In ricordo di Enzo Stancati

Enzo Stancati è vivo nei nostri cuori. E lo rimarrà per sempre, perché un’anima fedele, pura e sincera, come la sua, è un soffio sottile, un alito vitale, uno spirito leggerissimo, che permarrà di continuo tra di noi e che si agiterà, da qui all’Eternità, nel Cielo della divina Concordia e nell’Oceano dell’umana Sapienza.

Enzo Stancati – vogliamo rimarcarlo – è vivo nei nostri cuori per il suo sorriso e per i suoi occhi grandi, lucidi, azzurri, pieni di vitalità e di tanta gioia di vivere.

Nelle ore che hanno preceduto il suo trapasso, Enzo ha trovato, pian piano, la forza per comprendere la natura e le motivazioni del passaggio spirituale che lo attendeva, da questo agli altri Mondi di Dio. A un amico, a lui molto vicino, ha ripetuto in maniera insistente, in uno di questi momenti: “Sono sereno! Sono sereno! Sia fatta la volontà di Dio!”.

 

Enzo Stancati resterà vivo, per sempre, nei nostri cuori quale raffinato intellettuale, quale finissimo uomo di cultura e quale storico e educatore, fuori dal comune. Fanno epoca in tal senso – permetteci di dire – i suoi studi e le sue ricerche: a partire, innanzitutto, da una dettagliata storia urbanistica della città di Cosenza, che resterà – senz’altro – negli annali della buona cultura cosentina. Così come resterà indelebile nel nostro patrimonio di umane conoscenze, il suo saggio sulla Comunità Valdese di Calabria: che Enzo stancati ha tanto amato, condividendo – con essa – molte, belle ed interessanti, esperienze culturali.

Molto succintamente ci piace adesso ricordare il suo impegno nella scuola. In particolare, abbiamo presente – dentro di noi – la sua maniera di dialogare, di interagire e di porsi con i suoi allievi: i quali gli riconoscevano un livello intellettuale fuori dal comune e lo rispettavano per quello che era. Tra di loro – tra gli studenti ed Enzo Stancati – c’era un rapporto di grande intimità culturale e di confidenza umana, che passava dalle lezioni in classe, fino alle attività formative svolte in ambito parascolastico.

Negli ultimi anni della sua esistenza terrena ha realizzato un piccolo notiziario, da lui stesso diffuso on line (intitolato “Chi’ mi cunti”) che si prefiggeva di portare insieme ai tanti contenuti (di natura morale, filosofica, collettiva e spirituale) anche tanta allegria, smisurata gioia ed enorme spensieratezza, in chi lo leggeva.

Non possiamo non aggiungere, a questo nostro ricordo di Enzo Stancati, qualcosa in più, sulla sua scelta religiosa. Ha accettato con grande convinzione e con grande amore – ventisei anni fa – la Fede Bahá’í: che ha servito in vari comitati, agenzie e bracci amministrativi della Comunità.

È stato tra i soci fondatori prima dell’Associazione Scrittori Bahá’í evolutasi nell’Associazione Studi Bahá’í che porta il nome di Alessandro Bausani: di un intellettuale e di un orientalista, di fama internazionale, cui Enzo era intellettualmente molto legato.

Uno dei doni che possedeva Enzo Stancati nei suoi rapporti con la comunità bahá’í, era quello di saper rispettare, ognuno dei suoi compagni di Fede, per quello che sono, senza fare alcuna distinzione. E poi, rispettava le decisioni assunte dalle Istituzioni della Fede; rispettava i processi indicati dalla Casa Universale di Giustizia (il massimo organo internazionale/amministrativo bahá’í) e infine, ma non in ultimo, rispettava (come pochi altri) gli studiosi della comunità bahá’í nella piena consapevolezza che dai loro amabili nervi scoperti (aperti in ogni caso al dialogo e alla consultazione) scaturiranno concreti e sorprendenti sviluppi del Modello di partecipazione collettiva indicato da Bahá’u’lláh: ovverosia dal Rivelatore della Fede Universale Bahá’í.

