Una religione contro i fanatismi

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Né setta, né sincretismo, il bahaismo è una religione indipendente allo stesso titolo dell’islam, del cristianesimo e di altre grandi religioni. Nato in Persia 156 anni fa, ha da sempre predicato la giustizia sociale, la tolleranza e l’uguaglianza dei diritti di uomini e donne. Il bahaismo si diffonde lentamente ma costantemente in tutti i continenti, a dispetto degli attacchi di cui è fatto oggetto, in particolare in tanti paesi musulmani. Al principio degli anni Sessanta contava appena 400.000 adepti, che oggi sono diventati circa sei milioni… e tutto fa pensare che il loro numero andrà aumentando, tanto il messaggio baha’i è attuale.
di William S. Hatcher*

Non si può capire cosa rappresenti la”comunità mondiale baha’i” senza soffermarsi sul contesto della sua comparsa alla metà del secolo scorso. Perché si tratta di un vero fenomeno, al tempo stesso paradossale e misterioso: come è infatti possibile che da un ambiente islamico, sciita e integralista sia nato un movimento progressista, liberale e universale, che è poi riuscito a diffondersi in tutto il mondo con tale rapidità?

Fin dal principio la fede baha’i ha professato una dottrina rivoluzionaria per il suo tempo: richiamando all’uguaglianza dei sessi e alla compatibilità tra scienza e religione, ricordando la relatività della verità (ivi compresa la verità religiosa) e l’unicità assoluta del genere umano. Se i suoi principi rappresentavano una sfida perfino per il liberalismo europeo del XIX secolo, che dire dello choc prodotto nel mondo islamico, allora ripiegato nel suo assolutismo? Tre personaggi hanno guidato quella rivoluzione uscita dall’islam. Il primo si chiamava AlÆ Muhammad ShÆrçzÆ (1819-1850), detto”il Bab” (“la Porta” sottinteso: la porta aperta su una nuova era). Quindi è stata la volta di Mirza Husain Ali (1817-1892), che avrebbe preso il titolo di”Baha’u’llah” (la Gloria di Dio), e dopo di lui il figlio maggiore Abdu’l-Baha (“il Servitore di Dio”, 1844-1921). Tutto comincia nel 1844 nella città persiana di Shiraz. Il Bab dichiara di essere il Mahdi (“Colui che è guidato da Dio”) incarnazione delle attese escatologiche (1) dei musulmani sciiti.

Il suo insegnamento si limita, in un primo tempo, a un circolo di diciotto discepoli. Ma grazie alla diffusione dei suoi scritti, raggiunge un numero sempre più vasto di persone, di tutte le fasce sociali, e finisce per arrivare al grande pubblico. Il processo grottesco contro di lui a Tabriz nel 1848 per”devianza religiosa” a conclusione del quale sarà duramente bastonato non farà che aumentarne la fama.

All’origine, il babismo è percepito dai suoi stessi adepti come una semplice riforma sia pur audace dell’islam. Bisognerà arrivare al 1848 perché si manifesti chiaramente la vera natura delle intenzioni del Bab. Quell’anno gli adepti del capo religioso si riuniscono nel villaggio di Badasht. Il Bab, allora imprigionato nel nord del paese, non può partecipare all’incontro, ma invia messaggi ai suoi discepoli. Una donna, membro del circolo dei diciotto adepti, suscita scandalo. Si tratta della poetessa Tahirih, di Qazvin, della quale si dice che abbia rifiutato di sposare lo scià. La donna già insegna il babismo, varcando così i limiti imposti ai musulmani. Ma a Badasht, con l’appoggio dello stesso Bab, Tahirih andrà ancora più in là: si toglie solennemente il velo in pubblico e afferma che non lo porterà mai più, proclamando al tempo stesso il principio dell’uguaglianza dei sessi e l’alba di un nuovo giorno per l’umanità intera.

Massacri e persecuzioni Quel gesto spettacolare segna una svolta nella storia del movimento. Gli adepti del Bab si dividono. Alcuni lo lasciano, spaventati da tanta audacia, altri scelgono di restare al suo fianco. Questi ultimi sono risoluti e la loro fede è incrollabile. Facendo dello condizione della donna uno degli assi portanti della sua religione il Bab segnala senza ambiguità il suo desiderio di scardinare il quadro tradizionale dell’integralismo islamico.

