Archive for the ‘Notizie dal mondo baha’i’ Category

Video di giovani baha’i del Canada vince concorso internazionale della Fondazione di Tony Blair

8 gennaio, 2012

Quattro giovani baha’i a Guelph, in Ontario (Canada), sono stati premiati per lo sforzo di effettuare un cambiamento positivo nel mondo attraverso un film musicale.

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Tony Blair, Nadim Merrikh and Sahba Shahmohammadloo alla cerimonia di premiazione

Nel dicembre 2011, la Tony Blair Faith Foundation ha dato il video del loro gruppo intitolato “Be the Change You Want to See” (Sii il cambiamento che vuoi vedere) il premio per il miglior video musicale al concorso internazionale. Il gruppo “Rappers Dapper”, composto da Nadim Merrikh, Shayan Majidy, Sahba Shahmohamadloo, Cameron e Blair, che ha approfondito l’amicizia attraverso un corso per i giovani, ha creato alcuni video rap per il web ispirati ai principi e alla storia della Fede Bahá’í. Gli incoraggiamenti ricevuti per i loro primi video ha dato fiducia al gruppo di giovani baha’i a mostrare i sport preferiti,  i cappelli firmati, gli occhiali da sole e cravatte mentre sballavano in rime in varie località della cittadina di Guelph. Il risultato finale fu la loro pluripremiata presentazione video che chiede un’azione personale, non solo parole, per i cambiamenti positivi necessari nella società.

“E ‘difficile determinare esattamente il motivo per il quale ha vinto il nostro video”, ha detto Shahmohamadloo. “Il messaggio del video richiama semplicemente ogni individuo a riflettere su come si possono ottenere atti puri e azioni sincere nella propria vita, e come la vita individuale potrebbe indurre la trasformazione nella loro società. Una simile affermazione colpisce veramente con qualsiasi persona di fede o senza fede “.

Considerati i movimenti sociali e le richieste di cambiamento in tutto il mondo nel corso del 2011, il messaggio di fondo (Sii il cambiamento che vuoi vedere) sembra essere un po’ l’inno per i giovani di oggi. Mentre alcuni intervistatori dei notiziari hanno chiesto se la canzone si identifica con specifici eventi recenti, i Rappers Dapper sono attenti a sottolineare che l’ispirazione per la canzone è venuto attraverso un generale riconoscimento delle potenzialità dei giovani.

E’ disponibile l’articolo completo in lingua inglese e anche il resoconto della cerimonia di uno dei rapper alla cerimonia di premiazione.

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Un’altra condanna delle Nazioni Unite per situazione dei diritti umani in Iran

23 dicembre, 2010

Le Nazioni Unite hanno nuovamente votato una forte condanna dell’Iran per la sua violazione dei criteri internazionali dei diritti umani.

Con 78 voti su 45 e 59 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha confermato una risoluzione che esprime «profonde preoccupazione per le gravi e continue violazioni dei diritti umani». In oltre 20 anni di risoluzioni di questo genere contro l’Iran, questa delibera è stata approvata con la più alta percentuale di voti. Il comunicato stampa integrale dell’Ufficio stampa baha’i è disponibile in italiano.

La risoluzione esprime specificamente preoccupazione per «l’intensificato attacco contro i difensori dei diritti umani e menziona un eccessivo uso della forza e della tortura», nonché «la diffusa disparità di genere e la violenza contro le donne» e la discriminazione contro le minoranze, compresi i membri della Fede baha’i.

«La comunità mondiale ha parlato chiaramente. È oltraggiata dalle continue e crescenti violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Bani Dugal, il rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

Soddisfatta del risultato, la signora Dugal ha notato che la risoluzione documenta molti tipi di violazioni, dalla tortura all’oppressione delle donne, alla persecuzione delle minoranze. «Tutto questo continua da troppo tempo ed è arrivato il momento che l’Iran dia ascolto all’appello della comunità internazionale e si adegui ai criteri della legge internazionale» ha detto.

