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comunicato stampa: Teheran, 18 agosto, ore 9 del mattino: il processo dei sette prigionieri bahá’í

16 agosto, 2009
La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service < http://news.bahai.org/story/725 >, poi il 13 agosto dal CNN < http://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/08/13/iran.bahai.trial.pending/ >, e infine il 15 agosto dal Reuters (India) < http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-41776820090815 >. Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi. La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.
La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.
I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto). Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto. Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.
Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran. L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori. Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.
In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran. I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato. I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati. I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte. Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa. Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».
La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.
L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

La notizia si è ormai diffusa nel mondo. È stata inizialmente diramata il 12 agosto dal Baha’i World News Service , poi il 13 agosto dal CNN, e infine il 15 agosto dal Reuters (India).

Il processo dei sette prigionieri bahá’í, trattenuti da oltre un anno nella famigerata prigione Evin di Teheran, dovrebbe essere celebrato martedì 18 agosto alle 9 del mattino dalla sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, la stessa che lo scorso maggio ha processato la giornalista iraniano-americana Roxana Saberi.

La notificazione ufficiale delle autorità, datata 15 luglio, è stata ufficialmente recapitata all’avvocato Abdolfattah Soltani, uno dei legali dei sette prigionieri. L’avvocato Soltani, noto esperto in diritti umani e membro fondatore del Centro dei difensori dei diritti umani di Teheran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, si trova anche lui in carcere Evin di Teheran dal 16 giugno u.s. La signora Ebadi, un altro dei difensori dei sette prigionieri, si trova all’estero. La difesa sarà assunta da un altro legale del Centro per i diritti umani, la signora Mahnaz Parakand.

La notificazione della data del processo a un avvocato lui stesso detenuto, mentre un altro difensore, la signora Ebadi, si trova all’estero fa capire che le autorità iraniane, che già non hanno mai consentito ai prigionieri di incontrare i loro difensori, non hanno alcuna intenzione di rispettare i criteri internazionali di un giusto processo, come non li stanno rispettando nei numerosi processi celebrati in queste settimane contro dissidenti arrestati dopo le recenti elezioni presidenziali in Iran. In molti casi i processati sono stati torturati e le loro confessioni estorte con la tortura sono state usate per condannarli in processi, che sono stati quasi sempre una farsa.

I sette prigionieri bahá’í che dovrebbero essere processati martedì prossimo sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm (nella foto: I sette «dirigenti» bahá’í con i consorti, prima dell’arresto).

sette-prigionieri-bahai-iran

Sei di loro sono stati arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. Solo la signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad. Essi sono i membri di un gruppo ad hoc noto come Yárán (Amici in Iran), che era stato nominato dopo che, nel 1983, tutte le istituzioni bahá’í si erano sciolte in segno di buona volontà quando il procuratore generale le aveva, ingiustamente, messe al bando. Il gruppo serviva a gestire le necessità spirituali e amministrative minime della comunità. È stato fondato informandone le autorità e ha sempre mantenuto con loro un rapporto chiaro e aperto.

Le autorità erano anche informate dei rapporti fra gli Amici in Iran e il Centro Mondiale Bahá’í a Haifa. Anche questo gruppo si è sciolto, in segno di buona volontà verso il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, non appena il procuratore generale dell’Iran l’ha messo al bando nel febbraio 2009.

Le iniquità commesse contro i sette prigionieri bahá’í sono numerose. I sette sono stati trattenuti senza accuse formali e senza la possibilità di mettersi in contatto con i loro legali nella prigione Evin di Teheran.

L’11 febbraio 2009 la nota agenzia di stampa degli studenti iraniani ISNA ha annunciato che il vice pubblico ministero di Teheran, Hassan Haddad, aveva dichiarato che i sette prigionieri erano stati imputati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica Islamica» e che il caso sarebbe stato sottoposto la settimana successiva alla Corte rivoluzionaria. Sebbene l’istruttoria contro di loro si sia conclusa da diversi mesi, i sette bahá’í sono stati trattenuti in carcere. Sono state esercitate pressioni su di loro perché scegliessero altri avvocati difensori.

Non è stato accettato il pagamento di una cauzione per permettere loro di ritornare in libertà, mentre attendevano il processo, secondo quanto prevede la Costituzione del Paese. Anzi, le restrizioni nei loro confronti sono aumentate. I cinque uomini sono stati trattenuti in una cella di dieci metri quadri, priva di letti. Le visite dei familiari, già molto brevi, sono state consentite solo attraverso una parete di vetro e con l’uso di un citofono.

