Iran: sette Bahai a processo per spionaggio per Israele

16 agosto, 2009

icona-unione-sardaSette membri della minoranza Bahai – una setta religiosa minoritaria dell’Islam – compariranno martedì davanti a un Tribunale rivoluzionario in Iran, dove saranno processati per l’accusa di spionaggio a favore di Israele e di oltraggio alla religione. Lo dice l’agenzia ufficiale iraniana Irna. L’agenzia aggiunge che i sette sono anche accusati di “propaganda contro la Repubblica islamica”. I Bahai sono una setta religiosa nata nel 1863 il cui fondatore, Hussein Ali, si riteneva discendente da una genia di profeti che comprendeva Abramo, Mosè, Buddha, Gesù e Maometto. Hussein Ali, detto Baha Ullah (Splendore di Dio), fu propugnatore di una religione piuttosto tollerante e pacifista, che riconosce i diritti delle donne e rifiuta la poligamia. I musulmani li considerano un germoglio eretico sulla pianta dell’Islam.

Iran: processo ad altri manifestanti

16 agosto, 2009

comunicato ANSA(ANSA) – TEHERAN, 15 AGO – Al via domani in Iran un nuovo processo a 25 persone che hanno manifestato contro la rielezione di Ahmadinejad. Lo dice l’agenzia Isna. Martedi’ prossimo invece 7 membri della minoranza Bahai – una setta islamica minoritaria – saranno processati davanti a un Tribunale rivoluzionario per l’accusa di spionaggio a favore di Israele e di oltraggio alla religione. I sette sono anche accusati di ”propaganda contro la Repubblica islamica”.

La notizia ANSA è datata 15 agosto 2009 ore 15:54

Sentinel Project denuncia la minaccia di un genocidio dei baha’i in Iran

18 luglio, 2009

the-sentinel-projectIl processo dei sette dirigenti bahá’í in Iran arrestati oltre un anno fa, trattenuti in prigione senza alcuna accusa formale e senza la possibilità di accedere ai loro consulenti legali, previsto per il 12 luglio u.s. è stato rinviato e nessuna data è stata ancora fissata.

La minaccia sulla comunità bahá’í iraniana è però sempre incombente. Sentinel Project denuncia la possibilità di un genocidio. Sentinel Project, un movimento internazionale fondato allo scopo di denunciare e combattere i crimini contro l’umanità, ha di recente messo in guardia contro la possibilità che i bahá’í in Iran siano in un prossimo futuro oggetto di genocidio. Uno dei suoi più autorevoli membri, Christopher Tuckwood, ha di recente compiuto una ricerca sui segnali che giungono da quel Paese in tale direzione.

È noto che sin dalla metà del XIX secolo, periodo di inizio di questa nuova religione, i membri della comunità bahá’í iraniana hanno subito periodiche e violente persecuzioni, ma è dal 1979 che i loro diritti umani sono stati sistematicamente violati.

Anche se non è facile determinare se il regime in Iran stia realmente programmando il genocidio della minoranza bahá’í (circa 300.000 persone), tuttavia esistono indizi, fatti e documenti per sottolineare la necessità di prevenire che ciò accada. Alcuni documenti di Stato pubblicati nel 1993 mettono in evidenza che il governo iraniano vuole bloccare il progresso e lo sviluppo della comunità bahá’í. Ai giovani bahá’í deve essere impedito di frequentare l’Università, mentre tutte le attività religiose della comunità devono essere messe al bando. Durante la presidenza di Hashemi Rafsanjani un documento tenuto segreto prevedeva «la distruzione delle loro [dei bahá’í] radici culturali all’estero». Sulla fine del 2005 un ordine diramato dall’esercito iraniano alla polizia, ai servizi segreti e alle Guardie rivoluzionarie intimava l’identificazione di tutti i bahá’í. Inoltre, enormi pressioni sono esercitate perché essi rinneghino la loro fede e si convertano all’Islam.

Lo studio compiuto da Tuckwood mette in luce le evidenti somiglianze tra tali persecuzioni e i tristemente famosi genocidi della storia.

1.  I membri della Fede bahá’í non sono classificati come una minoranza religiosa e quindi non hanno diritti né ricevono alcuna protezione dallo Stato.

