Testimonianze di fedeltà di Abdul-Bahá

Questo libro parla di uomini e donne che cercarono di andare in prigione invece che di fuggirne, perché erano prigionieri di un grande amore. Amavano Bahá’u’lláh, Che il mondo del XIX secolo mise in catene e cercò di far tacere relegandoLo, alla fine, nella roccaforte crociata di ‘Akká.Come l’occhio del ciclone, Egli è il centro di questi racconti, ma vi appare a malapena, rimanendo, come il Custode Lo descrisse, “trascendente nella Sua maestá, sereno, soggiogante, inarrivabilmente glorioso.

Il lettore potrebbe riconoscersi, in queste pagine, nel gioielliere di Baghdád, o in uno degli sguatteri, o nel professore che non riuscí a sopportare l’arroganza dei suoi pari. V’incontrerá mistici, femministe, preti, artigiani, mercanti, principi. Vi troverá anche i giovani occidentali moderni, per esempio nel capitolo sui dervisci.

Perché questa è più che una breve storia dei primi discepoli bahá’í; è, per cosí dire, un libro di prototipi ed è una sorta di testamento di valori sottoscritta e lasciataci in ereditá dall’Esemplare Bahá’í, valori ora derisi, ma indispensabili, se vogliamo che il pianeta sia sicuro per l’umanitá.

Sono racconti semplici e brevi, ma costituiscono un manuale su come vivere e morire.

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