Le dieci martiri di Shiraz (Iran) a venticinque anni dal loro assassinio

Venticinque anni fa, il 18 giugno del 1983, dieci donne (tre della quali non avevano ancora compiuto vent’anni) furono ingiustamente impiccate a Shiraz.

Per il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran ognuna di queste donne era colpevole di avere accettato un credo religioso, consecutivo all’Islam, che desidera il progresso materiale e spirituale di tutta l’umanità. Parliamo della Fede Bahá’í. In Occidente queste donne sarebbero state onorate per il loro impegno civile nella società, ma non fu lo stesso, invece, in questo Paese mediorientale.

Questi i nomi delle donne portate al patibolo: Mona Mahmudnizdah, Shahin (Shirin) Dalvand, Ruya Ishraqi, Izzat Ishraqi (Janami), Simin Sabiri, Mahshid Nirumand, Zarrin Muqimi-Abyanih, Tahirih Siyavushi, Nusrat Yalda’i e Akhtar Thabit. Il solo crimine di queste donne era – ripetiamo – la loro incrollabile fede in Bahá’u’lláh.

Prima del loro crudele martirio, queste giovani credenti Bahá’í iraniane resistettero, per diversi mesi: ad ogni forma di abuso, alla spietata interrogazione dei loro carcerieri e alla tortura nel tentativo, tanto dei giudici islamici, tanto dei guardiani della rivoluzione, di farle abiurare dal loro convinto credere nella Fede Bahá’í.

Il 18 giugno del 1983 vennero assassinate ad una ad una, con spietata ferocia, costringendo – ognuna di loro – ad assistere all’impiccagione delle altre compagne, fin quando anche l’ultima non morì per mano dei suoi disumani carnefici. In questa maniera, i propri brutali persecutori, speravano di farle apostatare la loro Fede. Ma non ci riuscirono.

L’ultima a morire, per sua esplicita richiesta, fu Mona Mahmudnizdah: una giovane dalla natura spirituale, assai amorevole e calorosa. Ella possedeva una bella voce e – nella vita di tutti i giorni – si distingueva negli studi. A detta di chi la conosceva, s’impegnava costantemente nella sua crescita spirituale e intellettuale; era molto matura per la sua età.

Quando arrivò il momento della sua morte: baciò la corda e si portò, senza alcuna esitazione, il nodo scorsoio intorno al collo.

Mona Mahmudnizdah fu arrestata insieme con il padre, Yad’u’llah Mahmudnizhad: il quale fu impiccato, anche lui, tre mesi prima di lei, il 12 marzo del 1983.

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