l’intolleranza religiosa nel mondo

Pubblicato negli Stati Uniti il Rapporto annuale sulla libertà religiosa

di padre John Flynn, L.C.

ROMA, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Molte persone continuano ad essere vittime della persecuzioni religiose, secondo quanto afferma il rapporto annuale del Dipartimento di Stato USA sulla libertà religiosa internazionale. Il 19 settembre il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha presentato al pubblico il documento “2008 Annual Report on International Religious Freedom”.

Il Rapporto, che copre il periodo di 12 mesi fino al 30 giugno 2008, ricorda nell’introduzione che questo anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Per gli Stati Uniti si tratta anche del 10° anniversario dell’International Religious Freedom Act, una legge che ha impegnato il Governo ad assicurare una maggiore attenzione al tema della libertà religiosa.

Il documento esce in un momento in cui si parla molto della mancanza di libertà religiosa in alcuni Paesi. Uno di questi è la Cina, dove secondo il Dipartimento di Stato la repressione della libertà religiosa da parte delle autorità si è intensificata in alcune regioni, tra cui quella tibetana e la Regione autonoma dello Xinjiang Uighur.

Il Rapporto osserva inoltre che a Pechino le organizzazioni protestanti non ufficiali hanno subito un aumento delle azioni vessatorie da parte delle autorità governative nel periodo precedente l’avvio dei Giochi olimpici estivi dell’agosto scorso.

Anche i religiosi cattolici “clandestini” sono stati oggetto di repressioni, osserva il testo, in gran parte a motivo della loro dichiarata lealtà al Vaticano. Le autorità di Shanghai hanno inoltre messo in atto misure per impedire ai pellegrini cattolici di visitare il santuario mariano di Sheshan nel mese di maggio.
L’Associazione cattolica patriottica sostiene che le persone che frequentano le sue chiese sono 5,3 milioni, ma secondo il Rapporto si stima che vi siano altre 12 milioni o più di persone che praticano la loro fede nelle chiese cattoliche non ufficiali e che non appartengono a quella governativa.

Preghiere per il Papa

Sebbene i contrasti tra il Governo cinese e il Vaticano continuino a sussistere, soprattutto sulla nomina dei Vescovi, il Rapporto osserva che la distinzione tra l’Associazione cattolica patriottica e la Chiesa cattolica clandestina è diventata sempre meno netta. In alcune chiese cattoliche ufficiali gli ecclesiastici hanno organizzato preghiere per il Papa ed esposto sue immagini.

Le autorità cinesi ostacolano la pratica religiosa anche imponendo restrizioni sui finanziamenti agli ecclesiastici, spiega il Rapporto.

Anche se il Governo ha autorizzato i finanziamenti per la costruzione di nuovi luoghi di culto ufficiali, il numero di templi, chiese e moschee non è sufficiente a fronte della crescita del numero dei fedeli.
Accanto a questo, esiste in generale una grave carenza di ecclesiastici formati, sia per i gruppi ufficiali che per quelli non registrati.

L’India è un altro Paese in cui la persecuzione religiosa ha fatto notizia nelle ultime settimane e su cui il Rapporto del Dipartimento di Stato si sofferma ampiamente.
Alcuni Governi statali della Federazione indiana hanno messo in atto e ampliato leggi “anticonversione”, e le forze dell’ordine spesso non sono intervenute con la tempestività e l’efficacia necessarie per contrastare gli attacchi delle comunità locali anche contro le minoranze religiose.

Estremisti

Secondo il Rapporto, la grande maggioranza delle persone appartenenti ai gruppi religiosi presenti in India convive in modo pacifico. Allo stesso tempo, tuttavia, si sono verificati episodi di forte contrasto.
In aggiunta, sebbene l’ordinamento giuridico generalmente preveda sanzioni contro le violazioni della libertà religiosa, in molti casi di violenze a sfondo religioso esso non è stato attuato con sufficiente rigore ed efficacia.

Di conseguenza, nonostante l’impegno del Governo per promuovere l’armonia nelle comunità locali, alcuni gruppi di estremisti hanno continuato a considerare l’inefficacia delle azioni investigative e giudiziarie – soprattutto a livello statale e locale – un segnale di impunità nei confronti di attacchi e violenze contro le minoranze religiose, osserva il Rapporto.

Durante le scorse vacanze di Natale, gli estremisti indù hanno aggredito cristiani e chiese nel distretto di Kandhamal. Circa 100 chiese e istituzioni cristiane sono state danneggiate, 700 case di cristiani sono state distrutte costringendo gli abitanti ad abbandonare i villaggi e a rifugiarsi nelle foreste e 22 attività economiche di cristiani sono state colpite.