Per anni, Enzo Stancati, ha fatto parte dell’Associazione Táhirih per le pari opportunità editoriale di “Opinioni Bahá’í”; è stato assistente del Consiglio Ausiliare per la Propagazione della Fede; è stato ripetutamente membro di Assemblea Spirituale Locale; addetto stampa dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia e ha fatto, parte del Comitato Pubbliche Relazioni per il Sud e del Comitato per la Pace. Enzo Stancati è stato, inoltre, fautore, insieme con tutto il Comitato Relazioni per il Sud, della prima manifestazione nazionale (del 1984) dedicata alla promozione dello spirito creativo in rapporto alla Fede religiosa, attraverso l’attività denominata “I Bahá’í per l’Arte”. Quale componente, invece, del Comitato per la Pace ha seguito la realizzazione della Scuola Estiva dei Bahá’í d’Italia di Acireale (del 1986) che vide la partecipazione della moglie di Shoghi Effendi: della Mano della Causa di Dio, Amatu’l Bahá Rùhíyyíh Khánum. Di Enzo Stancati fu l’ideazione (con pochi altri amici) dello slogan, di quella stessa manifestazione siciliana, che esaltava i valori della non violenza, a partire dal “cuore monoteista” del pianeta: “Dal Mediterraneo al mondo: i Bahá’í per la Pace”. Straordinario è il video che ha realizzato (con pochi mezzi tecnici a disposizione e con la collaborazione di alcuni amici) sulla Figura di Bahá’u’lláh. Sorprendente e assai interessante è, inoltre, il suo volume di storia della Religione (intitolato “Monoteismi a confronto”) in cui sviscera il senso della progressività religiosa, che non ha nulla a che fare con le recenti teorie del relativismo della Verità.

Splendidi sono, inoltre, gli otto testi teatrali, d’ispirazione bahá’í, che Enzo Stancati ha realizzato intorno ad alcune figure storiche, compresi fatti e avvenimenti, della storia bahá’í. Tra i personaggi da lui messi in scena: Táhirih, Nabil, Badí, Mirzá Mihdí e Fred Mortensen (un credente americano con il quale condivideva una data: quella di morte per Mortensen e di nascita per il nostro caro Enzo).

Due altri progetti bahá’í sui quali lui ha molto creduto (ma che – per ragioni diverse – non hanno continuato la loro esperienza) sono stati: l’Istituto Nura Parsa per lo sviluppo delle risorse umane nelle aree rurali e il Laboratorio Eirene di studi e azioni mondialistiche per la pace.

Chi ha servito insieme con lui, in queste organizzazioni bahá’í, ricorda Enzo Stancati per la sua capacità creativa di mettere in campo idee su idee, che abbracciavano idealmente l’intera umanità con lo scopo di dare ad essa (all’umanità) una religione monoteista universale, capace di abbattere ogni qualsiasi conflitto (di razza, di religione e di Governo) e di dare corpo – allo stesso tempo – a quel Regno di Dio in Terra, Che ci fu promesso da Gesù e che con Bahá’u’lláh sta prendendo a mano a mano, corpo.

Prima di concludere consentitemi di fare un breve accenno al miracolo cui – Enzo Stancati – ci ha fatto assistere, nel mese di marzo di quest’anno, quando dopo essere entrato in un coma che sembrava essere irreversibile, ha ripreso a vivere e a stare tra di noi, forse per preparare, in tutti suoi dettagli, la sua dipartita.

Prima ha terminato il suo saggio sulla storia della comunità bahá’í in Calabria, poi ha affidato il suo testamento spirituale ai suoi figli, Walter e Mariolino, e poi, ancora, ha scritto una splendida poesia – per il su trentatreesimo anniversario di matrimonio – che rappresenta uno dei più splendidi atti d’amore che un innamorato può indirizzare alla sua amata, specie quando dice, alla sua cara: “Ricordami! …. per la Fede che abbiamo condiviso“.

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