Un programma giovani in una città difficile offre un ingrediente chiave: la speranza

15 settembre 2008

Portici, Italia – Alberto Liccardi, 12 anni, vive nella città di Portici, nel meridione d’Italia e dice di avere dei consigli per gli amici che perdono tempo per la strada.

“Invece di stare a far niente in strada, venite al Centro Bahá’í. Per voi è meglio!” Questa è la sua offerta.

Alberto fa parte di quella manciata di giovani di Portici, una città di 60.000 abitanti appena sotto Napoli, che si è iscritta ad un programma bahá’í per i giovanissimi in funzione in Italia e da altre parti.

In Italia ci sono circa 25 gruppi giovanissimi con più di 130 partecipanti. Tre quarti di loro non appartengono alla comunità bahá’í.

Il programma, studiato per giovani dagli 11 ai 14 anni, ha lo scopo di aiutare i partecipanti a comprendere la loro natura spirituale, il rispetto per se stessi e gli altri e a rendersi utili attraverso il servizio alla società che li circonda.

“Si!” dicono gli organizzatori “il programma può aiutare i ragazzi della strada a non cacciarsi nei guai, ma le mete sono ben più alte di questo.”

Antonella Demonte, la bahá’í responsabile del programma per l’Italia, ci dice che i giovani acquisiscono una comprensione della loro nobiltà di esseri umani tramite la consultazione, progetti di servizio, lo studio di alcuni testi, i giuochi e la musica.

“A sua volta i giovanissimi sono aiutati a resistere alle pressioni negative dei loro coetanei, offrendo speranza e un modello di vita di servizio per gli altri.” Afferma.

E continua: “Questo è particolarmente importante là dove la disoccupazione, il crimine, le gravidanze in giovanissima età e altri problemi contribuiscono alla mancanza di speranza fra i giovani. Portici è un’area densamente popolata e presenta problemi economici: è un luogo che sfida chiunque a viverci!”

Così come Alberto, Anna Deluca ha solo 12 ani, ma è abbastanza grande da notare quello che accade fra i suoi coetanei.

“Vivono in situazioni terribili” – dice – ” Sono sempre per strada, litigano, fumano…..vivono come se fossero degli adulti….a 12 anni già vanno anche in altre città, da soli, per andare in discoteca.”

Anna ha cominciato a partecipare al programma bahá’í l’anno scorso e parla di responsabilità e rispetto – due elementi chiave del curriculum.

“I bambini non hanno il senso della responsabilità delle loro azioni” – afferma – “e non rispettano nessuno.”

A Portici gli organizzatori del programma che viene chiamato “Attività per i giovanissimi” – stanno iniziando questo mese a raccogliere le iscrizioni per il nuovo anno e si aspettano che almeno si iscriva almeno una dozzina di giovanissimi, come l’anno scorso.

Altri dettagli

Irene Cucè, una studentessa bahá’í di 21 anni di Verona, ha passato sei mesi a Portici come volontaria per il programma. Lo descrive (vedi video) come un progetto che aiuta i giovani a comprendere le loro qualità spirituali attraverso la consultazione e il servizio alle loro comunità.

“Possiamo vedere i risultati attraverso il programma”- dice -” I giovanissimi si sentono più a loro agio. Avvertono che dalle loro vite possono ricevere qualcosa. Adesso si rispettano fra di loro – lo vedi da come si parlano.”

Ciro Cangiano, 16 anni, ha partecipato al programma per tre anni ed è d’accordo nel dire che esso aiuta i giovani a sviluppare nuovi valori.

“Ho scoperto delle qualità che non sapevo di avere” – dice – “come la pazienza, come il voler aiutare gli altri.”

Concetta Rosetti, la cui figlia dodicenne, Carla, partecipa al programma bahá’í, sembra essere egualmente entusiasta.

“Penso che mia figlia sia diventata più di aiuto rispetto a prima. E’ sempre stata insicura, ma da quando va al Centro Bahá’í, si è aperta di più agli altri ed ha maggiore fiducia in sé.”, ci ha detto la signora Rosetti.

Spera che ciò che sua figlia impara nel corso del programma l’aiuti a farsi strada nel mondo.

“Esistono tante difficoltà a trovare un lavoro e sfortunatamente Portici non offre grandi opportunità per il futuro nei nostri bambini.” Ci dice.

Ivana Carluccio, 32 anni, bahá’í di Portici, sostiene attivamente il programma che secondo lei affronta le cause della disperazione focalizzandosi sulle qualità spirituali positive presenti in ogni persona e sui talenti che ognuno ha da offrire agli altri.

“Quando lavori per questo progetto, comprendi che lo fai perché è l’unica soluzione, il solo modo pratico per aiutare veramente questi giovani.” Dice la signora Carluccio.

Raffaele Olivieri iniziò il programma due anni fa e ci dice che per lui le cose sono veramente cambiate. “Penso che questo progetto dà ai giovani la possibilità di avere una visione maggiormente positiva del loro futuro e di conseguenza la possibilità di cambiare la società.”

Il programma

In genere i gruppi sono piccoli – da 6 a 12 persone – per dare ampia possibilità a ogni persona di partecipare, soprattutto alla discussione. A Portici i 12 giovanissimi che si sono iscritti l’anno scorso, sono stati divisi in due gruppi più piccoli per organizzare le loro riunioni che si tenevano al Centro Bahá’í ogni mercoledì.

Ogni gruppo è guidato un animatore appositamente formato. Spesso ha soli pochi anni più dei partecipanti. La relazione fra l’animatore e i membri del gruppo è un elemento chiave, dice Caroline Custer, una bahá’í che ha esperienza nel programma.

“Si stabilisce una relazione speciale”-dice-“che si genera dalla maniera in cui gli animatori comprendono le uniche potenzialità e capacità dei giovani”.

“Anche l’atmosfera dell’incontro è unica”-continua-“non è come una classe scolastica, ma non è neanche un incontro informale di amici. Gli incontri sono gioiosi ma nel contempo seri.”

“Un altro aspetto meraviglioso del programma è il modo in cui gli aspetti materiale, intellettuale e eccellenza spirituale, sono tutti presentati come scopi importanti e sono integrati nelle attività dei giovanissimi.”

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