Iran: gravissime persecuzioni su esponenti della comunità Bahá’í

Da oltre centocinquanta anni la comunità Bahá’í in Iran è perseguitata per il suo credo religioso. La religione dei Bahá’í è basata sul monoteismo e deriva dall’ambiente islamico anche se si basa sul fatto che la verità religiosa sia relativa e non assoluta.Ci sarebbe da fare un lungo discorso sulla fede Bahá’í, ma non è questo il contesto più adatto, ci preme piuttosto segnalare come negli ultimi tempi in Iran il regime dei Mullah abbia intensificato la sua repressione verso gli appartenenti a questa comunità in particolare, ma anche verso altre comunità religiose minoritarie, come quella cristiana ed ebraica.

Dal 14 maggio del 2008 sei dirigenti della Comunità Bahá’í sono stati arrestati e reclusi nel carcere di Evin, senza alcuna possibilità di difesa legale, in un processo che – come rimarcato dal Presidente del Parlamento Europeo, Hans-Gert Pöttering – “non assicura le fondamentali garanzie di uno Stato di diritto, anche perché essi sono stati arrestati esclusivamente a causa del loro credo, mentre il Premio Nobel Shirin Ebadi – evidenzia lo stesso Pöttering – che si era offerta di patrocinarli, è stata minacciata”.

I detenuti a Evin sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rasaie, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Un settimo dirigente, Mahavash Sabet, è in prigione dal mese di marzo del 2008. Essi sono stati incarcerati, dalle autorità iraniane, senza alcuna imputazione specifica e per lungo tempo non hanno avuto la possibilità di rivolgersi ai loro rappresentanti legali.

Il 17 febbraio del 2009, la Presidenza dell’Unione Europea ha espresso la sua profonda preoccupazione per le gravi accuse rivolte contro i sette leader baha’i in Iran, che in questi giorni saranno giudicati dalla magistratura islamica. La presa di posizione – del 17 febbraio scorso – del Presidente Pöttering è stata preceduta un mese prima – il 15 di gennaio – da una risoluzione del Parlamento Europeo nella quale l’Assemblea di Strasburgo rivolge un appello alle autorità iraniane, affinché “si dimostrino all’altezza delle affermazioni del Governo per quanto riguarda il rispetto delle minoranze religiose e liberino immediatamente i leader Baha’i (Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rasaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm) che sono in carcere, unicamente, in ragione della loro fede”.

Sulla questione dei Baha’i in Iran si sono mobilitati – nei primi giorni di febbraio 2009 – 224 intellettuali iraniani che attraverso una “lettera aperta” hanno espresso la loro vergogna per le “trasgressioni e le ingiustizie” perpetrate, nel corso degli anni, nei confronti dei Bahá’í in Iran e promettendo, nel contempo, di non tacere più su ogni sopruso commesso contro di loro, perché venga finalmente rispettata in Iran la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Nel recente passato anche il premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi in un rapporto sulla “violazione sistematica dei diritti dell’uomo in Iran” ha denunciato che i Baha’i sono stati esclusi “dal lavoro e dall’accesso all’università”. Per questo motivo il Premio Nobel per la Pace ha assunto, in molti casi, la difesa dei Bahá’í, ricevendo l’ostilità e l’intimidazione delle autorità iraniane, le quali hanno impedito – il 10 dicembre del 2008 – lo svolgimento, nel suo studio legale, delle celebrazioni del sessantesimo anniversario della nascita della Carta dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite

Dietro le ripetute denunce di Shirin Ebadi, quindici intellettuali francesi hanno redatto – nel luglio del 2008 – un appello per chiedere, all’Iran, di porre fine all’ampia discriminazione compiuta nei confronti dei Bahá’í. Tra questi intellettuali francesi ci sono anche i Premi Nobel: Pierre Gilles De Gennes (Fisica), Claide Cohen-Tannoudji (Fisica) e François Jacob (Medicina).

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato – il 18 dicembre del 2008 – una risoluzione (presentata dal Canada e sponsorizzata da più di quaranta Paesi) che esprime “profonda preoccupazione per le gravi violazioni dei diritti umani” in Iran. Questa “risoluzione” disapprova, in particolare, l’Iran per l’aumentare della discriminazioni compiute, al suo interno, non solo nei confronti dei bahá’í, ma anche dei cristiani, degli ebrei, dei sufi, dei sunniti e delle altre minoranze religiose; oltre che per l’uso della tortura, per l’alta incidenza delle esecuzioni e per la “repressione violenta” perpetrata nei confronti delle donne.

Lo scorso 3 febbraio la nostra organizzazione ha denunciato un ulteriore giro di vite sulle libertà fondamentali da parte del regime iraniano concretizzatosi con l’arresto di Nafiseh Azad, una attivista dei Diritti Umani impegnata nella campagna “un milione di firme” che chiede parità di Diritti tra uomini e donne. Questa ulteriore denuncia che ci è pervenuta dalla comunità Bahá’í in Italia, non fa altro che confermare come il regime dei Mullah stia sistematicamente violando tutti i concetti di Diritti Umani, perseguitando le minoranze religiose, le donne e tutti coloro che in qualche modo rivendicano più Diritti.

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Una Risposta to “Iran: gravissime persecuzioni su esponenti della comunità Bahá’í”

  1. giornata dei diritti baha’i « La Fede Baha’i in Italia Says:

    […] bahá’í. La data ha un significato, perché il processo dei sette dirigenti bahá’í iraniani, arrestati nella primavera del 2008, è previsto per l’11 luglio 2009, a cura del Ramo 28 del Tribunale […]

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