Il voto delle Nazioni Unite è coinciso con nuove proteste e condanne in tutto il mondo contro la persecuzione dei baha’i da parte di un gran numero di governi, organizzazioni e personaggi eminenti.

In una dichiarazione del 17 dicembre, il Ministro degli affari esteri canadese, l’onorevole Lawrence Cannon, ha ribadito la profonda preoccupazione del suo paese perché «le autorità iraniane continuano a sottrarsi ai loro obblighi legali nazionali e internazionali».

«Il Governo del Canada è fermamente solidale con il popolo iraniano contro le violazioni dei diritti umani e le discriminazioni, nonché contro il maltrattamento delle donne e delle minoranze», ha detto il signor Cannon.

Numerosi eminenti cittadini indiani hanno recentemente invitato l’Iran a rispettare le proprie minoranze. Fra questi, l’ex vice primo ministro, L. K. Advani, ha chiesto giustizia per i sette dirigenti baha’i. «L’atteggiamento di un paese e di una nazione verso le religioni minoritarie è la cartina di tornasole della sua civiltà», ha detto il 17 dicembre.

Un gruppo di attivisti dei diritti umani sfidano le condizioni atmosferiche nella città tedesca di Mainz il 18 dicembre 2010. La scritta in tedesco dice "Liberate i 7 baha'i"

 

In un dibattito sulla libertà di religione nel Parlamento tedesco, che si è svolto il 17 dicembre, alcuni membri del Parlamento hanno illustrato la situazione dei baha’i in Iran. Il membro del Parlamento Christoph Strässer, portavoce per i diritti umani dei socialdemocratici, ha notato che la comunità baha’i «si è dedicata alla pace e alla tolleranza, sin dal momento in cui è nata…».

Dimostrazioni di piazza sulla situazione dei diritti umani in Iran si sono svolte nelle città tedesche di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Taunusstein.

«Ci siamo qui riuniti per denunciare l’allarmante situazione dei baha’i, dei diritti umani in generale e il clima di timore in cui vivono i baha’i, le donne, i giovani, i blogger e i giornalisti», ha detto Omid Nouripour, membro del parlamento per Francoforte, parlando durante le dimostrazioni nella città, «e protestiamo per dire al mondo che il popolo iraniano ha bisogno del nostro aiuto».

In precedenza la notizia della condanna a dieci anni di carcere ha suscitato un coro di condanne da parte di governi di tutto il mondo, come l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania, la Nuova Zelanda, l’Olanda, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Ungheria. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento Europeo si sono uniti alla proteste, accanto a numerose organizzazioni per i diritti umani, ad altri gruppi e a moltissime persone.

Nel suo rapporto annuale sulla liberà religiosa internazionale, pubblicato in novembre, il Dipartimento di stato americano ha detto che il rispetto del governo iraniano per la libertà religiosa ha continuato a deteriorarsi creando «un’atmosfera intimidatoria per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, specialmente i baha’i.”

«Il governo degli Stati Uniti ha pubblicamente condannato il trattamento dei baha’i nelle risoluzione dell’ONU», dice il rapporto.

La recente risoluzione delle Nazioni Unite è stata presentata da 42 co-sponsor e approvata in forma preliminare in novembre da un comitato dell’Assemblea generale, con una schiacciante maggioranza di voti contro l’Iran.

Il restauro di un luogo sacro fa luce sulla storia della regione

1 novembre, 2010


L’Assemblea Spirituale nazionale dei Baha’i d’Italia è stata informata che dopo oltre tre anni di lavori di restauro e conservazione, un luogo sacro baha’i offre ora un’immagine del retaggio industriale e spirituale di questa parte della Terra Santa.

Dall’epoca romana fino agli anni ‘20 del XX secolo, i mulini di questa zona, circa due chilometri a sud est della vecchia città di Acca, hanno prodotto farina per nutrire la popolazione locale.

«Era una zona agricola molto importante per la città» spiega Albert Lincoln, segretario generale della Baha’i International Community. «I mulini facevano parte di quello che probabilmente era uno dei massimi complessi industriali della regione. Le prime documentazioni risalgono al 1799, quando una delegazione francese ipsezionò la zona in vista della prevista conquista di Napoleone».