2.  La maggioranza della popolazione iraniana non ha esperienza personale di chi siano veramente i bahá’í ed è di conseguenza totalmente influenzata dalla propaganda del regime.

3.  Questa medesima propaganda sta ottenendo un certo impatto per distorcere la realtà religiosa dei bahá’í: essi vengono dipinti come eretici, in quanto credono nella venuta di un Profeta dopo Muhammad. Inoltre, essi vengono accusati di lavorare per potenze straniere come gli Stati Uniti e Israele. Vengono inoltre ingiuriati con termini come «prostitute», «incestuosi», «luridi». Afferma a ragione Tuckwood che è facile arrivare a perpetrare omicidi nei riguardi dei membri di una comunità dopo che essi siano stati così pesantemente «disumanizzati».

4.  Lo Stato iraniano dispone di strumenti che rendono possibile un genocidio: l’esercito convenzionale, le Guardie rivoluzionarie, la polizia, la milizia Basij e gli Ansare Hezbollah sono in grado di mettere in atto azioni violente contro i bahá’í. Anzi, ciò sta già avvenendo: case ed edifici di proprietà dei bahá’í vengono incendiati, i loro cimiteri distrutti e singoli individui arbitrariamente arrestati.

5.  Lo scopo del governo iraniano è di isolare i bahá’í dal resto della società. Ogni cittadino iraniano che si azzardi a chiedere un eguale trattamento per i musulmani e i bahá’í viene automaticamente accusato di collaborare con le potenze straniere!

Lo studio del Sentinel Project prosegue affermando che la situazione della sicurezza dei bahá’í può deteriorarsi per le seguenti circostanze:

  • Un peggioramento della situazione economica nel Paese potrebbe condurre i disoccupati a farsi reclutare nella milizia Basij e a sviluppare un’ostilità ancor maggiore verso i bahá’í.
  • Se le forze conservatrici radicali acquisteranno ancor maggior potere, saranno tentate di usarlo per sopprimere le minoranze religiose, in modo particolare quella dei bahá’í.
  • I governanti, visto il fallimento dei loro tentativi di «convertire» i bahá’í all’Islam, potrebbero cercare una soluzione finale nell’eliminazione fisica della comunità bahá’í.
  • Se le pressioni dall’esterno dovessero intensificarsi, il regime potrebbe approfittare per eliminare quelli che considera i suoi nemici interni. Una possibilità del genere potrebbe facilmente verificarsi se, per esempio, gli Stati Uniti progettassero un attacco militare all’Iran. In effetti, i bahá’í sono, a torto, considerati la quinta colonna degli USA.
  • Una situazione interna instabile e movimenti di protesta, sia da parte di oppositori del regime sia da parte di minoranze etniche, potrebbero aumentare i pericoli di più violente persecuzioni contro i bahá’í.

La ricerca di Tuckwood si conclude affermando che «anche se non vi sono immediati propositi da parte del regime di distruggere la Fede bahá’í, tuttavia l’intenzione è chiara e potrebbero essere presi ulteriori passi in questa direzione. La comunità bahá’í iraniana è povera, senza leaders e senza protezione legale. Come conseguenza, il regime iraniano ha già approntato strumenti e mezzi per realizzare un atto di genocidio a danno della comunità bahá’í in Iran, se venisse dato l’ordine politico».

Una prospettiva etica sull’attuale crisi economica

18 luglio, 2009

Ad inizio Luglio EBBF Iternational ha emesso una dichiarazione durante il Global Ethics Forum, svoltosi ad inizio di Luglio presso le Nazioni Uniti in Ginevra, dove EBBF era uno dei principali associate partners.

Ecco la versione in lingua italiana della dichiarazione presentrata in occasione del forum il 2-3 luglio 2009.

