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Intervista radio: la situazione dei baha’i in Iran

19 agosto, 2009

logo-eco-radioL’intervista di Monica Mastroianni, giornalista di Ecoradio, una radio romana nata nel 2004 «con il fine di realizzare un network dedicato ai valori universali dell’ambiente, della pace, della qualità del vivere, dei diritti umani e civili interconnessi a quelli di tutti gli esseri viventi».

Sarà trasmessa sabato 22 agosto 2009 alle ore 19-20 e replicata domenica 23 agosto alla stesa ora e sara disponibile on-line.

L’intervista, che fa parte di un programma dedicato ad Amnesty International, intende chiarire la situazione dei bahá’í in Persia in questi giorni e in particolare la vicenda dei sette Amici in Iran.

Quotidianamente Ecoradio diffonde programmi radiofonici d’impegno, cultura, informazione ed intrattenimento, stimolando analisi e consapevolezza delle crescenti minacce che gravano sul Pianeta Terra ma anche delle straordinarie opportunità che l’uomo può guadagnarsi scegliendo modelli di produzione e consumo eco-sostenibili, in altri termini adottando uno stile di vita etico

Amnesty International agisce per la liberazione di tre baha’i in Iran

18 aprile, 2008

Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva, tutti membri della minoranza religiosa baha’i, sono detenuti dal 19 novembre 2007 dal ministero dei Servizi segreti e s’ignorano i motivi della loro detenzione. Potrebbe trattarsi di prigionieri d’opinione detenuti per il solo motivo della loro fede religiosa o delle loro pacifiche attività d’insegnamento a bambini poveri. Avevano contribuito ad un progetto di lezioni destinate a bambini poveri della città di Chiraz nel sud dell’Iran.Nel mese di maggio 2006 sono state arrestate una cinquantina di persone che partecipavano a questo programma nonostante che le autorità avessero dato il loro permesso. La maggior parte di queste persone é di religione baha’i. Il giorno stesso del loro arresto sono stati rilasciati diversi mussulmani ed uno di religione baha’i mentre dopo sei giorni sono stati rilasciati altri 50 di religione baha’i al contrario di Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva che sono stati tenuti in detenzione per circa un mese.

Nel mese di agosto 2007, le 53 persone di religione baha’i che erano state in detenzione sono state giudicate dalla prima camera del tribunale rivoluzionario a Chiraz. Sono stati accusati di reati che riguradano la sicurezza dello Stato. Solo quattordici di essi hanno assistito al processo e solo essi hanno potuto ascoltare la sentenza pronunciata contro tutti i 53. Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva sono stati ciascuno di loro condannati a tre anni di carcere per « organizzazione di gruppi illegali », così come di un anno supplementare per « propaganda a favore di gruppi oppositori al regime islamico». Gli altri 50 di religione baha’i sono stati condannati a pene carcerarie con la condizionale: quattro mesi per « partecipazione a un gruppo illegale » e otto mesi per « propaganda a favore di gruppi di opposizione al regime islamico ».

Tutte queste persone hanno fatto ricorso contro la dichiarazione di colpevolezza e della condanna emessa contro di loro. Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva erano rimasti in libertà in attesa del loro ricorso.

Il 19 novembre 2007, Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva sono stati invitati per telefono a recarsi negli uffici del ministero dei Servizi segreti per recuperare i loro effetti personali che gli erano stati confiscati durante il loro primo arresto. Non sono più rientrati a casa e quando i loro familiari che li avevano accompagnati hanno chiesto dove si trovassero alcuni rappresentanti del ministero hanno dato risposte contraddittorie. Hanno detto che non erano entrati nell’edificio quando i parenti li avevano visti entrare. Alla fine hanno riferito che essi erano sempre detenuti nei locali del ministero dei Servizi segreti a Chiraz. Secondo alcune fonti, queste tre persone sono state autorizzate a ricevere un numero limitato di visite da parte delle loro famiglie.

Amnesty International ignora se essi stanno attualmente scontando la condanna pronunciata nell’agosto 2007, ma se questo é il caso, essi dovrebbero essere detenuti in una prigione dipendente dall’amministrazione penitenziaria perché la legislatura iraniana prevede che il ministero dei Servizi segreti non é abilitato a tenere delle persone in detenzione per interrogarli.

