Mentre l’Unesco dichiara i luoghi sacri dei bahá’í patrimonio mondiale dell’umanità in Iran aumentano le persecuzioni

PARIGI – I bahá’í , adepti di una religione monoteista perseguitata in Iran, hanno vinto una lunga battaglia: i loro due luoghi sacri che si trovano in Israele sono stati iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Il comitato ad hoc ha ritenuto che i due siti abbiano «un valore universale eccezionale».

Si tratta di luoghi di pellegrinaggio circondati da giardini, con le tombe dei fondatori della fede bahá’í , Bahá’u’lláh e il Báb . Il primo è nel nord di Israele nei pressi di San Giovanni d’Acri, città già iscritta nel patrimonio mondiale, il secondo si trova sulle pendici del monte Carmelo ad Haifa. Cipressi, olivi, gelsomini, cascate e fontane, edifici che mescolano armoniosamente l’architettura orientale e occidentale, ne fanno meta non solo dei fedeli ma anche di turisti.

La tomba di Bahá’u’lláh ha per i bahá’í lo stesso valore del muro di Gerusalemme per gli ebrei e della Kaaba alla Mecca per i musulmani.
La religione bahá’í fu fondata a metà del 1800 in Persia. Bahá’u’lláh venne mandato in esilio a San Giovanni d’Acri che all’epoca faceva parte dell’impero ottomano e vi morì nel 1892.

Il Báb fu giustiziato in Iran nel 1850, e centinaia dei seguaci trucidati e i suoi resti vennero successivamente trasferiti ad Haifa. 
Oggi i bahá’í sono oltre sei milioni, rappresentanti 2100 gruppi etnici, razze e tribù in 233 paesi. In Italia sono circa tremila. Secondo gli scritti di Bahá’u’lláh, esiste un solo Dio, un solo genere umano, e tutte le religioni sono stadi della rivelazione della volontà e dei progetti di Dio per l’umanità: perciò tutti i popoli devono essere uniti in una società globale pacifica e integrata, facendo crollare tutte le barriere di razza, credo, classe, fede e patria.

La religione bahá’í non prevede gerarchie ecclesiastiche, promuove la giustizia sociale e predica tra l’altro la totale parità tra uomo e donna, ed è messa al bando in Iran, dove decine di seguaci sono stati incarcerati, perseguitati e molti hanno perso la vita. 
È di qualche giorno fa un appello di sei premi Nobel al regime degli ayatollah per la liberazione immediata di alcuni bahá’í.

Albert Lincoln, Segretario generale della Comunità Internazionale Bahá’í con sede a Haifa

Anche in altri paesi musulmani i bahá’í non sono visti di buon occhio, ma sono generalmente più o meno tollerati. 
Secondo Albert Lincoln, Segretario generale della Comunità Internazionale Bahá’í con sede a Haifa, il recente arresto in Iran di alcuni leader Bahá’í non è che l’ultimo di una serie di incidenti a carattere persecutorio che sono andati crescendo dall’inizio del 2008.

“L’ultimo fatto è solo la cresta dell’onda – afferma Lincoln – non è che la punta dell’iceberg”.
Lincoln dice che negli ultimi mesi si sono registrati numerosi incidenti – roghi dolosi, intimidazioni, sequestri di persona, pestaggi – ai danni della comunità Bahá’í che, in Iran, conta circa trecentomila persone. “Case e negozi sono stati bruciati o abbattuti coi bulldozer, le persone vengono picchiate e rapite, i cimiteri Bahá’í vengono arati, e membri della comunità Bahá’í , che per decenni hanno lavorato alle dipendenze dello Stato iraniano ed ora sono in pensione, si vedono chiedere la restituzione della pensione che hanno ricevuto.

Adesso c’è stato quest’ultimo incidente, l’imprigionamento di sette nostri esponenti che rappresentavano la principale fonte di notizie su quanto va accadendo laggiù. A quanto pare, i funzionari iraniani non vogliono che si venga a sapere della persecuzione in atto”. 
Anche il Dipartimento di Stato Usa ha condannato l’arresto dei sei leader della comunità Baha’i iraniana – Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, e la perdurante detenzione di un settimo esponente, la signora Mahvash Sabet.


I Bahá’í sono perseguitati in Iran per via della loro fede in Mirza Husayn Ali (1817-1892), considerato profeta, e noto come Bahá’u’lláh (in arabo, “Gloria di Dio“). Questa concezione religiosa, originata per giunta in un paese storicamente profondamente islamizzato, è considerata blasfema ed inaccettabile dall’Islam. Ed è inoltre ritenuta pesantemente offensiva nei confronti del Profeta Maometto. Infine le autorità iraniane ritengono i Bahá’í esplicitamente sionisti.

Il centro mondiale dei Bahá’í si trova adesso a Haifa, vicino alla sua tomba. Secondo il credo Bahá’í, i fedeli non possono nascondere la propria fede, cosa che permette di individuarli facilmente.
Lincoln afferma che uno dei principi cardine della fede Bahá’í è quello di essere leali verso lo Stato di cui si è cittadini. “Sebbene la fede Bahá’í sia contraria a portare armi, il dovere civico fa premio sulla nostra avversione per ogni forma di violenza.

Noi crediamo nell’ordine e nell’ubbidienza, ed è così che si comportano anche i nostri membri in Iran”.
Lincoln ricorda che la comunità Bahá’í patisce da tempo varie forme di persecuzione. Tuttavia, non vi è stato nessun esodo di massa. “Noi incoraggiamo i nostri membri a restare, per garantire una massa critica che protegga se stessa dalla persecuzione – spiega – E poi l’Iran è la culla della nostra fede”.

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