Shiraz: sale il bilancio delle vittime

Il bilancio dell’esplosione di ieri sera nella moschea Shohada di Shiraz è salito a 12 morti e 160 feriti. Per il vice ministro dell’Interno per gli affari e la sicurezza Abbas Mohtaj, l’esplosione di ieri sera non è stata provocata da un attentato, come avevano inizialmente dichiarato fonti di polizia citate dai mass media iraniani, ma da un incidente. Potrebbe infatti essersi trattato dell’esplosione di ordigni bellici che recentemente erano stati esposti in quella moschea per commemorare la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988).

Difficile stabilire che si sia trattato di un incidente o di un attentato, anche perché ancora non sono giunte rivendicazioni. Fatto sta che le tensioni etniche e religiose sono ormai evidenti in Iran.

Le minoranze etniche vivono in prevalenza ai confini del Paese: gli arabi sono per lo più nel Khuzestan ricco di petrolio e al confine con il martoriato Iraq, ma ci sono poi i curdi nel Kurdistan e tanti altri gruppi etnici in altre zone del Paese.

Le minoranze religiose riconosciute sono quelle cristiane, ebree e zoroastriane: hanno i loro luoghi di culto e i loro deputati in parlamento. Difficili invece i rapporti con i sunniti che, per esempio, non hanno loro moschee.

E sono tesi, ormai da trent’anni, anche i rapporti con la comunità bahai che pratica una fede sincretica rivelata a metà dell’Ottocento proprio in Iran. Proprio i bahai sono stati recentemente oggetto di un giro di vite nella città di Shiraz, nota per i suoi siti archeologici: a fine gennaio tre bahai erano finiti in carcere, mentre 51 erano stati arrestati con l’accusa di propaganda ma sono stati rilasciati a condizione che frequentino corsi di propaganda islamica (sciita). La loro colpa sarebbe avere aiutato i bisognosi per diffondere il proprio messaggio.

E nella moschea Shohada si riuniscono ogni sabato sera centinaia di giovani dell’associazione Rahpoyan-e Vesal che prende di mira le cosiddette “sette deviate” dell’Islam e in particolare i bahai e i wahhabiti. Una cosa è certa: il nazionalismo dei Pahlavi era riuscito a tenere insieme la popolazione iraniana facendo leva sulla lingua, sulla cultura e sulla storia. Ma lo sciismo, da solo, non può essere il comune denominatore di 70 milioni di iraniani. Soprattutto quando non è garantita la libertà religiosa di tutte le minoranze.

fonte: la stampa

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