In Iran le persecuzioni contro i seguaci della Fede bahá’í hanno precedenti storici di antica data. Questa Fede è stata immediatamente perseguitata, subito dopo i suoi inizi nel 1844. Una delle più feroci repressioni si scatenò proprio alla metà di agosto del 1852, in seguito a un fallito attentato contro lo Scià avvenuto il 15 agosto 1852 e ingiustamente attribuito a un complotto di seguaci di quella Fede. In quei giorni, che Ernest Renan definì «senza pari nella storia del mondo», furono trucidate fra le dieci e le trenta mila persone. Le persecuzioni sono perdurate con alterne vicende per tutti questi anni, aggravandosi alquanto dopo la Rivoluzione islamica in Iran.

I bahá’í sono accusati di essere agenti dello stato di Israele in Iran. Quest’accusa, che incominciò a circolare nel Paese negli anni ’30, trae origine dal fatto che il Centro spirituale e amministrativo di questa Fede si trova in Terra Santa, senza tener contro del fatto che la ragione per cui quel Centro si trova in Terra Santa è perché le autorità musulmane stesse hanno esiliato in quella terra il suo Fondatore, Bahá’u’lláh, nel 1868, quando lo stato di Israele non era ancora nato.

I bahá’í sono accusati di offendere la santità della religione. Ma chiunque legga i loro Scritti, vedrà che il Corano, Muhammad e i più santi personaggi dell’Islam, come ‘Alí, cugino e genero del Profeta, sono rispettati e venerati.

I bahá’í sono accusati di essere nemici della Repubblica Islamica. Ma chiunque conosca la Fede bahá’í sa che uno dei principiali insegnamenti cui i bahá’í sono tenuti a conformarsi è l’astensione da qualsiasi attività politica di parte.

Inoltre il volontario scioglimento delle Istituzioni bahá’í nel 1983 e poi del gruppo degli Amici in Iran nel 2009, non appena il procuratore generale dell’Iran li ha messi al bando, e l’ottimo comportamento di tutti i bahá’í del Paese nei confronti del loro governano dimostrano l’infondatezza di questa accusa.

Un’ulteriore gravissima accusa che è stata ventilata contro questi sette credenti è quella di «diffondere corruzione sulla terra», in persiano «Mofsede fel-Arz», un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte. Ma anche in questo caso non si vede come credenti di una Fede che richiede ai suoi seguaci un altissimo livello morale, caratterizzato da rettitudine, buona volontà verso tutte le istituzioni della società, amicizia e solidarietà con tutti gli essere umani, indipendentemente dalle loro condizioni, possano «diffondere corruzione sulla terra».

La data del processo non può comunque essere ancora considerata certa, perché era già stata fissata per l’11 luglio u.s. e poi era stata rimandata. E la tattica di stabilire una data per un processo e poi rimandarla è abituale in Iran. Inoltre a uno dei familiari dei prigionieri bahá’í è stato detto che il presidente del Tribunale è in ferie e non ritornerà prima del 21 agosto.

L’Ufficio stampa
dell’Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahá’í d’Italia

il Papa in visita ai Baha’i in Haifa?

9 maggio, 2009

icona-il-giornale

La libertà religiosa: i cristiani di Israele sono oggi 150mila, mentre nel ’48 erano 34mila. Una crescita di più del 250 per cento. Israele è l’unico Paese in cui i cristiani abbiano goduto di una crescita demografica, l’unico in cui i luoghi di culto siano liberi senza limiti, come non lo erano durante la dominazione giordana.

Certamente i cristiani hanno, come tutte le minoranze, le loro rivendicazioni, anche se, a quel che so, il regime di tassazione e le opere di restauro godono di una legislazione collaborativa. Comunque, se il Papa pensa non sia diplomatico esprimere apprezzamento diretto per la libertà religiosa in Israele, sarebbe bello che invece visitasse il centro Bahai di Haifa (l’idea è dello studioso di Islam Denis Maceoin che l’ha scritto sul Catholic Herald), alcune leggiadre costruzioni nel mezzo di un grande parco fiorito.

L’articolo intitolato “Consigli Il momento è pessimo ma è un’occasione da non perdere” apparso su il Giornale del 9 maggio 2009 termina con questo paragrafo:

I Bahai, perseguitati, uccisi, imprigionati ovunque ma specie in Iran, hanno trovato rifugio e aiuto in Israele. Sarebbe magnifico che il Papa visitandoli proclamasse il suo orrore per qualsiasi tipo di persecuzione o discriminazione religiosa. Sarebbe un messaggio oggi fondamentale per il mondo intero. Farebbe di questa visita una pietra miliare.