Le rappresaglie non si faranno attendere. Nei quattro anni successivi all’incontro di Badasht, il Bab e i suoi fedelissimi vengono massacrati in modo atroce dalle autorità religiose e politiche del paese. Il dignitario religioso viene fucilato, Tahirih è strangolata. Ma non cede in punto di morte e afferma che la sua morte, lungi dal mettere fine alla liberazione delle donne nel mondo intero, segnerà invece l’avvio di quel movimento.

Ricordiamo che tutto questo avveniva nella Persia del 1852, vale a dire cinquanta anni prima che in Francia una donna, Marie Curie, fosse nominata per la prima volta professore alla Sorbona.

L’eco di quegli avvenimenti drammatici risuonò fino in Europa, dove attrasse in particolar modo l’attenzione dell’addetto commerciale della legazione francese di Tehran, il conte Joseph-Arthur de Gobineau. Costui fece del babismo uno dei temi principlai del suo libro Les Religions et les philosophies dans l’Asie centrale (1865) (2). Ed è dopo aver letto quel libro che l’orientalista inglese Edward Granville Browne decise di consacrare la sua carriera allo studio del babismo. In una delle sue opere, scritta nel 1891, lo studioso avrebbe scritto a proposito di Tahirih, soprannominata Qurratu’l-Ayn, (“una consolazione per gli occhi”):”La comparsa di una donna come Qurratu’l-Ayn è, in qualunque paese e in qualsiasi epoca, un fenomeno raro, ma in un paese come la Persia, rappresenta un prodigio, ma che dico? Quasi un miracolo […] Se per affermare la sua grandezza quella religione non avesse da rivendicare altro, sarebbe sufficiente l’aver prodotto un’eroina come Qurratu’l-Ayn (3)”.

Quando il movimento appare minacciato di estinzione per la violenza delle persecuzioni, Baha’u’llah ne prende le redini.

Nato nel 1817 da una famiglia nobile di Tehran, aveva rifiutato di seguire la carriera politica alla quale lo aveva destinato il padre. Fattosi adepto del babismo, Baha’u’llah fu uno dei principali attori del famoso incontro di Badasht. Tutta la sua vita è un susseguirsi di persecuzioni. Nel 1853, è mandato in esilio a Baghdad dove resta per dieci anni prima di essere nuovamente bandito, nel 1868, nella città-prigione di San Giovanni d’Acri in Palestina (4).

Nel 1863, alla vigilia della sua partenza forzata da Baghdad per Costantinopoli, Baha’u’llah dichiara di essere”Colui attraverso il quale Dio si manifesterà”, la figura profetica della quale il Bab diceva di preparare la venuta e che avrebbe avuto il compito di completare la sua missione. La grande maggioranza degli adepti finisce per accettare la rivendicazione di Baha’u’llah e il movimento diviene”la fede di Baha’u’llah”, e dunque la fede”baha’i”. A Bagdad, Baha’u’llah comincia a redigere numerosi testi che costituiranno la base essenziale della rivelazione baha’i. Una delle sue prime opere, Il libro della certezza (1853) (5) presenta esplicitamente la concezione baha’i della relatività e del carattere progressivo del fenomeno religioso attraverso la storia. Basandosi su fatti storici e scritti sacri della religione ebraica, cristiana e musulmana, Baha’u’llah offre una nuova interpretazione del vissuto collettivo dell’umanità.

Un’interpretazione che si oppone ad ogni assolutismo e ad ogni integralismo religioso, sotto qualunque forma. Mentre il Bab sembrava attaccare solo l’integralismo islamico, Baha’u’llah si riferisce chiaramente a tutte le religioni stabilite. La fede baha’i è così vissuta come una minaccia non solo per i fondamentalisti musulmani ma per ogni forma di integralismo.

In altri scritti, Baha’u’llah va ancora più in là nei suoi enunciati. Per lui il fanatismo e l’integralismo religioso costituiscono i mali più terribili di cui soffre l’umanità. La logica del capo religioso è imparabile: anche il più meschino dei ladri è alla ricerca del suo interesse personale e si ferma quando ha ottenuto soddisfazione. Viceversa nulla ferma il credente fanatico, convinto di agire con la benedizione divina.

