Una residente di Nunavut riceve encomio per un progetto artistico per giovani

Nunavut-02Beth McKenty, si trasferì nel 1999 a vivere a Iqualuit, nell’Isola di Baffin, un area scarsamente popolata nel nord del Canada, per adempiere ad una promessa che aveva fatto a se stessa 45 anni fa, di dedicare parte della sua vita a tentare di ridurre il suicidio dei giovani. Entro due settimane dal suo arrivo aveva dato vita ad un progetto per aiutare i bambini a costruire una auto stima, esplorando la loro creatività. L’iniziativa che prende il nome di ArticYouth Art, ha coinvolto centinaia di bambini.

Gli sforzi della McKenty sono stati riconosciuti questo mese quando e’ stata scelta assieme a 75 persone di tutto il Canada come beneficiaria del premio “Caring Canadian Awards” per l’anno 2009. Questo premio è stato fondato nel 1996 dal Governatore Generale del Canada e viene consegnato a persone e gruppi, il cui contributo di volontariato, durato molti anni e non retribuito, ha fornito uno straordinario aiuto o cure a persone della loro comunità.

 E’ stato un lungo e spesso sorprendente viaggio, quello percorso dalla McKenty da Snowflake, Manitoba suo luogo nascita a Iquluit, che ha una popolazione di 7200 persone ed e’ capitale del territorio di Nunavut. Ha speso alcuni decenni nel Wisconsin dove ha lavorato come giornalista indipendente, crescendo una famiglia. Ha vissuto anche in Giappone, Cina, Russia ed ha insegnato nell’istituto di educazione superiore a Tsaile nell’Arizona, Stati Uniti.

La Sig.ra McKenty ha detto: “Ero una di sei figli e sono cresciuta in un’azienda agricola. Mio padre aveva la stoffa dei pionieri ed un veterano che ha servito a Vimi Ridge. Mia madre era un’infermiera immigrante dall’Islanda. Siamo cresciuti in una casa con una apertura mentale verso il mondo intero.” Ha poi aggiunto: “Nel 1954, un fratello più giovane si è tolto la vita. Un modo che ho usato per superare quel trauma, fu quello di fare a me stessa una promessa, che qualche giorno avrei fatto qualcosa per cercare di ridurre i suicidi dei giovani.”

Fu il giorno del funerale di suo fratello che senti parlare per la prima volta della Fede Baha’i. Quando apprese del principio di Baha’u’llah sulla unificazione del genere umano, sentì che esso corrispondeva ai valori con cui era cresciuta. Ne e’ seguita una vita di attività Baha’i.

Ha poi precisato: “Ero molto impegnata e gli anni passavano, ma i miei piani contenevano sempre la promessa fatta a mio fratello. Nel 1999 successero due cose simultaneamente. Lessi che la rata di suicidi nella nuova località di Nunavut era ben sette volte la media canadese e nello stesso periodo partecipai alla Convenzione Nazionale a Montreal dove appresi che vi erano delle opportunità di servizio nell’Artico. Ecco che era arrivata la mia occasione.” Entro il mese di ottobre si era trasferita nella Casa Baha’i a Iqualuit, che si trova nella Tundra Artica non molto lontano dal Circolo Artico. Venni con uno scopo. “Venni con uno scopo, ma non avevo un metodo. Io avevo lavorato nel studio artistico per due anni e così portai le mie pitture a Iqualuit. Dopo due settimane che ero arrivata, sentii degli strani rumori e scoprii che due giovani stavano cerando di tirare delle pietre per scavalcare la casa senza riuscirvi.

Aprii la porta e chiesi loro se volevano entrare per una tazza di cioccolata calda.” Siccome stavo dipingendo, chiesi loro se desideravano pitturare a loro volta. Spiegai loro che i colori rosso, giallo e blu si potevano miscelare per ottenere qualsiasi altro colore eccetto il bianco. Erano timidi ma accettarono. Rimasi colpita di come potevano pitturare. Il loro lavoro era cosi’ nordico. La grande eredità degli Inuit era evidente in questi bambini. Ritornarono più tardi portando con se uno o due amici. Così cominciò il mio progetto. “Io non ho mai in realtà addestrato questi giovani. Li ho semplicemente aiutati fornendo loro dello spazio e del buon materiale.