TV in lingua cinese presenta il Centro Mondiale Baha’i

6 marzo, 2009

tv.sohu.com

In questo video di 3 minuti e mezzo viene presentato il Centro Mondiale Baha’i in lingua cinese

I Giardini Bahai di Haifa: sito di interesse turistico di Israele

23 settembre, 2008

Sul sito del Ministero Israeliano del Turismo è stato pubblicato un interessante articolo sui I Giardini Bahai di Haifa intitolato “I Giardini Bahai di Haifa ed il centro di Akko (Acre)” che segue di seguito:

 

Bellezza e grandezza oltre ad uno splendido design derivante dalla paziente passione per il giardinaggio, passione viva da generazioni: la combinazione di tutto questo è riuscita a creare la magica atmosfera che potrà essere vissuta all’interno degli splendidi giardini del Santuario della religione Bahai ad Haifa.

Qui gli adepti della fede Bahai hanno stabilito il loro centro spirituale e mondiale.

 La fede Bahai ha avuto la sua origine in Iran da dove il suo fondatore, Baha ‘u ‘llah venne esiliato dopo la rottura con la fede Sciita alla fine del XIX secolo, rifugiandosi così ad Akko (San Giovanni d’Acre) dopo aver sofferto la persecuzione nei vicini Paesi mussulmani.

Egli rimase impressionato dalla bellezza del Monte Carmelo ed espresse il desiderio che il Bab, il precursore della fede, fosse lì sepolto.

Circa 20 anni più tardi le ossa del Bab furono sepolte ad Haifa in quello stesso luogo che successivamente divenne il centro della fede Bahai.

Il Santuario, con la sua cupola dorata ed i marmi provenienti dall’Italia che lo circondano e con i suoi pilastri di granito fu costruito nel 1953 per divenire poi una delle maggiori attrazioni turistiche di Haifa.

La cupola del santuario alta ben 40 metri è ricoperta di oro 14 carati ed è rivestita di mattoni.

Il tempio è suddiviso in 9 parti così da rappresentare le maggiori 9 religioni del mondo. Esso è circondato da altri edifici tra cui la Casa Universale di Giustiza in cui risiedono i 9 principali membri dell’alto consiglio dei Bahai e l’edificio che ospita gli archivi della fede Bahai.

Gli impressionanti giardini che circondano il santuario sono stati inspirati dalla dottrina Bahai seguendone i principali dettami della fede. I giardini ben si inseriscono armoniosamente nell’ambiente circostante del Monte Carmelo. I giardini si estendono su 19 terrazze la più alta della quali contiene i Giardini Persiani dove si trova anche la splendida composizione che riproduce una stella ad 8 punte.

I giardini sono stati progettati in nove cerchi concentrici che danno l’impressione di estendersi dall’esterno al centro del santuario medesimo.

All’interno del giardino si combinano sculture in pietra ed in metallo con fontane,  arbusti ed ampi prati.

Il sentiero principale è circondato in tutta la sua lunghezza da una splendida flora che  ha dato origine ad una piccola riserva naturale e che, inserendosi perfettamente nel panorama della montagna circostante, ha fatto guadagnare a questi giardini l’epiteto di “ottava meraviglia del mondo”.

La bellezza di questi giardini offre ai visitatori una sensazione di incantevole calma durante il giorno, mentre grazie ad una speciale illuminazione il giardino si trasforma di sera in un luogo estremamente romantico.

Altri splendidi giardini circondano più a nord, ad Akko, la tomba di . Baha’u’llah.

Questi giardini sono chiamati I Giardini di Al Bahaja e sono considerati il luogo più santo per gli adepti della fede Bahai.

Gli splendidi e ben curati giardini sono costruiti a forma di un ampio cerchi diviso in 4 segmenti con prati, agrumeti, composizioni geometriche floreali di arte topiaria e fiori.

Haifa: il Tempio Bahai scelto dall’Unesco

29 luglio, 2008

Sono ora undici i siti israeliani prescelti dall’UNESCO come patrimonio irrinunciabile per l’umanità.

A luoghi come il quartiere Bauhaus di Tel Aviv o la città crociata di Akko o agli splendidi siti archeologici di Beth Shean e Masada si aggiunge ora il Tempio Bahai di Haifa.