Il Rapporto osserva inoltre che, secondo alcune organizzazioni non governative, la violenza contro le minoranze religiose nelle comunità locali fa parte di una strategia nazionalista indù ed è da mettere in relazione con lo svolgimento delle elezioni politiche statali.

Secondo il censimento ufficiale del 2001, gli indù costituiscono l’80,5% della popolazione, i musulmani il 13,4%, i cristiani il 2,3%, i sikh l’1,8% e gli appartenenti ad altri credo – tra cui buddisti, giainisti, parsi (zoroastriani), ebrei e bahai – l’1,1%.

Il Rapporto afferma che le autorità locali hanno arrestato numerosi cristiani, in forza delle leggi “anticonversione” di livello statale, per presunte azioni di conversione con la forza, l’inganno o la frode.
Le organizzazioni nazionaliste indù hanno spesso sostenuto che i missionari cristiani avrebbero adescato le caste indù più basse con offerte di istruzione e cure sanitarie gratuite, equiparando tali azioni a delle conversioni forzate.

La risposta dei cristiani è che queste persone si sono convertite di propria volontà e che invece erano i tentativi degli induisti di “riconvertirle” ad essere accompagnati da offerte di remunerazione e pertanto fraudolenti.

Qualche miglioramento

Anche il Vietnam è stato oggetto di recenti notizie stampa in cui sono stati sottolineati i problemi legati alla scarsa libertà religiosa.
Tuttavia, secondo il Rapporto del Dipartimento di Stato, il rispetto della libertà e della pratica religiosa sarebbe migliorato nel corso dell’ultimo anno.

Secondo il Dipartimento di Stato, la Chiesa cattolica, le congregazioni protestanti e altri gruppi religiosi minori hanno affermato che la loro possibilità di riunirsi e rendere culto è migliorata. La Chiesa cattolica ha inoltre osservato che il Governo ha approvato l’istituzione di un ulteriore seminario cattolico.
Il Rapporto riporta stime secondo cui più della metà della popolazione sarebbe, almeno nominalmente, buddista. La Chiesa cattolica ammonta all’8%-10% della popolazione, per circa 8 milioni di cattolici nel Paese, nonostante i dati ufficiali parlino di 5,9 milioni.

La Chiesa cattolica possiede 7 seminari, con più di 1.000 studenti iscritti, oltre ad un nuovo programma speciale di formazione dei seminaristi meno giovani. Tuttavia, secondo il Rapporto, gli studenti devono essere approvati dalle autorità locali, che danno il loro avallo anche prima dell’ordinazione sacerdotale.

La Chiesa, aggiunge il Rapporto, ritiene comunque che il numero degli studenti che arrivano all’ordinazione rimanga insufficiente rispetto alla crescente popolazione cattolica e ha indicato di voler aprire altri seminari per poter offrire maggiori possibilità di iscrizione.
Permangono le restrizioni

Negli ultimi giorni sono apparse diverse notizie sui contrasti tra la Chiesa cattolica e il Governo vietnamita sulle proprietà confiscate dalle autorità, situazione che ha indotto la Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale ad intervenire.

In un comunicato stampa del 24 settembre, la Commissione ha affermato che “con il dovuto rispetto, si trova in disaccordo con la decisione presa dal Dipartimento di Stato nel 2006 di rimuovere il Vietnam dalla lista dei ‘Paesi di particolare preoccupazione'”.

“Il Vietnam continua a dimostrare un preoccupante disprezzo dei diritti umani fondamentali, con violenze perpetrate dalla polizia contro manifestazioni pacifiche nei pressi delle proprietà precedentemente possedute dalla Chiesa cattolica in Vietnam e prolungate detenzioni e arresti domiciliari di numerosi fautori della libertà religiosa”, si afferma nel comunicato stampa.

La Commissione ha riferito degli arresti e della forza fisica esercitata dalla polizia nei confronti dei partecipanti alle pacifiche manifestazioni organizzate dai cattolici in protesta per le confische subite dalla Chiesa.

“La Commissione auspica che il Vietnam venga nuovamente designato come uno dei peggiori Paesi in quanto a rispetto della libertà religiosa, per le sue sistematiche e gravi violazioni della libertà religiosa e degli altri diritti umani”, conclude il comunicato.

Mentre il Cardinale Oswald Gracias, dell’India, ha ripetuto la settimana scorsa che “la libertà religiosa è la prima delle libertà”, i recenti episodi di persecuzione rappresentano un concreto ammonimento circa la necessità di mantenere alta la pressione sui Governi perché assicurino la libertà di religione.

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