Ma per i baha’i, il luogo ha un’importanza spirituale, soggiunge il signor Lincoln. «È uno dei più bei luoghi sacri legati alla presenza di Baha’u’llah in Terra Santa alla fine del XIX secolo».

Nel 1875, otto anni dopo che Baha’u’llah era stato internato nella colonia penale di Acca, Suo figlio ‘Abdul-Baha prese in affitto un’isoletta formata da due canali ricavati dal fiume Na’mayn per alimentare alcuni mulini ad acqua. ‘Abdu’l-Baha vi creò un ameno giardino per il padre esule e prigioniero da oltre vent’anni. Baha’u’llah chiamò il giardino «Ridvan», che significa paradiso.

Una bonifica per combattere la malaria e ricavare terreno coltivabile eseguita negli anni ’30 e ’40 ha privato il giardino della sua caratteristica insularità. Ma ora, con il restauro dei canali, il Giardino di Ridvan è ritornato a essere un’isola. Questa settimana, circa 280 baha’i, provenienti da paesi come la Mongolia, il Ruanda ed El Salvador, sono stati i primi pellegrini che hanno visitato il sito dopo il 2007.

Una «verde isola»

Dopo che ‘Abdu’l-Baha ebbe comperato l’isola, i pellegrini che venivano dall’Iran e da paesi confinanti acquistarono arbusti, alberi e piante da fiori per adornare le aiuole. Duranti i lunghi viaggi alcuni dei viaggiatori patirono la sete per dare acqua alle piante.

Quando ebbe maggiore libertà di movimento, Baha’u’llah fece visita al giardino. Ci andava spesso e talvolta vi Si fermava la notte in una modesta casa sull’isola.

Il luogo acquisì notorietà anche al di fuori della comunità baha’i. Laurence Oliphant, scrittore britannico che lo visitò nel 1883, osservò: «Quando ad un tratto ci si arriva è come scoprire un paesaggio di fiaba… Sul corso d’acqua sorgono salici piangenti e il luogo, ricco di acque, di ombra e di profumi di gelsomini e di zagare, è un rifugio ideale contro la calura estiva».

Servendosi di fotografie e descrizioni storiche, un’equipe internazionale di architetti e ingegneri ha restituito al giardino di Ridvan le sue caratteristiche originarie, assistita dalle Autorità israeliane preposte alle antichità che hanno fornito una sovrintendenza conservativa dell’intero sito ed eseguito parte dei lavori.

«Il nostro compito era ricostruire l’isola com’era ai tempi di Baha’u’llah», dice Khosrow Rezai, rappresentante dell’equipe che ha sovrinteso al progetto. «Perciò abbiamo dovuto cercare e scoprire tutti i documenti storici che potessero dirci come era l’isola in modo da poterla riportare in vita».

I due canali sono stati nuovamente scavati ai due lati del giardino dove si trovavano originariamente fino ai mulini ad acqua, alcuni dei quali sono stati restaurati. «Abbiamo trovato una falda freatica a 40 metri di profondità e la usiamo per alimentare i canali», dice il signor Rezai. «Ma la configurazione dei canali dà l’impressione che l’acqua provenga ancora dai monti e scorra verso il mare».

Ora che la configurazione originaria del giardino è stata ripristinata, i pellegrini hanno l’esperienza di un rifugio spirituale. «Abbiamo cercato di ricreare, nei limiti del possibile, la tranquillità del giardino creato da ‘Abdu’l-Baha per offrire a Baha’u’llah un luogo di riposo», dice il signor Rezai. «La vista dell’acqua è un sensazione straordinaria. La si attraversa, se ne sentono il profumo e il rumore. Si spera di trasmettere la stessa felicità e la stessa gioia che ne traeva Baha’u’llah».

