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comunicato stampa: Rinviato il processo dei sette dirigenti baha’i imprigionati

17 agosto, 2009

Ginevra. 17 agosto 2009. La Bahá’í International Community ha appreso oggi che il processo dei sette dirigenti bahá’í imprigionati in Iran è stato rinviato al 18 ottobre.

Secondo Diane Alá’í, rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite di Ginevra, il tribunale ha deciso di rinviare l’udienza di due mesi dopo aver ricevuto una richiesta di rinvio del processo dai signori Hadi Esmaielzadeh e Mahnaz Parakand, due avvocati del centro dei difensori dei diritti umani che rappresentano i sette bahá’í.

I due membri principali del gruppo di legali, il premio Nobel signora Shirin Ebadi e il signor Abdolfattah Soltani, non erano in grado di partecipare all’udienza, perché la signora Ebadi è all’estero e il signor Soltani è in prigione, dato che è stato arrestato il 16 giungo u.s. sulla scia dei disordini successivi alle elezioni presidenziali in Iran.

«La nostra speranza è che i nostri correligionari siano rimessi in libertà su cauzione», ha detto la signora Alá’í.

I sette prigionieri bahá’í sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. I sette sono da allora stati trattenuti nel carcere di Evin (Teheran) senza aver ricevuto accuse formali e senza potere mettersi in contatto con i loro legali.

Notizie da fonti ufficiali iraniane hanno detto che i sette saranno accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la Repubblica Islamica»

La Bahá’í International Community smentisce categoricamente tutte le imputazioni contro i sette e sostiene che essi sono stati arrestati unicamente per persecuzione religiosa.

Il ruolo della Comunità Bahá’í nella stesura della Carta internazionale sulla dignità umana

10 marzo, 2008
Baha’i International Community - United Nations Office

A Ginevra la settima sessione del Consiglio dei Diritti Umani.
Presenza del Governo italiano

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI:
TRA APPUNTAMENTI E ANNIVERSARI

Il ruolo della Comunità Bahá’í nella stesura della
Carta internazionale sulla dignità umana

Il Sottosegretario agli Affari Esteri, Gianni Vernetti ha preso parte – mercoledì 5 marzo 2008 – al Segmento di Alto Livello della settima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, in svolgimento a Ginevra.

L’esponente del Governo italiano ha incontrato la Vice Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, signora Kyung-wha Kang ed i rappresentanti di alcune delle Organizzazioni Non Governative più attive nel settore dei diritti umani.

Rammentiamo che c’è anche la Comunità Bahá’í nella genesi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui si celebra quest’anno il sessantesimo anniversario della sua adozione, a livello internazionale, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Tale atto costitutivo avvenne il 10 dicembre del 1948. Il documento, in questione (che sancisce i diritti d’ogni persona) è il frutto del lavoro della Commissione dei diritti umani, istituita dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) sin dal febbraio/giugno del 1946.

La Commissione dei diritti umani si riunì per la prima volta nel 1947: con il precipuo intento di redigere una bozza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

In occasione di questa prima sessione, la Comunità Bahá’í portò il suo contributo, presentando un documento sugli obblighi internazionali connessi al rispetto dei diritti umani.

Insieme con la Comunità Bahá’í ed altre, analoghe, organizzazioni religiose, parteciparono al concepimento della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 58 Stati nazionali: 20 dell’America Latina, 4 dell’Africa e 14 dell’Asia. E con essi anche la totalità dei Paesi europei.

Nel volume “Il secolo di luce” (a cura del Centro Mondiale Bahá’í) si rammenta che l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu il frutto “di un gruppo di uomini e donne, devoti e preveggenti” che agirono “sotto l’ispirata guida di personaggi come Eleanor Roosevelt”.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Essa fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite, ma non è giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell’organizzazione.

La Commissione dei diritti umani si compone di 53 membri: rappresentanti di altrettanti Governi, che vi siedono a rotazione.

Essa è un organo sussidiario del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.

Il mandato della Commissione consiste nel presentare: proposte, raccomandazioni e rapporti, all’ECOSOC, su ogni materia concernente i diritti umani, in particolare sulla codificazione internazionale di questa materia. La Commissione si riunisce una volta all’anno, a Ginevra, per sei settimane.

fonte: www.bic.org

fonte: A Bahá’í Declaration of Human Obligations and Rights

fonte: Il secolo di luce