 

UNA PROSPETTIVA ETICA SULL’ATTUALE CRISI ECONOMICA

Una Dichiarazione dell’European Baha’i Business Forum

Luglio 2009

Il mondo sta attraversando una crisi economica e finanziaria senza precedenti. Le implicazioni globali trascendono gli aggiustamenti ciclici delle economie nazionali e gli strumenti correttivi fino ad oggi utilizzati dal mondo dell’ecconomia e da governi nazionali. Il malestare generale e la perdita di fiducia puntano verso fattori piú profondi e difetti piú influenti nel sistema economico, che si estendono ad una crisi di leadership e di valori.

ebbf logo Questa crisi unica nel suo genere, insieme a questo crollo sociale che la accompagna, rifletteono un profondo errore di concezione della natura umana. Ci troviamo davanti all’evidenza che, se lo sviluppo della societá non incontra un obiettivo che vada oltre il semplice miglioramento delle condizioni materiali, fallirá nel suo tentativo di raggiungere anche solo questo obiettivo. Il vero obiettivo deve essere ricercato nell dimensioni spirituali della vita ed in motivazioni che trascendono un panorama economico in costante evoluzione ed una divisione artificalmente imposta della societá umana in “sviluppata” ed “in via di sviluppo”.

L’ European Baha’i Business Forum (EBBF) riconosce in questa situazione una opportunitá di rimodellare i concetti fondamentali e le strutture perché non si limitino ad aiutarci a sollevare il mondo da questa crisi ma che ci pongano sulla strada di nuove istituzioni e comportamenti che permetteranno all’umanitá di svilupparsi e prosperare.

L’attuale crisi é fondamentalmente una crisi di fiducia ed integritá, e quindi etica nella sua base. La soluzione non si puó ridurre a una semplice riorganizzazione istituzionale o ad alcune modifiche nelle regolamentazioni. É necessaria una risposta etica a tutti i livelli: da parte dell’individuo, della corporazione, del governo e degli enti di regolamentazione.

Non esiste una soluzione rapida. Dobbiamo invece considerare una serie di principi quando ci accingiamo a ridefinire il nostro modo di immaginare sia le istituzioni che gli individui che le compongono. Dobbiamo sosituire il concetto dello sfrenato materialismo individuale con il servizio all’umanitá, la competizione con la cooperazione, corruzione con comportamenti etici, ingiustizia basata sul sesso con pari opportunitá per uomini e donne, aviditá con etica personale, sovranitá nazionale con collaborazione internazionale, protezionismo con la unitá mondiale, ingiustizia con giustizia.

EBBF promuove e da il benvenuto ad un coinvolgimento della comunitá piú estesa per sviluppare insieme una nuova struttura. Considerando l’importanza della mondo imprenditoriale mondiale, dobbiamo attingere dalle sue abilitá e risorse specifiche, in collaborazione con governi, organizzazioni internazionali e ONG, per disegnare un framework istituzionale e principi guida per un nuovo sistema economico. Chiamiamo persone da tutti i campi dell’imprenditoria e dell’economia, da tutte le nazioni, e da tutti i settori a lavorare insieme per costruire un nuovo sistema economico basato sulla equitá e la giustizia.

Gordon Brown incontra i Baha’i

18 luglio, 2009

Il Primo Ministro britannico Gordon Brown ha incontrato una rappresentanza Baha’i per sottolineare la preoccupazione del suo governo riguardo i sette amici Baha’i attualmente imprigionati in Iran.

Il resoconto relaziona in dettaglio l’incontro del Primo Ministro Gordon Brown con i tre rappresentanti della comunità baha’i del Regno Unito.

Questo primo incontro fra un primo ministro britannico e rappresentanti della comunità baha’i, fin dalla sua nascita in Gran Bretagna nel 1898, dimostra l’attenzione delle autorità britanniche alla situazione dei 7 baha’i incarcerati dal governo in Iran in violazione dei basilari diritti umani.

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Rinviato il processo dei sette baha’i in Iran

12 luglio, 2009

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Iran Press Watch è in grado di confermare che il processo degli ex-Yárán è stato rinviato.

Le famiglie dei sette ex dirigenti della comunità iraniana bahá’í imprigionati sono state informate del rinvio.

Ieri (venerdì 10 luglio 2009) fonti aggiornate sulla situazione hanno informato Iran Press Watch di un possibile rinvio del processo di due giorni, ma sembra ora che il processo possa essere rinviato a tempi più lontani.

Alle famiglie non è stata comunicata alcuna data.