Secondo Baha’u’llah, la religione ha uno scopo pragmatico: intrecciare le fila della vera fraternità fra tutti gli esseri umani. Così come è legittimo giudicare una teoria scientifica dai suoi risultati quantificabili, è legittimo, anzi doveroso sostiene giudicare una religione in funzione della sua capacità di promuovere l’amore e l’unità di tutti gli uomini. La religione non è un fine in sé ma un mezzo e deve rispondere del modo in cui interagisce con la vita. Sempre secondo Baha’u’llah, la religione non deve essere vista né come fede né come ideologia, ma come una relazione autentica tra Dio e l’uomo da una parte e tutti gli esseri umani dall’altra.

Qualunque ideologia, che abbia o meno una base religiosa, è una forma di idolatria, pericolosa perché prima o poi finisce per accordare alle idee un’importanza maggiore di quella che accorda all’uomo.

Anni dopo, Shoghi Effendi, pronipote di Baha’u’llah e interprete designato della fede (6) fa, nel 1931, una presentazione lucida della concezione non ideologica della sua religione:”L’appello di Baha’u’llah è, in primo luogo, diretto contro ogni forma di campanilismo, di chiusura mentale e di pregiudizio. Se ideali a lungo coltivati, istituzioni venerate, certi postulati sociali e certe formule religiose hanno smesso di promuovere il benessere della maggior parte degli uomini, non contribuiscono più ai bisogni di un’umanità in perenne sviluppo, allora è bene che siano scartati e relegati nel dimenticatoio delle dottrine abbandonate e superate […] L’umanità non va messa in croce per preservare l’integrità di una legge o di una dottrina particolare”. La fede baha’i contrappone dunque l’umanesimo a ogni forma di ideologia. Per essa, uccidere è uccidere, che sia in nome di Dio o in nome del proletariato, o di qualche ragione umanitaria. E del resto non è un caso che Baha’u’llah abbia proibito il proselitismo come anche ogni forma di ricorso alla forza per imporre la dottrina baha’i. Per lui sono proprio i crimini commessi in nome di un ideale supremo che rappresentano la contraddizione interna fondamentale della storia dell’umanità.

Tra il 1844, anno della dichiarazione del Bab, e la fine del XIX secolo, la religione baha’i non fa praticamente adepti in Occidente. Bisognerà aspettare i viaggi e le conferenze di Abdu’l-Baha, la terza figura principale di quella fede per assistere a un cambiamento. L’11 agosto 1911, Abdu’l-Baha lascia l’Egitto per Marsiglia e comincia così un periplo di 28 mesi attraverso l’Europa e gli Stati uniti, con tappe, in particolare, a Londra, Parigi e Stoccarda. Dappertutto espone i principi della fede di suo padre. Nella sola Parigi partecipa a più di 51 conferenze e discussioni, per sottolineare l’universalismo e l’umanesimo della religione baha’i e dimostrane il carattere non settario e non ideologico.

Qua e là in Europa cominciano ad emergere piccole comunità baha’i (7). E tuttavia, le ideologie che dominano il secolo rifiutano la fede baha’i e anzi l’attaccano. La religione viene proscritta nella Germania nazista e i baha’i che osano dichiarare apertamente la loro appartenenza religiosa sono trattati allo stesso modo degli altri nemici del nazionalsocialismo. In Russia, la grande comunità baha’i di Ashkabad così come le importanti comunità di Mosca e San Pietroburgo, e altre ancora sono osteggiate dai bolscevichi dopo il 1917. Questi ultimi finiscono per proibire la religione baha’i col pretesto che si tratta di un movimento anti-rivoluzionario (8), come dire che se quella fede condivide alcuni degli ideali umanitari del marxismo, il suo fondamento spirituale e religioso la mette in contrapposizione con le tesi materialiste dei bolscevichi. Malgrado tutti questi ostacoli la religione baha’i progredisce rapidamente, nel corso degli ultimi cinquant’anni i suoi testi sono stati tradotti, almeno in parte, in più di 800 lingue.