Albert Lincoln concorda che il restauro ha trasformato radicalmente l’atmosfera del luogo. «Essendo un religione nata in tempi storici, e non archeologici, abbiamo avuto la possibilità di fare un autentico lavoro di restauro e di ricreare con notevole precisione la sensazione che se ne traeva ai tempi in cui Baha’u’llah vi Si recava di persona. Egli la chiamava la «Nostra verde Isola» e scrisse alcune belle pagine nelle quali descrive Se Stesso seduto nel giardino circondato dalle acque.

«In un passo, Baha’u’llah dice che Si trovava nel giardino rallegrato da “rivoli scorrenti, e alberi lussureggianti, e la luce del sole . . . frammezzo”. La descrizione prosegue con altri dettagli di vita all’aperto, sole, vento, acqua, eccetera», dice entusiasta il signor Lincoln.

Uno straordinario luogo sacro

A sud di questo sito si profila all’orizzonte il Monte Carmelo, sede del Mausoleo del Bab e delle sue monumentali terrazze con giardini. Nel 2008 l’UNESCO li ha dichiarati Patrimonio mondiale dell’umanità assieme al Mausoleo di Baha’u’llah e ai suoi dintorni a nord del giardino di Ridvan.

Ma il Giardino di Ridvan è unico fra i luoghi santi baha’i, dice il signor Lincoln. «Negli altri, i giardini circondano edifici e strutture. Qui, l’intero luogo sacro è un giardino, e un giardino molto più intimo degli altri.

«Con queste opere di conservazione e con il restauro dei mulini, l’intero luogo parla delle radici storiche della Fede baha’i in questa terra e ora queste origini si sono legate con la storia del paese».

fonte: www.NotizieBahai.it

sito ufficiale baha’i Vietnam

18 novembre, 2009

La comunità bahá’í del Vietnam è stata ufficialmente riconosciuta dal nostro del Vietnam il 14 luglio 2008. Il sito ufficiale della comunità www.bahai.org.vn è stato lanciato nell’aprile 2009 con il proposito  di aiutare i vietnamiti a leggere gli insegnamenti della Fede bahá’í da qualsiasi parte del mondo.

comunicato stampa: Rinviato il processo dei sette dirigenti baha’i imprigionati

17 agosto, 2009

Ginevra. 17 agosto 2009. La Bahá’í International Community ha appreso oggi che il processo dei sette dirigenti bahá’í imprigionati in Iran è stato rinviato al 18 ottobre.

Secondo Diane Alá’í, rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite di Ginevra, il tribunale ha deciso di rinviare l’udienza di due mesi dopo aver ricevuto una richiesta di rinvio del processo dai signori Hadi Esmaielzadeh e Mahnaz Parakand, due avvocati del centro dei difensori dei diritti umani che rappresentano i sette bahá’í.

I due membri principali del gruppo di legali, il premio Nobel signora Shirin Ebadi e il signor Abdolfattah Soltani, non erano in grado di partecipare all’udienza, perché la signora Ebadi è all’estero e il signor Soltani è in prigione, dato che è stato arrestato il 16 giungo u.s. sulla scia dei disordini successivi alle elezioni presidenziali in Iran.

«La nostra speranza è che i nostri correligionari siano rimessi in libertà su cauzione», ha detto la signora Alá’í.

I sette prigionieri bahá’í sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. I sette sono da allora stati trattenuti nel carcere di Evin (Teheran) senza aver ricevuto accuse formali e senza potere mettersi in contatto con i loro legali.

Notizie da fonti ufficiali iraniane hanno detto che i sette saranno accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la Repubblica Islamica»

La Bahá’í International Community smentisce categoricamente tutte le imputazioni contro i sette e sostiene che essi sono stati arrestati unicamente per persecuzione religiosa.

comunicato stampa: Teheran, 18 agosto, ore 9 del mattino: il processo dei sette prigionieri bahá’í

16 agosto, 2009
La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service < http://news.bahai.org/story/725 >, poi il 13 agosto dal CNN < http://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/08/13/iran.bahai.trial.pending/ >, e infine il 15 agosto dal Reuters (India) < http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-41776820090815 >. Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi. La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.
La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.
I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto). Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto. Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.
Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran. L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori. Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.
In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran. I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato. I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati. I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte. Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa. Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».
La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.
L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service , poi il 13 agosto dal CNN, e infine il 15 agosto dal Reuters (India).

Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi.

La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.

La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.

I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto).

sette-prigionieri-bahai-iran

Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto.

Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.

Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran.

L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori.

Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.

In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran.

I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato.

I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati.

I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte.

Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa.

Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».

La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.

L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

Una prospettiva etica sull’attuale crisi economica

18 luglio, 2009

Ad inizio Luglio EBBF Iternational ha emesso una dichiarazione durante il Global Ethics Forum, svoltosi ad inizio di Luglio presso le Nazioni Uniti in Ginevra, dove EBBF era uno dei principali associate partners.

Ecco la versione in lingua italiana della dichiarazione presentrata in occasione del forum il 2-3 luglio 2009.

 

UNA PROSPETTIVA ETICA SULL’ATTUALE CRISI ECONOMICA

Una Dichiarazione dell’European Baha’i Business Forum

Luglio 2009

Il mondo sta attraversando una crisi economica e finanziaria senza precedenti. Le implicazioni globali trascendono gli aggiustamenti ciclici delle economie nazionali e gli strumenti correttivi fino ad oggi utilizzati dal mondo dell’ecconomia e da governi nazionali. Il malestare generale e la perdita di fiducia puntano verso fattori piú profondi e difetti piú influenti nel sistema economico, che si estendono ad una crisi di leadership e di valori.

ebbf logo Questa crisi unica nel suo genere, insieme a questo crollo sociale che la accompagna, rifletteono un profondo errore di concezione della natura umana. Ci troviamo davanti all’evidenza che, se lo sviluppo della societá non incontra un obiettivo che vada oltre il semplice miglioramento delle condizioni materiali, fallirá nel suo tentativo di raggiungere anche solo questo obiettivo. Il vero obiettivo deve essere ricercato nell dimensioni spirituali della vita ed in motivazioni che trascendono un panorama economico in costante evoluzione ed una divisione artificalmente imposta della societá umana in “sviluppata” ed “in via di sviluppo”.

L’ European Baha’i Business Forum (EBBF) riconosce in questa situazione una opportunitá di rimodellare i concetti fondamentali e le strutture perché non si limitino ad aiutarci a sollevare il mondo da questa crisi ma che ci pongano sulla strada di nuove istituzioni e comportamenti che permetteranno all’umanitá di svilupparsi e prosperare.

L’attuale crisi é fondamentalmente una crisi di fiducia ed integritá, e quindi etica nella sua base. La soluzione non si puó ridurre a una semplice riorganizzazione istituzionale o ad alcune modifiche nelle regolamentazioni. É necessaria una risposta etica a tutti i livelli: da parte dell’individuo, della corporazione, del governo e degli enti di regolamentazione.

Non esiste una soluzione rapida. Dobbiamo invece considerare una serie di principi quando ci accingiamo a ridefinire il nostro modo di immaginare sia le istituzioni che gli individui che le compongono. Dobbiamo sosituire il concetto dello sfrenato materialismo individuale con il servizio all’umanitá, la competizione con la cooperazione, corruzione con comportamenti etici, ingiustizia basata sul sesso con pari opportunitá per uomini e donne, aviditá con etica personale, sovranitá nazionale con collaborazione internazionale, protezionismo con la unitá mondiale, ingiustizia con giustizia.

EBBF promuove e da il benvenuto ad un coinvolgimento della comunitá piú estesa per sviluppare insieme una nuova struttura. Considerando l’importanza della mondo imprenditoriale mondiale, dobbiamo attingere dalle sue abilitá e risorse specifiche, in collaborazione con governi, organizzazioni internazionali e ONG, per disegnare un framework istituzionale e principi guida per un nuovo sistema economico. Chiamiamo persone da tutti i campi dell’imprenditoria e dell’economia, da tutte le nazioni, e da tutti i settori a lavorare insieme per costruire un nuovo sistema economico basato sulla equitá e la giustizia.