Il Tempio rappresenta il centro religioso mondiale per oltre gli 8.000.000 adepti della religione Bahai che da tutto il mondo giungono qui in pellegrinaggio; attrae turisti provenienti da tutto il mondo con gli splendidi giardini conclusi nel 2001 con un investimento complessivo di 250 milioni di dollari oltre ai 4 milioni necessari per l’annuale mantenimento.

Come dichiarato da Shaul Tzemach, direttore generale del Ministero del Turismo d’Israele, il riconoscimento internazionale del Tempio e dei Giardini Bahai come sito posto sotto la tutela dell’Unesco riflette “la qualità, l’importanza universale e la diversità della tipologia di turismo offerta dal prodotto israeliano”.

Il Tempio Bahai di Haifa bene dell’Unesco

18 luglio, 2008

Già 11 sono i siti israeliani prescelti dall’Unesco come patrimonio irrinunciabile per l’umanità. A luoghi come il quartiere Bauhaus di Tel Aviv o la città crociata di Akko o ai siti archeologici di Beth Shean e Masada si aggiunte ora il Tempio Bahai di Haifa.

Il Tempio, che con i suoi giardini rappresenta il centro religioso mondiale per oltre gli 8.000.000 di adepti della religione Bahai che da tutto il mondo giungono qui in pellegrinaggio, attrae turisti provenienti da tutto il mondo che giungono per scoprire i giardini conclusi nel 2001 con un investimento complessivo di 250 milioni di dollari oltre ai 4 milioni necessari per l’annuale mantenimento.

Come dichiarato da Shaul Tzemach, direttore generale del Ministero del Turismo d’Israele, il riconoscimento internazionale del Tempio e dei Giardini Bahai come sito posto sotto la tutela dell’Unesco riflette “la qualità, l’importanza universale e la diversità della tipologia di turismo offerta dal prodotto israeliano”.

Elezione della Casa Universale di Giustizia

29 aprile, 2008

Oggi, 29 aprile 2008, circa 1.200 delegati da 153 nazioni eleggono i nove membri della Casa Universale di Giustizia, il consiglio direttivo internazionale della Fede Bahá’í. L’elezione avviene ogni 5 anni al Centro Mondiale Baha’i in Haifa, Israele.Il processo elettorale è lo stesso delle Assemblee Spirituali locali e nazionali: non vi sono candidature, è proibito far propaganda e vengono elette le nove persone che ricevono il maggior numero di voti. Come per le elezioni locali e nazionali, ai votanti viene richiesto di prendere in considerazione solo individui di riconosciuta abilità e capacità spirituale.

 

L’intero processo elettorale è un’espressione potente di ideali democratici. La Casa Universale di Giustizia, pur essendo un’istituzione internazionale, è nondimeno sorprendentemente vicina alla base. L’elezione della Casa Universale di Giustizia si distanzia di soli tre passi dal livello locale: ogni bahá’í adulto è eleggibile e partecipa all’elezione di un delegato di “distretto”; i delegati eleggono a loro volta i membri delle rispettive Assemblee Spirituali Nazionali; e i membri di tutte le Assemblee Spirituali Nazionali del mondo, a loro volta, eleggono la Casa Universale di Giustizia.

CEB alla Fiera Internazionale del Libro

26 aprile, 2008

Fiera Internazionale del Libro a TorinoLa Casa Editrice Baha’ì si presenta puntuale all’appuntamento con la prestigiosa Fiera Internazionale del Libro a Torino al padiglione 3 stand S33.

L’edizione del 2008 della Fiera è dedicata alla Bellezza e il Paese ospite d’onore è l’Israele. Per essere in piena armonia con i temi della Fiera, la Casa Editrice Bahai ha organizzato due incontri speciali dedicati alla Bellezza dei giardini Bahai in Israele e al ventennale della morte del professor Bausani.

Il primo incontro “I saggi di Alessandro Bausani nel ventennale della sua morte” vedrà come oratore principale Julio Savi, autore, fra le altre sue opere, di una biografia del professor Bausani, orientalista noto in tutto il mondo e riconosciuto come uno dei maggiori conoscitori del Corano e delle lingue e religioni orientali.

Il secondo incontro, “Benedetto il Sito ove la Sua lode è stata innalzata: Bellezza e sacralità sul Monte Carmelo”, vedrà come oratore Guido Morisco, che parlerà della nascita della Fede Bahai in Persia, e il responsabile della Conservazione dei beni architettonici del Centro Mondiale Bahà’ì di Haifa: Victor Sobhani. Egli descriverà il progetto delle terrazze dei giardini Bahai ad Haifa, la nascita dell’idea, le ragioni materiali e spirituali dietro le scelte architettoniche e di arredo, e accompagnerà i partecipanti in un percorso di conoscenza delle “Terrazze” unico e irripetibile.