Solidamente radicata in più di 235 paesi o regioni del mondo, conta attualmente quasi sei milioni di adepti. Dal 1948, la comunità internazionale baha’i è accreditata alle nazioni Unite come organizzazione non governativa e collabora attivamente con altri movimenti dagli analoghi ideali. Le ultime statistiche (9) rivelano che, dopo il cristianesimo è la religione geograficamente più diffusa nel mondo. La sua diffusione dopo la II guerra mondiale è passata attraverso diverse tappe, le più imprevedibili. La prima grande penetrazione ha avuto luogo in India tra il 1955 e il 1965. Oggi vi si contano più di due milioni di adepti. Analoga crescita si è verificata in alcune regioni dell’Africa, dell’America latina e dell’Oceania (il re attuale delle isole Samoa occidentali professa la fede baha’i). Se in alcuni paesi, in particolare in Brasile, il governo si rallegra ufficialmente dell’apporto della comunità baha’i alla società, nella maggior parte dei paesi musulmani il bahaismo continua ad essere oggetto di una persecuzione tenace e delle più diverse azioni di disturbo. Così per esempio, nell’autunno 1998, il governo iraniano ha chiuso l’università libera fondata dai baha’i di quel paese dopo aver interdetto loro l’accesso alle altre università. Oggi che le grandi ideologie del XX secolo sembrano in via di esaurimento mentre l’integralismo religioso si rivela impraticabile, si può sperare che il XXI sia il secolo di un vero umanesimo non ideologico e non materialista. Se sarà così, allora anche la comunità baha’i vi avrà la sua parte.

note:

* Matematico, filosofo e professore all’università Laval, nel Québec. Autore, in collaborazione con Douglas Martin, di La Foi bahç’Æe, l’émergence d’une religion mondiale, Maison d’éditions bahç’Æes, Bruxelles, 1998.

(1) L’escatologia tratta della finalità dell’uomo e del mondo.
(2) Joseph-Arthur de Gobineau, Les Religions et les philosophies dans l’Asie centrale, Didier, Paris, 1865; 3a edizione, Ernest le Roux, Paris, 1900.
(3) Edward G. Browne, A Traveller’s Narrative of the Bçb, Amsterdam, Philo Press, 1975 (ristampa della versione originale di Cambridge, 1891). Traduzione francese tratta da Nabil-I-Azam, La Chronique de NabÆl, Maison d’éditions bahç’Æes, Bruxelles, 1986.
(4) Per via di quell’ultimo esilio di Baha’u’llah, il centro spirituale e amministrativo della fede baha’i è sorto sul monte Carmelo ad Haifa, vicino a San Giovanni d’Acri, in Israele, dove si trova tuttora.
(5) Baha’u’llah, Le Livre de la certitude, traduzione francese di Hippolyte Dreyfus, Presses universitaires de France, Paris, 1987.
(6) Morendo, nel 1892, Baha’u’llah designò suo legittimo successore il figlio maggiore Abdu’l-Baha come il”Centro” della sua”alleanza” con i suoi adepti, titolo che conferiva a Abdu’l-Baha tutta l’autorità spirituale e amministrativa. A sua volta Abdu’l-Baha avrebbe dovuto designare suo successore il pronipote, Shoghi Effendi. Quest’ultimo ha guidato la comunità baha’i dal 1921 fino alla sua morte, nel 1957. La comunità mondiale baha’i è attualmente amministrata dalla Maison universelle de justice, un consiglio di nove persone eletto ogni cinque anni. Per maggiori dettagli cfr. William Hatcher e Douglas Martin, La Foi baha’ie, l’émergence d’une religion mondiale, Maison d’éditions baha’ies, Bruxelles, 1998. E l’Encyclopédie philosophique universelle, vol. III, Presses Universitaires de France, Paris, 1992.
(7) Parigi è stata il crogiolo del messaggio baha’i in Europa.
Fu lì in effetti che nel 1890, una giovane americana residente in Francia, May Bolles, fondò la prima comunità baha’i del vecchio continente.
(8) La comunità baha’i oltrepassò ben presto la frontiera irano-russa per stabilirsi nella città di Ashkabad (capitale del Turkmenistan) dove nel 1902 fu costruito il primo tempio baha’i. Il primo atto ufficiale della persecuzione cui fu sottoposto il baha’ismo risale al 1928 quando le autorità sovietiche confiscarono quel tempio. Nel coro dei dieci anni successivi si assiste allo smantellamento progressivo e completo di tutte le comunità baha’i in Unione Sovietica. Per approfondire questo aspetto cfr. Graham Hassall,”Notes on the BçbÆ and Bahç’Æ Religions in Russia and its Territories”, La Revue des études bahç’Æes, vol. 5, no. 3, 1993.
(9) Encyclopaedia Britannica, 1998 Book of the Year, Chicago, 1998.
(Traduzione di M.B.)

fonte: http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Luglio-1999/9907lm21.01.html

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