Torino difende i baha’i in Iran

12 luglio, 2009

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CITTÀ DI TORINO

ORDINE DEL GIORNO

Approvato dal Consiglio Comunale in data 20 aprile 2009

OGGETTO:   VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN IRAN E PERSECUZIONE DELLA COMUNITA’ BAHA’I.

       “Il Consiglio Comunale di Torino, 

 PREMESSO CHE

  •  la comunità internazionale  ha più volte denunciato che il regime iraniano viola i più elementari principi previsti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalle altre convenzioni internazionali sui diritti civili, di cui l’Iran è firmatario;
  • particolare preoccupazione si esprime per la libertà femminile e per la violazione dei diritti delle donne, nonché per la repressione e la coercizione con cui vengono perseguiti i comportamenti ritenuti difformi;
  • ogni forma di dissenso politico o religioso viene perseguita con gravi violazioni dei diritti di libera espressione e repressa pesantemente, impedendo alle minoranze qualsiasi possibilità di civile e pacifica rappresentazione e ponendo in essere persecuzione e emarginazione;

 CONSIDERANDO SPECIFICATAMENTE CHE

  • il 14 gennaio 2009 l’autorità iraniana ha arrestato sette esponenti della minoranza religiosa bahà’i, arresti che si aggiungono a molti altri, con l'”accusa” di professare la propria fede;
  • il Governo iraniano ha autorizzato l’irruzione nella casa di famiglie bahà’i per arrestarne i membri e/o confiscarne i beni, le fotografie, i libri e i computer;
  • a Shiraz, è stata pubblicata una sconcertante lista di 31 pagine contenente i nominativi di bahà’i, le loro professioni e i loro indirizzi di residenza e di lavoro;
  • gli studenti bahà’i vengono banditi da tutte le istituzioni di studi superiori;
  • vengono fatte campagne medianiche contro questa minoranza religiosa attraverso seminari e simposi pubblici sponsorizzati dal Governo iraniano che punisce anche chi ne difende i diritti come il premio Nobel iraniano, Shirin Ebadi;
  • la persecuzione della minoranza bahà’i avviene anche attraverso il licenziamento dei membri che lavorano presso la pubblica amministrazione, la confisca delle abitazioni e delle attività commerciali, nonché attraverso attacchi e profanazioni dei cimiteri della comunità in diverse località dell’Iran;

RICHIAMANDO

 importanti atti formali internazionali, quali la mozione approvata il 30 marzo 2009 dal Parlamento del Canada;

 AUSPICANDO

che il nuovo corso internazionale perseguito dal neo-presidente americano Barack Obama per il ripristino dei rispetti dei diritti in Iran e per il superamento delle gravi questioni che in questi anni hanno portato il governo iraniano ad assumere posizioni fortemente in contrasto con quanto richiesto dall’ONU, mettendo a repentaglio la sicurezza e l’ordine nazionale e internazionale;

INVITA

 gli organismi competenti locali, nazionali ed europei ad esprimere solidarietà nei confronti delle minoranze come la comunità dei bahà’i, dei prigionieri trattenuti per reati di opinione e di tutte le persone che vedono calpestati i loro diritti e la loro dignità, chiedendo al Governo iraniano di porre fine a queste violazioni, intraprendendo la strada proposta dallo stesso Presidente Obama;

INOLTRE INVITA

il Parlamento italiano a costituire un gruppo di osservazione italo-iraniano per il monitoraggio e l’elaborazione di proposte per la promozione del rispetto dei diritti umani e della libertà femminile in Iran.”

giornata dei diritti baha’i

10 luglio, 2009

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L’agenzia di stampa Iran Press Watch pubblica costantemente su Internet notizie sulla situazione dei bahá’í in Iran, ha proclamato l’11 luglio «giornata dei diritti bahá’í».

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La giornata dei diritti bahá’í vuole far conoscere le violazioni dei diritti umani perpetrate contro la comunità bahá’í. Da decenni ormai i bahá’í in Iran e in Egitto non hanno un minuto di tregua da una costante persecuzione. Case bahá’í saccheggiate, bahá’í arrestati e incarcerati, diritti civili negati, cimiteri bahá’í profanati, studenti bahá’í espulsi dalle università e negozi e uffici bahá’í fatti chiudere sono solo alcuni degli aspetti della crociata lanciata contro i bahá’í. La data ha un significato, perché il processo dei sette dirigenti bahá’í iraniani, arrestati nella primavera del 2008, è previsto per l’11 luglio 2009, a cura del Ramo 28 del Tribunale rivoluzionario.

