Iran, proposta per mettere a morte gli apostati dall’islam

il Velino

Roma, 27 feb (Velino) – La rivoluzione khomeinista si volge agli standard del purismo sunnita, fino a contemplare la pena di morte per chi abbandona l’islam. Come in Pakistan. L’Unione europea ha chiesto all’Iran di abbandonare il progetto di legge, che, per la prima volta nella storia del Paese, introdurrebbe nel codice penale la sentenza capitale per il reato di apostasia. Il testo è in discussione al Parlamento e stabilisce la stessa pena anche per “eresia e stregoneria”. In un comunicato, la presidenza slovena dell’Unione denuncia che il progetto “viola chiaramente gli impegni della Repubblica islamica dell’Iran a rispettare le convenzioni internazionali sui diritti umani”. La Ue si appella alle autorità iraniane, governo e parlamento, “per modificare il disegno di legge”. Il documento spiega poi che in passato la condanna a morte è stata emessa ed eseguita in alcuni casi di apostasia, ma mai era stata inserita nella legislazione del Paese. L’Istituto sulle politiche religiose e pubbliche, con sede a Washington, che ha reso noto giorni fa l’iniziativa, spiega che il testo in esame stabilisce la morte per l’apostata-uomo e il carcere per l’apostata-donna. “In passato, la condanna a morte è stata emessa ed eseguita in alcuni casi di apostasia, ma mai era stata inserita nella legislazione del paese”, ha dichiarato Joseph Grieboski, presidente dell’Istituto sulle Politiche Religiose e Pubbliche, con sede a Washington. Verranno poi individuati due tipi di apostasia: innata o di origine parentale.

Nel primo caso, l’apostata ha genitori musulmani, si dichiara musulmano e da adulto abbandona la sue fede di origine; nel secondo, l’apostata ha genitori non musulmani, diventa musulmano da adulto e poi abbandona la fede. L’articolo 225-7 del progetto di legge stabilisce che “la punizione nel caso di apostasia innata è la morte”, mentre per l’articolo 225-8 “la punizione nel caso parentale è la morte, tuttavia dopo la sentenza finale, per tre giorni il condannato sarà invitato a tornare sulla retta via ed incoraggiato a ritrattare. In caso di rifiuto, la condanna a morte verrà eseguita”. “Questa revisione del codice penale costituisce una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo da parte di un regime che ha oppresso ripetutamente le minoranze, soprattutto quelle religiose”, ha commentato Grieboski, aggiungendo che “si tratta di una minaccia non solo per i Cristiani convertiti dall’Islam, ma anche per le minoranze considerate apostate dalla maggioranza Shiita, come i Baha’i”. L’Iran ha condannato tre seguaci Bahai a quattro anni di carcere per avere leso la sicurezza pubblica facendo propaganda contro il sistema politico e proselitismo alla loro fede, “con il pretesto di aiutare i poveri”, nella meridionale Shiraz. La religione Bahai è stata fondata intorno al 1860 dal nobiluomo persiano Baha’u’llah, autonominatosi nuovo profeta e prosecutore dell’opera di Mosè, Gesù e Maometto. In contrasto quindi con l’affermazione islamica di Maometto ultimo profeta.

I Bahai sono la più grande minoranza religiosa dell’Iran, con circa 300 mila fedeli. La religione Bahai è considerata eretica dalle autorità religiose iraniane ed è vietata e perseguitata dalla rivoluzione islamica del 1979. Da allora oltre 200 seguaci sono stati giustiziati o assassinati, centinaia sono finiti in carcere, decine di migliaia sono stati privati di lavoro, pensione, attività commerciali. Tutte le loro istituzioni sono vietate e luoghi sacri, cimiteri e proprietà sono stati confiscati dal governo o distrutti. Molti Bahai sono stati condannati solo per avere tenuto lezioni di catechismo ai loro bambini. I loro giovani non possono iscriversi all’università, se non si dichiarano “islamici”. Nel luglio 1994 Mehdi Dibaj è stato ucciso dopo aver scontato una pena di nove anni per aver rifiutato di abiurare la sua fede cristiana e ritornare all’islam. La legge iraniana prevede la pena capitale per l’apostasia, l’omicidio, la rapina armata, il traffico di droga. Il religioso sciita Hasan Mohammadi, funzionario del ministero dell’Educazione, ha ammesso che “ogni giorno circa 50 giovani iraniani si convertono in modo segreto al cristianesimo”. I cristiani in Iran sono 360 mila su una popolazione di 65 milioni di abitanti; i cattolici sono 25 mila. Su di loro pende la spada della legge shariaca in discussione.

(Giulio Meotti) 27 feb 2008 16:15

fonte: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=501641

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