In tutto il mondo si commemora il martirio del Báb

10 luglio, 2009

redazionale bahai.it

In occasione della commemorazione del martirio del Bab, è apparso un interessante editoriale su questo tema. Il 9 luglio la comunità mondiale bahá’í sparsa sull’intero pianeta commemorerà una delle date più importanti del suo calendario: il martirio del Báb. Evento tragico e glorioso insieme, che poneva fine alla vicenda terrena del Precursore-Profeta di Bahá’u’lláh, esso ebbe luogo nella città persiana di Tabriz, al mezzodì del 9 luglio 1850.

Dopo aver tentato in tutti i modi di denigrarLo, umiliarLo e deriderLo, il clero sciita, in combutta con le autorità governative, non trovò altra via per farLo tacere che comminarGli la morte, come già era successo duemila anni prima al Messia atteso dal popolo ebraico, disconosciuto e morto su una croce romana. È atroce che i corpi più santi che la natura abbia prodotto vengano martoriati dai loro contemporanei in modi così barbari!

Rileggiamo l’ammirato commento che un occidentale, A. L. M. Nicolas, interprete presso l’ambasciata francese a Teheran verso la metà del secolo XIX, scrisse sul tragico evento: «Gesù Cristo è morto volontariamente, perché doveva morire e compiere le profezie. È la stessa cosa per il Báb, che volle così dare una prova evidente delle sue parole. È uno dei più magnifici esempi di coraggio che l’umanità abbia mai veduto ed è anche una prova dell’amore che il nostro eroe portava ai suoi simili. Egli ha sigillato con il sangue il patto della fratellanza universale e, come Gesù, ha pagato con la vita l’annuncio del regno della concordia, della giustizia e dell’amore per il prossimo».

Questa meravigliosa figura, che accese, a metà del 1800 e oltre, l’immaginazione e l’ammirazione di innumerevoli personalità in varie parti del mondo (persino lo Zar di Russia se ne interessò!), era al contempo un Messaggero di Dio e la Porta all’avvento di «Colui che Dio manifesterà»: un evento straordinario ed unico nella storia delle religioni del mondo.

In questa importante solennità del calendario bahá’í, i credenti della nostra comunità che vorranno astenersi dal lavoro, secondo il chiaro consiglio del Custode, potranno farlo, perché la legge italiana obbliga i datori di lavoro a concedere loro una giornata di ferie.

Sinfonia di Preghiere di Pace

16 maggio, 2009

logo-associazione-bahai-promozione-sociale-gianni-ballerioUn grande evento interreligioso in cui si è scelto di usare la forza della preghiera per spargere sul pianeta semi di pace e armonia, ad Assisi il 17 maggio 2009. Dal 2007 questo evento del Fuji è diventato un network internazionale, organizzato in svariati luoghi del pianeta, con lo scopo di portare la Terra e tutte le creature all’Unità attraverso l’energia delle preghiere unite per la pace.

La Sinfonia di Preghiere di Pace (Symphony of Peace Prayers) nasce nel 2005 in Giappone al Santuario di Fuji sede del associazione di Pace Byakko Shinko Kay , situato ai piedi del monte Fuji, dove per la prima volta diverse religioni si sono incontrate a pregare per la pace. È nato così un grande evento interreligioso in cui si è scelto di usare la forza della preghiera per spargere sul pianeta semi di pace e armonia.

Dal 2007 questo evento del Fuji è diventato un network internazionale, organizzato in svariati luoghi del pianeta, con lo scopo di portare la Terra e tutte le creature all’Unità attraverso l’energia delle preghiere unite per la pace.

Quest’anno la data prevista per la cerimonia è Domenica 17 maggio 2009, in contemporanea con il Global Meditation Peace Day.

In Italia, l’evento si svolgerà al centro di yoga e meditazione Ananda, nei pressi di Assisi.

Tutti sono invitati a unire i propri cuori in questo coro di preghiere e ad espandere la propria coscienza in uno stato di unità con l’universo e tutti gli esseri viventi. Ingresso libero.