La Casa Editrice Baha’i sarà presente al padiglione 3, stand S33 e due sono gli incontri in calendario:

Sabato 10 maggio – ore 12.30 : “I saggi sulla Fede Bahai di Alessandro Bausani nel ventennale della sua morte” (spazio Autori B, padiglione 2)

Domenica 11 maggio – ore 10.30: “Benedetto il Sito ove la Sua lode è stata innalzata: bellezza e sacralità sul Monte Carmelo” (presso La Pagoda, padiglione 1)

Elezione della Casa Universale di Giustizia

28 marzo, 2008

foto della Casa Universale di Giustizia sul Monte Carmelo (Haifa, Israele)

Fervono i preparativi ad Haifa – la terza città israeliana per numero di abitanti – per accogliere, in Terra Santa, dal 26 di aprile al 2 di maggio del 2008, i membri delle Assemblee Spirituali Nazionali – presenti in tutto il mondo – che dovranno eleggere i nove Fiduciari della Casa Universale di Giustizia, che resteranno in carica per cinque anni: dal 2008 al 2013.

L’elezione si svolgerà presso il Centro della Convenzione internazionale, ad Haifa, sulle pendici del Monte Carmelo.

Sono trascorsi quarantacinque anni dalla elezione della prima Casa Universale di Giustizia: avvenuta nel 1963.

Le elezioni precedenti – quelle del 2003 – si svolsero con l’invio del voto, ad Haifa, per posta, da parte dei membri delle Assemblee Spirituali Nazionali. Questa decisione fu adottata in considerazione della delicata situazione politica che si respirava, in quel momento, nello Stato di Israele: in particolare sulla striscia di Gaza. Un altro elemento di rischio era rappresentato, in quel momento, dall’acuirsi del conflitto mediorientale: a causa dell’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti d’America e delle forze, ad essa, alleate.

Le sessioni plenarie della decima Convenzione internazionale avranno inizio martedì 29 aprile 2008.

L’Ufficio internazionale della Convenzione ha augurato agli oltre 1.500 delegati – con discreto anticipo rispetto all’evento – di unirsi tra loro, una volta giunti in Terra Santa, in spirito di fraternità, in qualità di “rappresentanti delle oltre 150 comunità bahá’í, che sono stati invitati” a presenziare, a questo momento della vita amministrativa internazionale, in quanto rappresentanti eletti delle diverse Comunità Bahá’í, che sono presenti in tutto il pianeta.

“Lo scopo primario della Convenzione – è stato spiegato nella lettera d’invito, inviata ai delegati – è l’elezione dei membri della Casa Universale di Giustizia, ma saremo lieti – si afferma – di accogliervi prima della Convenzione perché possiate partecipare ad un pellegrinaggio di tre giorni ai Luoghi santi bahá’í nell’area ‘Akká/Haifa”.

Com’è noto, l’elezione della Casa Universale di Giustizia è segreta, si svolge a suffragio universale ed è priva (come ogni elezione Bahá’í) di una qualsivoglia forma di propaganda elettorale. La Casa Universale di Giustizia è una Istituzione infallibile, secondo quanto si evidenzia negli Scritti Sacri – rivelati da Bahá’u’lláh – e dalle Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá.

La Casa Universale di Giustizia rappresenta, dunque, il supremo corpo amministrativo internazionale della Comunità Bahá’í. Essa è una Istituzione divina indicata, in maniera esplicita, da Bahà’u’llàh nel Suo Libro delle Leggi, ovvero nel Kitáb-i-Aqdas. Essa ha potere legislativo su tutti gli argomenti che non sono stati espressamente trattati da Bahà’u’llàh.

Iran: 54 fedeli della religione Bahai condannati a pene detentive (da ICNnwes.com del 30-1-08)

30 gennaio, 2008

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2008-01-30 GERUSALEMME

30/01/2008 Iran: 54 fedeli della religione Bahai condannati a pene detentive da uno a quattro anni con l’accusa di diffondere materiale di propaganda anti-islamica. Quella Bahai è una religione monoteistica nata in Iran nel XIX secolo e che ha la sua sede mondiale a Haifa (nord Israele). Spesso perseguitata nell’islam, in Israele viene liberamente praticata.

Fonte: http://www.icn-news.com/?do=news&id=2526