro i bahá’í.

La ricerca di Tuckwood si conclude affermando che «anche se non vi sono immediati propositi da parte del regime di distruggere la Fede bahá’í, tuttavia l’intenzione è chiara e potrebbero essere presi ulteriori passi in questa direzione. La comunità bahá’í iraniana è povera, senza leaders e senza protezione legale. Come conseguenza, il regime iraniano ha già approntato strumenti e mezzi per realizzare un atto di genocidio a danno della comunità bahá’í in Iran, se venisse dato l’ordine politico».

Gordon Brown incontra i Baha’i

18 luglio, 2009

Il Primo Ministro britannico Gordon Brown ha incontrato una rappresentanza Baha’i per sottolineare la preoccupazione del suo governo riguardo i sette amici Baha’i attualmente imprigionati in Iran.

Il resoconto relaziona in dettaglio l’incontro del Primo Ministro Gordon Brown con i tre rappresentanti della comunità baha’i del Regno Unito.

Questo primo incontro fra un primo ministro britannico e rappresentanti della comunità baha’i, fin dalla sua nascita in Gran Bretagna nel 1898, dimostra l’attenzione delle autorità britanniche alla situazione dei 7 baha’i incarcerati dal governo in Iran in violazione dei basilari diritti umani.

. (more…)

il Papa in visita ai Baha’i in Haifa?

9 maggio, 2009

icona-il-giornale

La libertà religiosa: i cristiani di Israele sono oggi 150mila, mentre nel ’48 erano 34mila. Una crescita di più del 250 per cento. Israele è l’unico Paese in cui i cristiani abbiano goduto di una crescita demografica, l’unico in cui i luoghi di culto siano liberi senza limiti, come non lo erano durante la dominazione giordana.

Certamente i cristiani hanno, come tutte le minoranze, le loro rivendicazioni, anche se, a quel che so, il regime di tassazione e le opere di restauro godono di una legislazione collaborativa. Comunque, se il Papa pensa non sia diplomatico esprimere apprezzamento diretto per la libertà religiosa in Israele, sarebbe bello che invece visitasse il centro Bahai di Haifa (l’idea è dello studioso di Islam Denis Maceoin che l’ha scritto sul Catholic Herald), alcune leggiadre costruzioni nel mezzo di un grande parco fiorito.

L’articolo intitolato “Consigli Il momento è pessimo ma è un’occasione da non perdere” apparso su il Giornale del 9 maggio 2009 termina con questo paragrafo:

I Bahai, perseguitati, uccisi, imprigionati ovunque ma specie in Iran, hanno trovato rifugio e aiuto in Israele. Sarebbe magnifico che il Papa visitandoli proclamasse il suo orrore per qualsiasi tipo di persecuzione o discriminazione religiosa. Sarebbe un messaggio oggi fondamentale per il mondo intero. Farebbe di questa visita una pietra miliare.

La Bomba Iraniana di Emanuele Ottolenghi

28 aprile, 2009

La Bomba Iraniana - Emanuele Ottolenghi - Edizioni Lindau

Perché l’Iran degli Ayatollah costituisce una minaccia mondiale? Come potrebbero venire utilizzate le centrali nucleari? In poco più di duecento pagine de “La Bomba Iraniana” Emanuele Ottolenghi spiega in maniera dettagliata e documentatissima a che punto sono in Iran per l’acquisizione del know-how per la costruzione di ordigni nucleari e quanto manca loro, sia per quanto riguarda le conoscenze, sia per il tempo massimo che possono impiegare per raggiungerle.

La Bomba Iraniana di Ottolenghi

La Bomba Iraniana di Emanuele Ottolenghi

L’autore passa poi ad analizzare la storia del Paese per capirne meglio la cultura e le differenze che corrono tra questo e i suoi vicini, in particolare l’Iraq di Saddam (affrontando anche la discussione sulla presenza o meno di armi di distruzione di massa, i rapporti del Pentagono e dell’Aiea, le diverse reazioni dei leader politici e altro ancora) e i due possessori di centrali nucleari, India e Pakistan, prendendo in esame tutti i possibili scenari che si potrebbero verificare sia nel caso di adozione di misure preventive atte ad impedire lo sviluppo della bomba, sia nel caso di totale accondiscendenza nei confronti del regime.

La casta dei mullah, però, non costituisce un pericolo solo per l’esterno e Ottolenghi ben descrive la situazione interna della continua e sistematica violazione dei diritti umani di donne, minoranze religiose (in particolare quella dei Bahai) ed etniche, omosessuali e dissidenti, spiegando i meccanismi politici che rendono quella forma di governo una dittatura teocratica agli antipodi della repubblica democratica come i suoi leader la definiscono.

Ma cosa potrebbero fare l’Italia, l’Europa e il resto del mondo, senza dover ricorrere ad una vera e propria aggressione militare? Anche in questo campo l’autore prende in considerazione le varie strategie possibili, analizzando a fondo l’economia iraniana e i rapporti che ha con l’Occidente.

Il libro è anche corredato di foto dei siti nucleari, dei beni di uso civile venduti da aziende europee, trasformati dagli iraniani in armi o strumenti di morte (gru utilizzate per l’impiccagione di gay e dissidenti, camion che diventano basi mobili lanciamissili e altro ancora).

Insomma un libro completo che affronta tutti i problemi, in maniera chiara ed esaustiva, portando il lettore ad una conoscenza approfondita di questa importante e strategica zona del mondo, utile a tutti, politici, giornalisti, economisti e gente comune.

fonte: Agenzia Radicale
La Bomba Iraniana
Emanuele Ottolenghi
Edizioni Lindau
Euro 16,00