Una residente di Nunavut riceve encomio per un progetto artistico per giovani

7 maggio, 2009

Nunavut-02Beth McKenty, si trasferì nel 1999 a vivere a Iqualuit, nell’Isola di Baffin, un area scarsamente popolata nel nord del Canada, per adempiere ad una promessa che aveva fatto a se stessa 45 anni fa, di dedicare parte della sua vita a tentare di ridurre il suicidio dei giovani. Entro due settimane dal suo arrivo aveva dato vita ad un progetto per aiutare i bambini a costruire una auto stima, esplorando la loro creatività. L’iniziativa che prende il nome di ArticYouth Art, ha coinvolto centinaia di bambini.

Gli sforzi della McKenty sono stati riconosciuti questo mese quando e’ stata scelta assieme a 75 persone di tutto il Canada come beneficiaria del premio “Caring Canadian Awards” per l’anno 2009. Questo premio è stato fondato nel 1996 dal Governatore Generale del Canada e viene consegnato a persone e gruppi, il cui contributo di volontariato, durato molti anni e non retribuito, ha fornito uno straordinario aiuto o cure a persone della loro comunità.

 E’ stato un lungo e spesso sorprendente viaggio, quello percorso dalla McKenty da Snowflake, Manitoba suo luogo nascita a Iquluit, che ha una popolazione di 7200 persone ed e’ capitale del territorio di Nunavut. Ha speso alcuni decenni nel Wisconsin dove ha lavorato come giornalista indipendente, crescendo una famiglia. Ha vissuto anche in Giappone, Cina, Russia ed ha insegnato nell’istituto di educazione superiore a Tsaile nell’Arizona, Stati Uniti.

La Sig.ra McKenty ha detto: “Ero una di sei figli e sono cresciuta in un’azienda agricola. Mio padre aveva la stoffa dei pionieri ed un veterano che ha servito a Vimi Ridge. Mia madre era un’infermiera immigrante dall’Islanda. Siamo cresciuti in una casa con una apertura mentale verso il mondo intero.” Ha poi aggiunto: “Nel 1954, un fratello più giovane si è tolto la vita. Un modo che ho usato per superare quel trauma, fu quello di fare a me stessa una promessa, che qualche giorno avrei fatto qualcosa per cercare di ridurre i suicidi dei giovani.”

Fu il giorno del funerale di suo fratello che senti parlare per la prima volta della Fede Baha’i. Quando apprese del principio di Baha’u’llah sulla unificazione del genere umano, sentì che esso corrispondeva ai valori con cui era cresciuta. Ne e’ seguita una vita di attività Baha’i.

Ha poi precisato: “Ero molto impegnata e gli anni passavano, ma i miei piani contenevano sempre la promessa fatta a mio fratello. Nel 1999 successero due cose simultaneamente. Lessi che la rata di suicidi nella nuova località di Nunavut era ben sette volte la media canadese e nello stesso periodo partecipai alla Convenzione Nazionale a Montreal dove appresi che vi erano delle opportunità di servizio nell’Artico. Ecco che era arrivata la mia occasione.” Entro il mese di ottobre si era trasferita nella Casa Baha’i a Iqualuit, che si trova nella Tundra Artica non molto lontano dal Circolo Artico. Venni con uno scopo. “Venni con uno scopo, ma non avevo un metodo. Io avevo lavorato nel studio artistico per due anni e così portai le mie pitture a Iqualuit. Dopo due settimane che ero arrivata, sentii degli strani rumori e scoprii che due giovani stavano cerando di tirare delle pietre per scavalcare la casa senza riuscirvi.

Aprii la porta e chiesi loro se volevano entrare per una tazza di cioccolata calda.” Siccome stavo dipingendo, chiesi loro se desideravano pitturare a loro volta. Spiegai loro che i colori rosso, giallo e blu si potevano miscelare per ottenere qualsiasi altro colore eccetto il bianco. Erano timidi ma accettarono. Rimasi colpita di come potevano pitturare. Il loro lavoro era cosi’ nordico. La grande eredità degli Inuit era evidente in questi bambini. Ritornarono più tardi portando con se uno o due amici. Così cominciò il mio progetto. “Io non ho mai in realtà addestrato questi giovani. Li ho semplicemente aiutati fornendo loro dello spazio e del buon materiale.

