La Sicilia dalle infinite perle

Il libro “la Sicilia dalle infinite perle”, autore il giornalista RAI Rino Cardone, si propone di ripercorrere, in maniera abbastanza sintetica, una serie di fatti, d’episodi, d’avvenimenti e di storie di vita d’alcuni personaggi, che hanno caratterizzato l’esistenza della Comunità Bahá’í in Sicilia negli ultimi cinquant’anni.

Tutto questo dal 1953, anno in cui giunsero nell’isola, provenienti dagli Stati Uniti d’America, i primi credenti di quella nuova Fede religiosa che fu rivelata nell’Ottocento da Bahá’u’lláh (1817-1892) e che da allora in poi è denominata, a livello universale, con il termine di Fede Bahá’í.

Questa novella confessione spirituale sostiene, in particolare, l’unicità di Dio e la progressività storica e religiosa delle Manifestazioni divine da Adamo, Abramo, Krishna, Mosè, Zoroastro, Buddha, Cristo, Mohammad fino al Báb (1819-1850) ed a Bahá’u’lláh. Sono inoltre insiti in questa nuova Fede mondiale i concetti della libera e indipendente ricerca della verità, dell’armonia fra la scienza e la religione, dell’unità politica fra tutte le nazioni, della compattezza morale e civile del genere umano e dell’opportunità di attuare in fretta, nel mondo, un sistema collettivo di pari condizioni fra uomini e donne.

Quaranta anni prima del 1953, anno in cui la Sicilia fu aperta alla Fede Bahá’í, per l’esattezza nel 1912, il figlio di Bahá’u’lláh, ‘Abdu’l-Bahá (1844-1921) attraversò, a bordo del transatlantico Cedric, le acque dello Stretto di Messina. Egli si stava recando, in quell’occasione particolare, negli Stati del nord del continente americano. Osservando l’Etna, ebbe parole di pace, invitando gli esseri umani a smettere i panni logori della guerra e delle ostilità. Guardando, invece, gli edifici distrutti della città di Messina, che era stata rasa al suolo dal terremoto del 1908, ‘Abdu’l-Bahá soffermò la sua angelica attenzione non sulle macerie e sulle rovine, ma sulle luci che venivano da quell’agglomerato urbano, presagendo un gran futuro spirituale per tutta l’isola. Si può affermare pertanto che la Sicilia fu aperta alla Fede Bahá’í attraverso le benedizioni di quello sguardo divino.

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