INFORMAZIONI GENERALI
La religione baha’i é stata fondata circa 150 anni fa in Iran e si é diffusa da allora in tutto il mondo. Dall’avvento della Repubblica islamica d’Iran nel 1979, la comunità baha’i é sistematicamente fatto oggetto di vessazioni e persecuzioni. Attualmente i suoi membri sono oltre 300.000 nel paese, ma la loro religione non é riconosciuta dalla Costituzione iraniana, che ammette unicamente l’esistenza dell’Islam, del Cristianesimo, dell’Ebraismo e dello Zoroastrismo. In Iran, i Baha’i sono vittime di leggi e regolamenti discriminatori che li impediscono di praticare la loro religione liberamente – un diritto che gli é garantito dall’articolo 18-1 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (PIDCP), trattato al quale fa parte l’Iran – e li privano dell’eguaglianza del diritto al lavoro e a un livello di vita decente che ne limita il loro accesso a un impiego e alle prestazioni sociali come quella alla pensione. D’altronde non sono autorizzati a riunirsi, a organizzare cerimonie religiose, né a praticare collettivamente la loro religione. Dall’elezione del presidente Ahmadinejad nel 2005, diverse decine di baha’i sono stati arrestati a causa della loro religione.
I membri della comunità baha’i che vivono in Iran affermano che sostengono lo Stato e negano di essere implicati in azioni sovversive contro il governo perche ritengono che ciò sarebbe contrario alle loro convinzioni.

AZIONE RACCOMANDATA :

negli appelli che invierete immediatamente alle autorità interessate (in persiano, in arabo, in inglese o nella vostra lingua) :

  • chiedete perché Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani e Sasan Taqva sono detenuti dal 19 novembre 2007 dal ministero dei Servizi segreti a Chiraz ;
  • fate notare che Amnesty International li considera prigionieri d’opinione se sono detenuti a causa della loro religione baha’i o per le loro attività pacifiche d’insegnare ai bambini poveri ;
  • chiedete la loro liberazione se non sono accusati di un reato riconosciuto dalla legge o giudicati in maniera equa nel più breve tempo possibile ;
  • pregate le autorità a vigilare che nessuna di queste tre persone siano sottoposte alla tortura o ad altre forme di maltrattamenti ;
  • esortatele a prendere dei provvedimentoi necessari affinché i detenuti possano ricevere, nel più breve tempo possibile, visite regolari da parte dei loro familiari e dagli avvocati da loro scelti.

GLI APPELLI VANNO INVIATI A :
Ministro per i Servizi segreti :
Gholam Hossein Mohseni Ejeie
Ministry of Intelligence, Second Negarestan Street, Pasdaran Avenue, Téhéran,
République islamique d’Iran
Formula di saluto : Your Excellency,

__________________

Guida spirituale della Repubblica islamica d’Iran :
His Excellency Ayatollah Sayed ‘Ali Khamenei
The Office of the Supreme Leader, Islamic Republic Street – Shahid Keshvar Doust Street
Téhéran, République islamique d’Iran
E-mail : info@leader.ir
Formula di saluto : Your Excellency,

COPIE DELLE LETTERE VANNO INVIATE A :
Responsabile del potere giudiziario :
Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi
Howzeh Riyasat-e Qoveh Qazaiyeh / Office of the Head of the Judiciary
Pasteur St., Vali Asr Ave., south of Serah-e Jomhouri, Tehran 1316814737,
République islamique d’Iran
E-mail : info@dadgostary-tehran.ir (nel campo oggett scrivere : « FAO Ayatollah Shahroudi »)
Formula di saluto : Your Excellency,

_____________________

Presidente della Repubblica :
His Excellency Mahmoud Ahmadinejad
The Presidency, Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, République islamique d’Iran
E-mail : dr-ahmadinejad@president.ir
o via sito Internet : http://www.president.ir/email

___________________

Ambasciata della Repubblica islamica d’Iran : Via Nomentana, 361, 00162 Roma
Fax :06/86215287 – Tel: 06/86214478 – 79 – 80
Email : info@iranembassy.it

Appello di Amnesty International per la liberazione dei 54 prigionieri baha’i in Iran (inglese)

30 gennaio, 2008

In the wake of a US State Department call for Iran to release Baha’i prisoners, Amnesty International has issued an “urgent action” appeal on their behalf.

The three prisoners were taken into custody in Shiraz, Iran, last November and are serving a four-year sentence on charges connected entirely with their belief and practice in the Baha’i Faith.