Oltre a pitturare, i giovani si divertivano giocando con premi, pranzi ed occasionalmente feste di compleanno multiple.” Sebbene il progetto fosse localizzato a “Baha’i House, (Casa Baha’i)”, esso era ben distinto dalle riunioni baha’i e veniva fornito come servizio alla comunità. Piano piano si consolido’ un procedimento speciale con il momento dei saluti di benvenuto, seguito dalla preparazione delle tavolozze, pennelli, carta e pittura per ciascun bambino. La Si.ra. McKenty ricorda: “Imparai che era importante dare a ciascun giovane la stessa quantità di materiale, mentre essi osservavano attentamente il loro confezionamento.

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Chiedevo loro sei o sette minuti di silenzio all’inizio di ogni sessione di pittura. Scoprii che parlare disturbava il momento creativo. Spesso, il silenzio continuava per tutto il tempo in cui i giovani artisti erano assorbiti in ciò che stavano creando.” Le sessioni del sabato mattina Gradualmente, venivano sempre più giovani che portavano i loro amici. Ora, durante le sessioni del sabato mattina, partecipano mediamente una ventina di partecipanti da 4 a 14 anni di età. “Oltre alle arti, il progetto produce molti altri benefici.

E’ importante che i bambini facciano amicizia. Un bambino poco popolare con gli altri può produrre qualcosa di inusuale e molto bello. Ciò cambia l’attitudine degli altri nei suoi confronti e la sensazione del bambino di ciò che e’ di valore.” “Non posso dire con certezza che quando diverranno adulti non si tolgieranno la vita, ma so con certezza che vi è una minore probabilità che ciò avvenga se essi sono orgogliosi del loro lavoro, danno e ricevono premi ed imparano qualcosa di più sulle relazioni umane.” “L’esperienza mi dice che ogni essere umano é un artista. Quando riconosciamo ciò, ci aiuta ad informarci sulla nostra stessa anima.”

L’iniziativa Artic Youth Art, si è costantemente allargata comprendendo visite nelle scuole. Con il sostegno di altre persone ed organizzazioni, vengono tenuti laboratori in altri otto distretti a Nunavut fra cui Risolute e Grise Fiord più al Nord. I lavori dei partecipanti sono stati esposti nella sede dell’Assemblea Legislativa, nel museo Sanukkataangit di Iqualuit Nunatta, nel museo di Glenbow a Calgary e nella galleria Marion Scott Inuit Art di Vancouver.

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Quest’estate, a due giovani particolarmente dotati, è stato dato da parte della Ottawa School of Art, un corso individuale di due settimane con visita a gallerie e musei, quale riconoscimento degli otto anni nei quali hanno partecipato con regolarità ai workshop. La Sig.ra Mckenty ha poi detto: “Come Baha’i, la vita è particolarmente intensa. Ho imparato a vedere ogni essere umano letteralmente come una famiglia. La mia speranza è questo diventi parte di ciò che i bambini qui provano, che siamo veramente uniti in ciò che stiamo facendo, che io non sono un’insegnante proveniente da un luogo diverso, ma semplicemente un’amica.” “E’ stato per me incredibile, ritornare due anni fa dal funerale di mio figlio Jack a Los Angeles, rispondere al campanello ed aprire la porta per trovare un gigantesco cestino di orchidee e gigli contenente la nota “…i tuoi amici, gli autisti di taxi di Iqualuit.”

Sebbene il progetto sia mirato ai giovani, esso ha apparentemente raggiunto altri cuori ed il mio stesso cuore continua ad essere educato da questo tremendo privilegio di vivere e lavorare a Iqualuit.”

L’articolo è disponibile nella versione originale con immagini ad alta risoluzione.

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