Oltre a pitturare, i giovani si divertivano giocando con premi, pranzi ed occasionalmente feste di compleanno multiple.” Sebbene il progetto fosse localizzato a “Baha’i House, (Casa Baha’i)”, esso era ben distinto dalle riunioni baha’i e veniva fornito come servizio alla comunità. Piano piano si consolido’ un procedimento speciale con il momento dei saluti di benvenuto, seguito dalla preparazione delle tavolozze, pennelli, carta e pittura per ciascun bambino. La Si.ra. McKenty ricorda: “Imparai che era importante dare a ciascun giovane la stessa quantità di materiale, mentre essi osservavano attentamente il loro confezionamento.

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Chiedevo loro sei o sette minuti di silenzio all’inizio di ogni sessione di pittura. Scoprii che parlare disturbava il momento creativo. Spesso, il silenzio continuava per tutto il tempo in cui i giovani artisti erano assorbiti in ciò che stavano creando.” Le sessioni del sabato mattina Gradualmente, venivano sempre più giovani che portavano i loro amici. Ora, durante le sessioni del sabato mattina, partecipano mediamente una ventina di partecipanti da 4 a 14 anni di età. “Oltre alle arti, il progetto produce molti altri benefici.

E’ importante che i bambini facciano amicizia. Un bambino poco popolare con gli altri può produrre qualcosa di inusuale e molto bello. Ciò cambia l’attitudine degli altri nei suoi confronti e la sensazione del bambino di ciò che e’ di valore.” “Non posso dire con certezza che quando diverranno adulti non si tolgieranno la vita, ma so con certezza che vi è una minore probabilità che ciò avvenga se essi sono orgogliosi del loro lavoro, danno e ricevono premi ed imparano qualcosa di più sulle relazioni umane.” “L’esperienza mi dice che ogni essere umano é un artista. Quando riconosciamo ciò, ci aiuta ad informarci sulla nostra stessa anima.”

L’iniziativa Artic Youth Art, si è costantemente allargata comprendendo visite nelle scuole. Con il sostegno di altre persone ed organizzazioni, vengono tenuti laboratori in altri otto distretti a Nunavut fra cui Risolute e Grise Fiord più al Nord. I lavori dei partecipanti sono stati esposti nella sede dell’Assemblea Legislativa, nel museo Sanukkataangit di Iqualuit Nunatta, nel museo di Glenbow a Calgary e nella galleria Marion Scott Inuit Art di Vancouver.

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Quest’estate, a due giovani particolarmente dotati, è stato dato da parte della Ottawa School of Art, un corso individuale di due settimane con visita a gallerie e musei, quale riconoscimento degli otto anni nei quali hanno partecipato con regolarità ai workshop. La Sig.ra Mckenty ha poi detto: “Come Baha’i, la vita è particolarmente intensa. Ho imparato a vedere ogni essere umano letteralmente come una famiglia. La mia speranza è questo diventi parte di ciò che i bambini qui provano, che siamo veramente uniti in ciò che stiamo facendo, che io non sono un’insegnante proveniente da un luogo diverso, ma semplicemente un’amica.” “E’ stato per me incredibile, ritornare due anni fa dal funerale di mio figlio Jack a Los Angeles, rispondere al campanello ed aprire la porta per trovare un gigantesco cestino di orchidee e gigli contenente la nota “…i tuoi amici, gli autisti di taxi di Iqualuit.”

Sebbene il progetto sia mirato ai giovani, esso ha apparentemente raggiunto altri cuori ed il mio stesso cuore continua ad essere educato da questo tremendo privilegio di vivere e lavorare a Iqualuit.”

L’articolo è disponibile nella versione originale con immagini ad alta risoluzione.