“We urge the regime to release all individuals held without due process and a fair trial, including the three young Baha’i teachers being held in a Ministry of Intelligence detention center in Shiraz,” said Sean McCormack, a spokesman for the State Department on 23 January 2008.

Amnesty International issued its appeal on 25 January. It calls for human rights activists around the world to write directly to Iranian government officials on behalf of the Baha’i prisoners, asking why they have been detained and calling on authorities not to ill-treat or torture them.

“Haleh Rouhi Jahromi, Raha Sabet Sarvestani and Sasan Taqva, all Baha’is (a religious minority), have been detained by the Ministry of Intelligence in Shiraz since 19 November 2007,” states the appeal, which was posted on Amnesty International’s Web site on 25 January 2008.

“Please send appeals to arrive as quickly as possible, in Persian, Arabic, English or your own language,” the appeal advises, “stating that Amnesty International would consider them to be prisoners of conscience if they are detained because of their Baha’i faith… calling for their release if they are not to be charged with a recognizably criminal offence and brought to trial promptly and fairly” and “calling on the authorities not to torture or ill-treat them…”

Sasan Taqva Haleh Rouhi Raha Sabet
 Sasan Taqva                  Haleh Rouhi                 Raha Sabet

The Amnesty International appeal recounts the story of the three prisoners, who were initially part of a group of 54 Baha’is who were arrested in May 2006 as they took part in an effort to educate underprivileged children in Shiraz.

Most of the 54 were released after a few days, although Ms. Rouhi, Ms. Sabet and Mr. Taqva were held for about a month. Then, in August 2007, 53 of those arrested were notified by a local court that they were accused of “offenses relating to state security,” according to the appeal.

Ms. Rouhi, Ms. Sabet and Mr. Taqva, moreover, were sentenced to four years in prison, although they remained out on bail. Then, on 19 November 2007, the three were told by telephone to go to the Ministry of Information office in Shiraz to retrieve items that had been confiscated in the May 2006 arrests. Instead, they were incarcerated.

“When they did not return home, family members who had accompanied them were given conflicting information by intelligence officials,” says the appeal. “The officials tried to claim that the three had not entered the building, even though their relatives had seen them do so. Eventually, their relatives were informed that the three were still being held at the Office of the Ministry of Intelligence in Shiraz.”

The appeal lists the ages of the prisoners as follows: Ms. Rouhi, 29; Ms. Sabet, 33; and Mr. Taqva, 32.

According to the AI Web site, urgent action appeals are transmitted to a network of more than 100,000 human rights activists in 70 countries.

Diane Ala’i, the representative of the Baha’i International Community to the United Nations in Geneva, said that the BIC is gravely concerned for the welfare of the three Baha’i prisoners.

“We hope that the urgent action appeal from Amnesty International, as a signal from human rights defenders worldwide, and the US State Department’s statement, will help resolve their unjust detentions,” she said.

Ms. Ala’i said the appeal was especially timely because Mr. Taqva has an injured leg, from an automobile accident before his imprisonment, which requires medical attention.

“The problem with his leg is extremely serious and painful,” said Ms. Ala’i. “It is understood that he requires surgery to remove a metal pin that had been inserted previously.”

Ms. Ala’i said that charges against the three, rather than involving any legitimate concern over “state security” stem entirely from accusations by the court that the Baha’is had been involved in the “indirect teaching” of the Baha’i Faith.

“In fact,” said Ms. Ala’i, “the three individuals were engaged in an effort to help underprivileged children in their city, through a program of training that emphasizes moral virtues.

“It is mind-boggling that the government of Iran would consider such efforts to be any type of threat — and wholly unwarranted that such activities should result in lengthy prison sentence.

“There is no doubt that these three are prisoners of conscience, held solely because of their belief in and practice of the Baha’i Faith,” said Ms. Ala’i. “We know this because among those arrested in May 2006 were some individuals who are not Baha’is. They were released within a day and have never faced charges.”

The US State Department statement also took note of the “death under suspicious circumstances” of Ebrahim Lotfallahi, an Iranian student of Kurdish descent detained by the Ministry of Intelligence on January 6. “We call on Iranian authorities to conduct a full investigation,” said Mr. McCormack. His statement also expressed concern over the continued detention of three Amir Kabir University students.

The Amnesty International appeal can be read in full at: http://www.amnesty.org/en/report/info/MDE13/017/2008

The US Department of State statement can be read at: http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2008/jan/99632.htm