In tutto il mondo si commemora il martirio del Báb

10 luglio, 2009

redazionale bahai.it

In occasione della commemorazione del martirio del Bab, è apparso un interessante editoriale su questo tema. Il 9 luglio la comunità mondiale bahá’í sparsa sull’intero pianeta commemorerà una delle date più importanti del suo calendario: il martirio del Báb. Evento tragico e glorioso insieme, che poneva fine alla vicenda terrena del Precursore-Profeta di Bahá’u’lláh, esso ebbe luogo nella città persiana di Tabriz, al mezzodì del 9 luglio 1850.

Dopo aver tentato in tutti i modi di denigrarLo, umiliarLo e deriderLo, il clero sciita, in combutta con le autorità governative, non trovò altra via per farLo tacere che comminarGli la morte, come già era successo duemila anni prima al Messia atteso dal popolo ebraico, disconosciuto e morto su una croce romana. È atroce che i corpi più santi che la natura abbia prodotto vengano martoriati dai loro contemporanei in modi così barbari!

Rileggiamo l’ammirato commento che un occidentale, A. L. M. Nicolas, interprete presso l’ambasciata francese a Teheran verso la metà del secolo XIX, scrisse sul tragico evento: «Gesù Cristo è morto volontariamente, perché doveva morire e compiere le profezie. È la stessa cosa per il Báb, che volle così dare una prova evidente delle sue parole. È uno dei più magnifici esempi di coraggio che l’umanità abbia mai veduto ed è anche una prova dell’amore che il nostro eroe portava ai suoi simili. Egli ha sigillato con il sangue il patto della fratellanza universale e, come Gesù, ha pagato con la vita l’annuncio del regno della concordia, della giustizia e dell’amore per il prossimo».

Questa meravigliosa figura, che accese, a metà del 1800 e oltre, l’immaginazione e l’ammirazione di innumerevoli personalità in varie parti del mondo (persino lo Zar di Russia se ne interessò!), era al contempo un Messaggero di Dio e la Porta all’avvento di «Colui che Dio manifesterà»: un evento straordinario ed unico nella storia delle religioni del mondo.

In questa importante solennità del calendario bahá’í, i credenti della nostra comunità che vorranno astenersi dal lavoro, secondo il chiaro consiglio del Custode, potranno farlo, perché la legge italiana obbliga i datori di lavoro a concedere loro una giornata di ferie.

Tempio baha’i in homepage Qatar Airways

6 luglio, 2009

I templi Baha’i, in quanto luoghi di preghiera e meditazione, sono gli edifici religiosi che di più si avvicinano alla funzione svolta da una chiesa, un tempio o una moschea. Eppure sono qualcosa di più. Come previsto da Baha’u’llah, i templi locali saranno un giorno il fulcro della vita spirituale di una comunità e una espressione dei suoi principi umanitari.

L’ultimo tempio ad oggi è stato completato nel 1986 a Nuova Delhi, in India. La sua ardita struttura, più volte premiata per l’architettura, è stata descritta ed illustrata in centinaia di riviste e giornali.

Il suo disegno, ispirato al fiore di loto, è composto da 27 “petali” di marmo, ognuno separato dall’altro, raggruppati tre a tre per formare nove lati. Nove porte si aprono su una sala centrale della capienza di 2500 persone. Alto poco più di quaranta metri con la sua superficie luminosa sembra, in certi momenti, levitare sopra il terreno di dieci ettari sito alla periferia della capitale indiana.

icona-qatar-airwaysIn pochi anni il tempio di Nuova Delhi è divenuto una delle maggiori attrazioni del mondo e annualmente registra più di due milioni e mezzo di visitatori. Molto spesso appare la fotografia del tempio baha’i i cataloghi di tour operator e ora anche in quello delle compagnie aeree: l’immagine sottostante è utilizzata nella homepage di Qatar Airways.

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Tale è il rispetto che i popoli dell’India nutrono per esso che durante le festività induiste, al di là della religione di appartenenza, vi si recano anche centomila visitatori al giorno.